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Ad un passo dalla felicità: è legge il divorzio breve

La domanda di divorzio, sia giudiziale che congiunta, ha un percorso più celere se la separazione è consensuale

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    In un momento storico, quale quello attuale, in cui, riecheggiando il titolo di una brillante commedia americana di qualche anno fa (“L’amore non va in vacanza” di Nancy Meyers), verrebbe da dire “L’amore va in vacanza”, nella maggioranza dei casi con un biglietto di sola andata, interviene il legislatore in aiuto dei coniugi decisi a riconquistare la perduta felicità.

    Dopo un lungo dibattito durato ben dodici anni, la Camera dei Deputati, nella seduta del 22 aprile, con 398 sì, 28 no e 6 astenuti, ha definitivamente approvato la proposta di legge C. 831 relativa al c.d. “divorzio breve”. L’iter legislativo si concluderà con la pubblicazione del testo di legge sulla Gazzetta Ufficiale.

     

    La nuova disciplina, composta da tre articoli, incide sul tempo di separazione tra i coniugi ai fini del divorzio ed anticipa il momento dello scioglimento della comunione dei beni tra i coniugi.

    Le disposizioni di legge interessate dalla riforma sono l’art. 3 della legge sul divorzio (L. n. 898/1970) e l’art. 191 del codice civile.

     

    Nello specifico, con riferimento al periodo di separazione ininterrotta, vengono ridotti i tempi che devono intercorrere fra quest’ultima e la richiesta per ottenere il divorzio (art. 3 legge sul divorzio): si passa dagli attuali tre anni a dodici mesi, in caso di separazione giudiziale (quando il divorzio viene chiesto da uno dei due coniugi), e a sei mesi nell’ipotesi di separazione consensuale o di separazione giudiziale trasformata, su accordo delle parti, in consensuale, decorrenti dalla data di comparizione dei coniugi innanzi al presidente del tribunale per l’udienza di separazione.

    La domanda di divorzio, sia giudiziale che congiunta, ha, quindi, un percorso più celere se la separazione è consensuale.

    Le nuove disposizioni si applicano anche in presenza di figli minori o maggiorenni non autosufficienti.

     

    Quanto al regime patrimoniale dei coniugi, sono state introdotte delle novità in materia di scioglimento della comunione legale.

    La disciplina ante riforma prevede lo scioglimento della comunione legale solo al momento del passaggio in giudicato della sentenza di separazione giudiziale ovvero dell’omologa delle condizioni di separazione consensuale ad opera del tribunale, senza efficacia retroattiva.

    La normativa appena approvata, anticipando il momento dello scioglimento della comunione dei beni tra i coniugi, stabilisce che la comunione legale si scioglie, nel caso di separazione giudiziale, nel momento in cui il presidente del tribunale autorizza i coniugi a vivere separati (cioè all’udienza di comparizione), ovvero, nel caso di separazione consensuale, alla data di sottoscrizione del processo verbale di separazione dinanzi al presidente, purchè omologato (art. 191 c.c.).

    Si vuole, in tal modo, evitare che gli effetti patrimoniali della comunione legale continuino a prodursi nonostante i coniugi abbiano interrotto la convivenza.

    E’ previsto, inoltre, che l’ordinanza, per mezzo della quale i coniugi sono autorizzati a vivere separati, debba essere comunicata all’ufficiale dello stato civile, ai fini dell’annotazione dello scioglimento della comunione.

     

    Le nuove disposizioni incidono sui procedimenti in corso alla data di entrata in vigore delle medesime, anche nei casi in cui il procedimento di separazione, che ne costituisce il presupposto, risulti ancora pendente alla stessa data.

    Avvocato Patrizia Barbieri

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