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Il “contributo allo scavo” quale indennizzo non è dovuto. E- distribuzione vince al Tar contro il Comune

La società di distribuzione aveva impugnato una parte del regolamento comunale in materia

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Vince E-Distribuzione S.p.a. contro il Comune di Catanzaro e ottiene l’annullamento della deliberazione del Consiglio comunale di Catanzaro del 10 giugno 2020, 72, con cui è stato approvato il nuovo regolamento comunale sulla manomissione del sottosuolo e per il rilascio delle relative autorizzazioni, nella parte in cui, all’art. 20, subordina il rilascio dell’autorizzazione allo scavo ad un contributo allo scavo da valere quale indennizzo per le spese di sopralluogo, istruttoria, “ristoro per il danneggiamento della proprietà e per il disagio causato alla gestione della rete viaria (…); della concessione per l’occupazione di spazio pubblico per l’esecuzione di lavori di scavo del 28 gennaio 2021, n. 10/1, rilasciata ad E-Distribuzione S.p.a., nella parte in cui impone che “il Settore Gestione del Territorio avrà cura di richiedere le somme stabilite dal nuovo regolamento manomissione del sottosuolo (…)

FATTO e DIRITTO

E-Distribuzione S.p.a. aveva impugnato il regolamento approvato dal Comune di Catanzaro in materia di esecuzione di opere che richiedono interventi di manomissione del suolo e sottosuolo pubblico, nella parte in cui, all’art. 20, prevede a carico di richieda l’autorizzazione il pagamento di un “contributo allo scavo, da valere quale indennizzo per le spese di sopralluogo, istruttoria, ristoro per il deterioramento della proprietà e per il disagio causato alla gestione della rete viaria”. Contestualmente E- distribuzione ha impugnato  la concessione per l’occupazione di suolo pubblico, allo scopo di eseguire scavi, nelle vie Fiume Busento e Fiume Savuto, nella parte in cui – facendo applicazione di detto regolamento, impone che “il Settore Gestione del Territorio avrà cura di richiedere le somme stabilite dal nuovo regolamento manomissione del sottosuolo (…).

Secondo la tesi sostenuta dalla società  la pretesa dell’amministrazione, qualificabile come pretesa tributaria o comunque quale prestazione patrimoniale imposta, è nulla per difetto assoluto di attribuzione, violi gli artt. 23 e 41 Cost., nonché l’art. 2041 c.c., e comunque non trovi copertura in alcuna previsione legislativa.

Esse, senza creare obblighi o mutamenti giuridici direttamente riferiti alla sfera patrimoniale di soggetti determinati, definiscono, in linea generale e astratta, i presupposti e i contenuti delle future ed eventuali obbligazioni pecuniarie poste a carico dei soggetti che intendano ottenere l’autorizzazione per effettuare escavazioni nelle strade comunali.

La valutazione della condotta lesiva da parte dei giudici amministrativi

Nel caso di specie, il provvedimento in cui,  emerge la lesione per gli interessi della società ricorrente è la concessione impugnata da E-Distribuzione S.p.a., che ricollega – appunto – all’occupazione del suolo pubblico il pagamento del contributo contestato.

Nel merito, la fondatezza del ricorso trova riscontro nella giurisprudenza amministrativa ormai consolidata, cui pure è stato fatto riferimento nel ricorso.

 In vicende contenziose sovrapponibili , infatti, si è chiarito  che, anche se si convenisse con l’affermazione della natura non tributaria della prestazione, quindi si prescindesse dalla dedotta violazione dell’art. 23 della Cost., la pretesa di indennizzo sarebbe comunque qualificabile come prestazione patrimoniale imposta, dal momento che gli obblighi pecuniari contestati derivano non già da un titolo civilistico, bensì da una determinazione adottata unilateralmente dall’amministrazione, perciò illegittima.

Risulta dunque evidente il contrasto con la normativa speciale in materia di prestazioni personali e patrimoniali imposte, correlate alla utilizzazione e all’occupazione di spazi pubblici.

 La normativa in materia di scavi finalizzati alla realizzazioni di impianti di telecomunicazione non rappresenta l’eccezione a un contrario principio, ma sviluppa, coerentemente, i criteri generali in materia di prestazioni patrimoniali imposte. È sempre necessaria una disposizione primaria che le preveda, mentre il divieto esplicito, presente in alcuni settori dell’ordinamento, assume una valenza ricognitiva del principio generale.

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