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La città di sopra alla ricerca delle sue memorie del sottosuolo

La lunga vicenda amministrativa che ha riguardato le Gallerie del San Giovanni e la luce che si intravede in fondo al tunnel legata all’attuazione del Pnrr

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    di Raffaele Nisticò

    Mettiamola così: a un certo punto della coscienza collettiva cittadina – o anche solo dell’ineffabile mood che inconsapevolmente prende tutti – di fonte a quanto era stato realizzato al di sopra della superficie dal secondo dopoguerra in poi, è insorto il più che giustificato dubbio che le cose non siano andate per il verso giusto. Crescita disordinata, espansione squilibrata, accaparramenti edificatori, impianti edilizi tanto massicci quanto orridi, sventramenti improbabili eppure acconsentiti, avevano progressivamente deturpato l’immagine, e insieme la sostanza, di una Catanzaro dignitosamente inscritta in un profilo di apprezzabile compostezza provinciale. Tanto che a un certo punto il dubbio ha cercato rimedio, e lo smarrimento ha trovato sfogo, laddove la mano dell’uomo non era ancora riuscita a far danno per inibita praticità e scarso appeal economico.

    La narrazione di una “Catanzaro sotterranea” ha suscitato curiosità, alimentato speranze, aperto inedite prospettive. Il primo approccio, quello più facile, a portata di Corso, non poteva che riguardare le Gallerie del San Giovanni, il complesso monumentale “restituito” alla cittadinanza a partire dal 1998 al termine di una lunga vicenda amministrativa iniziata nel 1970 con il tragico crollo delle mura esterne del carcere e l’ultimazione dei lavori di consolidamento e rifacimento resi possibili anche, ma non solo ovviamente, dagli stimoli apportati da Mario Casalinuovo, sottosegretario ai Lavori pubblici, e da Rosario Olivo, al tempo della sua presidenza della Regione Calabria. Dopo l’iniziale incertezza sull’utilizzo del Complesso, si finì per assecondarne la vocazione espositiva e culturale, ufficializzata dall’inaugurazione officiata dal presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi che nella sola giornata del 5 febbraio 2001 calcò la Terrazza e visitò la ricca mostra di Mirò, forse la punta più alta di una lunga sequela di fatti artistici e culturali che hanno interessato negli anni a seguire i due piani nobili del Complesso. Del quale, però, come spesso succede, rimanevano da sistemare gli “scantinati”, quelle gallerie di cui è dotato ogni castello medievale che si rispetti, e il vecchio maniero di Roberto il Guiscardo non è da meno. L’ultimo uso collettivo di cui c’era traccia era riferito al rifugio antiaereo offerto alla popolazione durante i ricorrenti allarmi nell’ultima fase del secondo conflitto mondiale. Poi, un lungo buio, di tanto in tanto smorzato da temporanee concessioni a soli scopi espositivi (auto, soprattutto, in epoca di montante esaltazione motoristica) dei vani affacciati sul Corso.

    catanzaro sotterranea

    Un finanziamento ottenuto attraverso il Ministero dei Beni artistici e culturali e la Sovrintendenza rese possibile un primo, veloce rispristino, che portò all’apertura delle Gallerie in coincidenza della prima Notte Piccante, era proprio il 29 settembre 2007. Chi c’era quella sera ricorda ancora, e l’allora dirigente all’Urbanistica Tonino De Marco tra questi, lo stupore e il brivido di trovarsi in un ambiente originale ma quasi cavernicolo, in cui l’umidità quasi palpabile provocò generalizzati mal di gola, raucedini e innalzamenti febbrili, tanto da consigliare la successiva interdizione all’uso pubblico se non per sporadiche e fugaci manifestazioni e la concessione di uno spazio al gruppo storico Mirabilia e un altro alla Pro loco. Il problema principale erano le infiltrazioni d’acqua provenienti dalla Terrazza e dalla rampa d’accesso che vi si immette dall’ingresso, trattenute e rilasciate sotto forma di umidità dalle rocce tufacee nelle quali le gallerie si inoltrano. Occorreva pronto e risolutivo rimedio. Non mancavano gli strumenti tecnici, bensì i mezzi finanziari.

    L’occasione propizia si presentò nel 2012, con la pubblicazione di un bando nazionale sui Centri storici al quale partecipò il Comune di Catanzaro con un progetto approvato dall’assessorato regionale all’Urbanistica che entrò in una delibera del Comitato interministeriale per la programmazione economica (Cipe). Inizialmente difficoltato per mancanza di copertura finanziaria, il progetto fu recuperato nel biennio successivo e rifinanziato, portando all’inizio dei lavori nel giugno 2016 che terminarono con la riqualificazione interna delle Gallerie, la sistemazione e impermeabilizzazione della terrazza, la riqualificazione della parte connessa a Largo Prigioni e del breve tratto con annesso parcheggio antistante l’uscita delle Gallerie su via Carlo V. Per la precisione, come riportato da una nota diffusa dall’ufficio stampa comunale, i principali interventi realizzati avevano riguardato la riqualificazione di parte delle Gallerie e dei contigui locali sotterranei prospicienti Corso Mazzini, mediante interventi specifici di recupero e risanamento dell’intradosso delle volte, di intonaci, e rifacimento delle pavimentazioni e sottostanti vespai; allestimento di spazi ed ambienti con arredi specifici e predisposizione di elementi finalizzati al miglioramento della fruizione degli spazi museali, interni ed esterni; predisposizione di impianti elettrico e di illuminazione, antincendio, fonodiffusione, tv a circuito chiuso, rete wi-fi, schermi al plasma e punti informativi.

    “Le superfici di parte delle gallerie, in pietra calcarea naturale, oggetto di importanti manifestazioni di umidità – continuava la nota – sono state interessate da lavori di recupero e risanamento di alcuni tratti di galleria mediante una controvolta in calcestruzzo a base osmotica, la ricostruzione delle pareti laterali fino a 1 mt in blocchi di pietra tufacea, con sistema di drenaggio delle acque. I materiali impiegati e le tecniche utilizzate, rispettose dei protocolli ecologici, sono le più avanzate nel campo del restauro. È stato garantito il mantenimento della pietra calcarea naturale di scavo, nei tratti di galleria che non presentavano particolari condizioni di degrado, al fine di preservare l’integrità dell’originaria immagine dei percorsi sotterranei all’interno della roccia. La pavimentazione su alcuni tratti del percorso è stata realizzata con lastre di klinker antigelo e antiscivolo il cui effetto pietra, dal colore neutro, si coniuga perfettamente con l’ambiente circostante”.

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    L’inaugurazione delle “nuove” Gallerie si tenne con la pompa degna delle grandi occasioni il 28 aprile 2017, ultimi giorni del terzo mandato del sindaco Sergio Abramo che da lì a poco avrebbe vinto la sua quarta elezione. “Abbiamo lanciato un forte segnale – disse allora Abramo – dell’azione di recupero del centro storico che continuerà, tra le altre opere di prossimo completamento, con la riqualificazione di Palazzo Fazzari, dell’ex Educandato che diventerà sede dell’Accademia di Belle Arti, della scuola Mazzini che sarà riconsegnata il prossimo autunno. La parte antica della città, come già accaduto per il quartiere marinaro, tornerà ad essere attrattivo per i giovani e di forte interesse per le attività produttive. L’impegno condiviso è quello di costruire un percorso per far arrivare i turisti in città, anche attraverso la funicolare, una delle otto attive in Italia. L’itinerario potrebbe riguardare non solo il bellissimo sito delle gallerie del San Giovanni, ma anche gli altri musei e spazi più significativi con l’obiettivo di valorizzare e promuovere sempre più il nome e l’immagine del Capoluogo”.  Molto delle opere citate da Abramo sono andate in porto, qualcuna no, l’obiettivo, “valorizzare e promuovere il nome e l’immagine del Capoluogo”, è sempre in piedi, oggi più che mai.  Fu, quello, un weekend di gallerie-follia.

    Leggiamo, sempre dalla nota del Comune: “Oltre novemila persone hanno visitato le gallerie del San Giovanni durante i quattro giorni di inaugurazione programmati, nel lungo weekend festivo, dall’amministrazione comunale al termine dei lavori di riqualificazione. Il percorso della Catanzaro sotterranea ha conquistato i tantissimi che, disposti pazientemente in fila dal mattino fino alla tarda sera, grazie all’impegno dell’associazione Guide turistiche calabresi e all’animazione del Gruppo storico città di Catanzaro, hanno avuto l’opportunità di scoprire da vicino le antiche “segrete” del castello normanno riportate alla luce in piena sicurezza e nelle migliori condizioni di fruibilità. Il nuovo “contenitore” culturale, pensato anche per ospitare incontri ed iniziative espositive, ha subito mostrato tutte le sue potenzialità strategiche per il rilancio del centro storico. Il percorso enogastronomico, allestito nelle sale prospicienti corso Mazzini da Coldiretti con alcune aziende aderenti alla rete di Campagna Amica, ha fatto da gustosa cornice alla passeggiata dei visitatori che, lungo le gallerie hanno potuto anche ammirare le suggestive immagini realizzate con droni dell’area del Complesso San Giovanni che hanno fatto il giro del web”.

    Da allora, molta acqua è passata sotto ponti, ma poca, in verità, ha interessato le Gallerie che da questo punto di vista hanno tenuto. Il progetto complessivo che le riguarda, però, non ha trovato compimento. L’attuale assessore comunale alla Cultura, Ivan Cardamone, ha più volte tentato di portare a compimento il bando che mira a dare attuazione al “percorso enogastronomico” che, chissà perché, ha fin dall’inizio ha prefigurato il destino delle Gallerie.

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    Era luglio 2019 quando Cardamone presenta in situ il bando, affermando tra l’altro: ” Vogliamo attuare a pieno il piano di gestione che prevede un percorso enogastronomico non attuabile dal Comune di Catanzaro direttamente ma attraverso una gestione terza. Questo il significato di un avviso pubblico il cui scopo è far sì che le Gallerie possano esprimere il massimo della potenzialità per cui sono state pensate”. Nelle intenzioni dell’assessore e della giunta Abramo, le Gallerie avrebbero dovuto svolgere insieme funzione degustativa e culturale, accompagnando il food e beverage a manifestazioni culturali, come mostre a carattere temporaneo e incontri letterari. Tant’è che era prevista la riscossione da parte del Comune di una royalty del 5% sul fatturato annuo relativo all‘attività enogastronomica e una royalty di importo pari al 2% sul fatturato annuo dell’attività culturale. Il bando, reiterato più volte e più volte andato deserto, è formalmente in piedi. Ma non è dato sapere se troverà mai compimento. In realtà, l’emergenza legata al Covid ha di per sé aggravato la fattibilità del progetto che vedeva impegnati insieme i due settori comunali della Cultura e del Patrimonio. Scene come quelle relative all’inaugurazione del 2017 o alle tante manifestazioni che si sono succedute nel tempo ante pandemia, con gli assembramenti incontrollati in un ambiente di per sé poco soggetto al ricambio spontaneo o indotto dell’aria, sono difficilmente immaginabili per motivi di ordine igienico. Così come altre limitazioni, raccomandazioni e prescrizioni giunte in capo all’Amministrazione da parte di autorità varie, tra le quali il corpo dei Vigili del fuoco. Bisogna garantire adeguate vie di fuga in caso di emergenza, e ancora non risultano completati i lavori sui due sbocchi accessori di via Carlo V e d Largo Prigioni. Così come rimane insoluto il problema legato alla sorveglianza e al personale addetto alla sicurezza, stante la carenza di figure adeguate nella pianta organica comunale che, in caso di concessione, dovrebbero essere garantire dal concessionario, con indubbio aggravio di costi di gestione. Un altro probabile motivo del deserto che ha fatto fronte al bando.

    In realtà sembra giunto il momento di ripensare nel complesso l’offerta legata alle Gallerie, ampliandola e rendendola veramente capace di attrarre e di svolgere una funzione che non sia semplicemente decorativa. Le idee non mancano, e alcune hanno già assunto dignità di progetto preliminare redatto da professionisti e ufficializzato attraverso gli opportuni canali burocratici. La camera di compensazione tra sogni nel cassetto e trasduzione nella realtà effettuale è stata a lungo individuata nei Cis, i Contratti istituzionali di sviluppo, che in un punto specifico prevedevano il progetto di sistemazione con ampliamento dei corridoi sotterranei delle Gallerie del San Giovanni, per un importo stimato in 12 milioni. Il progetto, come tutti gli altri inseriti nei Cis, erano stati presentati a novembre 2019 a Invitalia, giusto in tempo per l’esplosione della pandemia e la nomina di Domenico Arcuri a commissario per l’emergenza, con conseguente stop all’iter burocratico dei Contratti. In seguito alle rimostranze dei Comuni interessati, e Catanzaro tra questi, il governo Conte si era detto pronto a riprendere i progetti e presentarli al Cipe. Senonché è intervenuta la crisi di governo, altra interruzione. Da quel che è dato conoscere, il ministero dello Sviluppo economico del governo Draghi sta valutando le proposte progettuali, riservandosi di fornire esito per l’ammissione a finanziamento tra fine anno e inizio anno prossimo, toccate dal Pnrr, che in parte si muoverà nell’ottica della valorizzazione del parco progetti esistenti.

    La scheda progettuale preliminare riguardante le Gallerie del San Giovanni prevede “la manutenzione delle attuali gallerie e lo sviluppo di ulteriori corridoi sotterranei esistenti ma attualmente non percorribili. Ci si prefigge, mantenendo la pietra calcarea naturale dello scavo di sviluppare i percorsi sotterranei agendo sulle ulteriori gallerie che si diramano sotto le viscere del centro storico fino alla Villa Margherita nei pressi del Municipio. Le gallerie attualmente visitabili sono di fatto una minima parte di quelle esistenti e ancora da risanare al fine di renderle fruibili ai visitatori e consolidare il ruolo di polo attrattivo turistico del Capoluogo. Gli attuali accessi alle gallerie avvengono da Corso Mazzini, Largo Prigioni e Via Carlo V ma vi è traccia di ulteriori accessi anche da risanare al fine di migliorare la fruibilità del complesso esistente nel sottosuolo cittadino ad oltre 20 mt di profondità media. Alcune delle gallerie esistenti dovranno prioritariamente essere accuratamente rilevate anche in considerazione dei necessari studi geologici e topografici planoaltimetrici”. Il costo dell’intervento è stimato in 12 milioni, di cui 3 milioni e 600 mila euro dovrebbero essere già a disposizione dell’Amministrazione.

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    Nella scheda tecnica descrittiva allegata è scritto che “l’area in oggetto consta sostanzialmente nell’intero sottosuolo del centro storico della città di Catanzaro. cunicoli si estendono sotto la città, da chiesa a chiesa, attraversando i tre colli che ospitano il capoluogo ad una quota di circa venti metri sotto la quota del piano esterno. Qui un sistema viario perfettamente funzionante ed estremamente ramificato, scavato nel tufo, con incroci, quadrivi, entrate ed uscite, vive di una quiete in aperto contrasto con il caos della città che sta al di sopra. Le gallerie formano un vero e proprio labirinto e si sviluppano, con piccole variazioni altimetriche, su di un solo livello che attualmente presenta più accessi: dal Corso, da Largo Prigioni e da via Carlo V. Sembrerebbe tuttavia che in origine, tali cunicoli interessassero almeno due livelli collegati tra di loro, con pozzi per le necessarie prese d’aria. Si tratta dunque di un sistema articolato di camminamenti che attende di essere rilevato nel dettaglio e che ha avuto nel tempo, probabilmente più funzioni. L’ultimo utilizzo conosciuto è senza dubbio quello che ha assunto durante la seconda guerra mondiale, quando gli spazi ed i collegamenti vennero probabilmente ampliati ed uniformati per consentire di spostarsi rapidamente ed in sicurezza durante i duri bombardamenti che la città ha subito. I camminamenti sotterranei, misteriosi e trasudanti un passato a molti ancora sconosciuto, riportati in parte alla luce, dovevano non solo consentire in passato alla Signoria un collegamento agevole con l’altro momento del potere, quello religioso, ma anche permettere l’agevole spostamento di soldati in caso di attacco o di fuga. Ad aprile 2017 le antiche “segrete” del castello normanno sono state riportate alla luce in piena sicurezza e nelle migliori condizioni di fruibilità grazie ad un complesso intervento di riqualificazione da parte dell’amministrazione comunale che attende oggi degna conclusione per rendere alla città quella città ‘altra’ che è contenuta nel suo ventre e che segna un tratto fondamentale per la conoscenza della sua storia”.

    La prospettiva è veramente affascinante, poiché spalancherebbe un futuro diverso, più ricco e articolato, meno asfittico alle Gallerie, che non diventerebbero solo “del san Giovanni”, ma dell’intera città, dando concretezza a tutto quanto di suggestivo si è intessuto negli ultimi anni intorno alla “Catanzaro sotterranea” e aprendo uno squarcio sulle nostre domestiche “Memorie del sottosuolo”.

     

    La trasformazione nel tempo dei sotterranei. Il racconto dell’archeologo Francesco Cuteri

    videointervista a cura di Daniela Amatruda

     

    L’ASSESSORE IVAN CARDAMONE:

    “LE GALLERIE HANNO UN POTENZIALE ENORME”

    Di Alessia Burdino

    Il San Giovanni: opportunità o occasione persa? Lo abbiamo chiesto all’assessore alla Cultura, Ivan Cardamone.

    Tra le maglie dei procedimenti amministrativi, secondo lei cosa non ha funzionato nel primo bando andato deserto?

    Credo sia stata la titubanza dettata dalla paura di fare investimenti importanti nel periodo  del Covid 19. C’è stata, in generale, una reticenza  a fare investimenti. La struttura ha potenzialità enormi. Le gallerie non sono, infatti, solo dei locali ma sono un luogo in cui si vuole combinare la cultura con un percorso enogastronomico. Non è stata, quindi, la parte amministrativa a fare paura.

    Quale economicità un imprenditore o un’associazione dedicata potrebbero ricavare nel gestire le gallerie del San Giovanni?

    Le Gallerie, per chi lo comprende, hanno un potenziale enorme perché sono state pensate per un discorso culturale e un percorso enogastronomico che non è semplicemente legato alla degustazione dei prodotti tipici calabresi bensì alla cultura in generale. Il bando è stato strutturato con questo elemento di novità che punta a fare un percorso culturale enogastronomico. L’idea di combinare attività di ristorazione con quella culturale nasce dal desiderio di elevare il livello di offerta con un ritorno di ricaduta economico e sociale per la città. Abbiamo escluso, volutamente, le associazioni perché vogliamo che chi entra in Galleria faccia impresa.

    Sarebbe possibile pensare ad una gestione diretta del Comune con un solo ticket calmierato da far pagare a chi usufruisce degli spazi?

    No, perché le competenze richieste sono specifiche ed il Comune non può, quindi, gestirle. Abbiamo gestito, come Settore, le gallerie utilizzando le gallerie per il 30% delle loro potenzialità.

    Come si inseriscono le gallerie del san Giovanni un ipotetico progetto di rilancio per il centro storico?

    Le gallerie fanno parte del patrimonio storico e culturale della città con i sette musei cittadini e le tantissime meraviglie della nostra Catanzaro.

    Manca poco più di un anno alla fine della legislatura Abramo, a bocce ferme, le Gallerie del San Giovanni saranno un’incompiuta o una grande opera che un altro sindaco inaugurerà?

    Non si può parlare di incompiuta perché le gallerie, prime del Covid 19, erano funzionanti a pieno regime. Ne è stato limitato l’ uso perché si tratta di luoghi in cui non è stato possibile garantire le prescrizioni legate al Coronavirus. Ma non si tratta, assolutamente, di un’incompiuta.

     

    NON SOLO LE GALLERIE DEL SAN GIOVANNI: ESISTE UNA VERA E PROPRIA CITTA’ SOTTERRANEA. TUTTA DA SVELARE

    Di Laura Cimino

    Il senso di qualcosa di straordinario che si muove nelle viscere della città. Non solo le gallerie del San Giovanni,  ma un vero e proprio fitto reticolo di passaggi sotterranei, una Catanzaro ‘ulteriore’. Tutta ancora da svelare. Piena di fascino. Una città sotterranea che ha vissuto, nel Medio Evo e dopo, vita che si dipanava nei suoi meandri interni, e di certo ha continuato a vivere anche nei secoli successivi. Una Catanzaro che potrebbe fare di questa sua peculiarità, l’intreccio di tanti camminamenti e cunicoli sotterranei, molti ancora da ‘portare alla luce’, una sorta di passaporto turistico. Una sua caratteristica che la rende unica.

    Soprattutto perché ‘probabilmente esistono altri due livelli di camminamenti sotterranei’, ci svela Francesco Cuteri, archeologo e professore all’Accademia di Belle Arti. E ancora, perché le gallerie sotterranee sono ben più di quelle già affiorate.

    “Questi passaggi che finiscono purtroppo tronchi, perché poi gli interventi su via Carlo V e gli altri interventi le hanno un po’ mozzate – a spiegarne storia e caratteristiche è il professor Francesco Cuteri–  sono delle strutture che hanno tutti i segni di un vissuto che va oltre l’età medievale e rinascimentale. E’ evidente che sono state utilizzate anche nell’età moderna, ed è evidente che vi è stata una quotidianità d’uso. Questi spazi sono stai usati infine anche nel periodo della seconda guerra mondiale come rifugio”.

    “Si trattaprosegue Cuteridi passaggi funzionali alla presenza del Castello, che  quindi nascono con il Castello, nell’età medievale, e fanno parte della vita del Castello, cunicoli che permettono in quell’area di muoversi con facilità.”

    I DIVERSI LIVELLI DEI CAMMINAMENTI

    “Non si trattava sicuramente di un solo livello. Si immagina che sopra, quindi, a una quota più alta, ci sia un altro livello di camminamenti, meno visibile, probabilmente esistevano dei pozzi che collegavano la parte alta con la parte bassa, seppure questi spazi non siano stati mai rilevati.

    catanzaro sotterranea

    Io ritengo da sempre che la prima cosa da fare sia fare una planimetria di questi spazi per capire esattamente in che modo il sotto corrisponda con il sopra, perché posso immaginare ad esempio che un cunicolo sia in corrispondenza con la torre, o col convento, insomma sarebbe opportuno disegnarli e quindi avere esattamente la percezione di come fossero articolati questi spazi e quali spazi vuoti ci siano.

    Immaginiamo questo primo livello sopra che comunica attraverso delle discenderie e dei pozzi con il livello che vediamo, ed è poi possibile che vi sia un altro livello ancora, più basso”.

    Aleggia ancora mistero intorno a queste gallerie. Per questo, spiega Cuteri, “occorre procedere scientificamente: Io per prima cosa avrei commissionato un rilievo, anche perché utile per qualsiasi intervento di restauro, ristrutturazione.”

    CATANZARO E LA SUA PECULIARITA’: IL SUO CALCARE SOTTERRANEO CHE VA DAI 30 AI 50 METRI

    “Questa parte della cittàprecisa ancora l’archeologo sorge su uno strato di calcare, un calcare molto interessante anche per l’edilizia,  che ha una potenza che varia dai 30 ai 50 metri, un deposito di pietra su cui è costruita poi tutta la città antica. Le gallerie già scoperte sono alte due metri e mezzo e larghe per due versi di marcia. Ci si può passare con un carrettino.

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    Nell’archivio storico del Comune, dentro il San Giovanni,  si conservano dei documenti che testimoniano addirittura di altre gallerie scavate nella zona del Convitto Galluppi e in altre zone della città che servivano come rifugi antiaerei. Non è da escludere che alcune di queste gallerie del San Giovanni andassero in direzione del Sant’Omobono e di altre gallerie sotto il Convitto Galluppi, quindi vi è tutto un reticolo di gallerie che la città dovrebbe svelare e che rimane in piccolissima parte svelata.

    A me dispiaceaggiunge lo studioso non vi sia un progetto di ricerca su tutto questo, pensiamo anche alla grotta, la galleria immensa che si trova dentro la Villa Margherita, che abbiamo esplorato, e che ha a un certo punto una diramazione che a metà del percorso parte e finisce esattamente nell’ex chiostro delle Clarisse.

    Così come altre zone della città hanno sicuramente dei cunicoli, quindi si potrebbe portare alla luce un racconto della città straordinario, non dico unico ma di certo raro: Napoli, Rieti e altre città hanno le loro città sotterranee, che hanno saputo ben valorizzare. Proprio come si dovrebbe fare anche qui.”

    IL FEUDATARIO ANTONIO CENTELLES: RIUSCI’ A DARSELA A GAMBE PERCHE’ CONOSCEVA CAMMINAMENTI SEGRETI

    La storia delle gallerie è legata al feudatario Antonio Centelles, che dominò per molti anni la città finchè Catanzaro non divenne sua nemica. “La città spiega Francesco Cuterivoleva avere la libertà di agire senza il feudatario, ma con tutti i vantaggi che la corona potesse offrire, soprattutto per il commercio della seta e per le altre attività.

    Questa ‘mal sopportazione’ di Centelles, personaggio storico interessantissimo, portò all’assedio del Castello e il bombardamento che parte nella zona del Vescovado.

    Siamo nel 1461, l’incendio di Case Arse e il simbolo feudale del tutto distrutto. Centelles sparì dal castello e riuscì a farla franca per poi ripresentarsi anni dopo alla città, avrà altri castelli ma mai più Catanzaro, ma la cosa particolare a raccontare è sempre Cuteriè che lui riuscì a fuggire dalla città nonostante tutte le strade fossero presidiate.

    Riuscì a darsi alla fuga proprio perché a conoscenza di qualche cunicolo particolare e attraverso l’aiuto di servitori e sodali si potè così allontanare.

    catanzaro sotterranea

    I cunicoli dunque non sono solo quelli che noi vediamo ma sicuramente erano così diversi e radicati che lui avrà potuto scegliere in base alla situazione politica di quel momento se fuggire dalla porta di Pratica, o dalla parte del Cavatore. L’episodio storico serve a confermarci il fitto reticolo delle gallerie sotterranee a Catanzaro”.

    Spazi che come è noto poi si è continuato a utilizzare. Nel ‘700, ‘800 e primi del ‘900 fioriscono le botteghe come quelle della ceramica, luoghi che hanno continuato quindi ad essere vivi.

    LA COMPLESSITA’ DI QUESTA CITTA’ SOTTERRANEA

    “E’ evidentesempre nelle parole dell’archeologo un impegno di scavo notevole, ci sono dei punti in cui si capisce bene che si era cominciato a scavare altre gallerie, senza portarle a termine”

    Un’autentica complessità, quella della vita nei passaggi sotterranei della città. “I cunicoli inaugurati anni fa escono in via Carlo V,  in largo Prigioni e su Corso Mazzini, ma ribadisco potrebbero esserci altre diramazioni e altri due livelli, appunto.

    Mi chiedo questo luogo, abbandonato cosi com’è, come si fa a trascurarlo quando è un simbolo di una autentica peculiarità della città, questa della città sotterranea, a cui si lega, tra storia e mito, anche la leggenda del fiume sotterraneo che passava sotto il Vescovado, il fiume Abisso.

    Una dimensione sotterranea di Catanzaro soprattutto legata all’acqua, e la presenza di condotte nelle viscere della terra anche per il suo trasporto”.

    Tutto un mondo sotterraneo che, sottolinea Cuteri, deve diventare un progetto strutturato di ricerca.

    “Si  vadano a sentire gli anziani, a studiare le antiche carte, partendo dal Castello e da villa Trieste, dove vi sono già molte decine di metri di gallerie percorribili, luoghi che ben messi in sicurezza potrebbero essere meta di visite per le scuole, un percorso di conoscenza alternativa , senza dimenticare che durante la guerra le gallerie sono state poi il luogo dove si ritrovavano le persone ammassate, abbracciate, in attesa che quel terribile rombo del cielo sparisse”.

    RISTRUTTURAZIONE. MA COME?

    “Per quanto riguarda la ristrutturazione, io penserei a qualcosa di più soft. Dove c’è la roccia che affiora, se non la si lascia visibile si trasforma una galleria naturale in un bunker, quindi nei prossimi interventi bisogna secondo me tener conto della natura del luogo senza mai dimenticare la roccia, il suo fascino, anche perché la roccia mostra il segno del piccone e quindi la direzione verso cui si scavava.

    Andrebbe infine- conclude Cuteri– a mio avviso curata un po’ meglio l’illuminazione, l’illuminotecnica, ormai ci sono anche le torce elettriche che emulano quelle antiche e che sono tecnicamente straordinarie, che ti proiettano in un altro tempo”.

    LA CONTINUITA’: LE GALLERIE SONO SEMPRE STATE VISSUTE

    “Catanzaro ha una facies, una “dimensione” rupestreconclude quindi l’archeologo –  Ed ha una storia di scavo importantissima. Ho visto dei documenti del 1785 dove le autorità impediscono di scavare per non far cadere le mura, i monumenti e determinate chiese, quindi questo dà il senso di quanto scavassero

    IL CAVATORE: SIMBOLO DI OPEROSITA’ MA ANCHE DI UNA CITTA’ DA SCAVARE

    A ricordarci che Catanzaro è una città sotterranea e che si è sempre scavato nei secoli, per la sua dimensione rupestre,  è il proprio il simbolo della città, il Cavatore, scavando ci ricorda che è come se lui sapesse che lì dietro ci sono le gallerie e scava per ricordare la storia della città, una storia sotterranea di esplorazione simbolo non solo operosità. La ‘parrera’ veniva chiamata la zona di sant’Omobono, che vuol dire, appunto, la cava”.

    catanzaro sotterranea

    IL “RAGNO” VISTO DA GIUSEPPE RACHETTA

    di Antonia Opipari

    Uno dei monumenti simbolo della città di Catanzaro è Il Cavatore realizzata da Giuseppe Rito: un’imponente scultura di bronzo che raffigura un uomo dal fisico statuario mentre impugna un piccone e lo solleva. Sotto di lui scorre l’acqua. Per i catanzaresi, da sempre, questa statua simboleggia la loro operosità, forza e tenacia ma, rileggendo la storia e, considerando l’elemento acqua e l’elemento pietra come il fulcro di ciò che stiamo per raccontarvi, l’opera che domina le mura del Complesso Monumentale del San Giovanni, potrebbe assumere un significato del tutto diverso.

    Esiste una Catanzaro che in molti non conoscono. Catanzaro sotterranea, esplorata e rivelata da Giuseppe Rachetta in un suo documentario del 2009 dal titolo Segreti Passaggi, dove lo studioso narra di una città sotto la città che i più anziani conoscono come il Ragno e, che percorre buona parte di Catanzaro. Di fatti, gli ambienti ipogei di cui si parla nel documentario partono dal San Giovanni e si diramano intorno al centro storico fino a raggiungere le zone cosiddette “fuori le mura”. E proprio a Rachetta abbiamo chiesto: Catanzaro sotterranea è realtà o leggenda?

    catanzaro sotterranea

    «Non è leggenda. Segreti Passaggi è stato concepito e realizzato per trattare, per la prima volta in modo organico e con criteri di analisi di ricerca storico-scientifica, un argomento che le nebbie del tempo stavano ormai soffocando in contaminazioni fantastiche, mortificando anche la preziosa testimonianza tramandata dalla cultura popolare. Questo lavoro ha tracciato una linea di confine precisa permettendo alle nuove generazioni di venire a conoscenza di una realtà nascosta e dimenticata».

    Quanto c’è ancora di inesplorato?

    «A questa domanda è impossibile rispondere. Gli ambienti ipogei fanno parte della struttura nascosta di un impianto medievale e hanno subito modifiche nel corso dei secoli. Il lavoro suggerisce criteri di ricerca storico-archeologica per ricomporre quanto più possibile questo misterioso puzzle millenario. Mi preme sottolineare come, per la “prima volta“,venga proposta la suggestione di trovare nel sottosuolo della città vecchia, una possibile testimonianza d’incontro tra il mondo bizantino e quello musulmano. La presenza musulmana potrebbe aver avuto un ruolo determinante nei primi sistemi di canalizzazione delle acque. Una visione ambiziosa ma, lo spirito della ricerca va sempre in questa direzione».

    A questo punto il significato de Il Cavatore potrebbe essere diverso.

    «Anche nel rispondere a questa domanda, mi preme sottolineare una “prima volta“. Per la prima volta, infatti, stravolgo il significato da dare all’opera di Giuseppe Rito. Per me Il Cavatore è l’istantanea di un mondo sommerso e nascosto. È una lettera aperta lasciata ai catanzaresi perché non dimentichino l’anima segreta della loro città. È un invito a studiarla e riappropiarsene. Registro con piacere come ormai questa interpretazione abbia soppiantato in modo pressoché definitivo il tradizionale significato dato alla scultura. I cittadini amano questa lettura e Segreti Passaggi ne ha indicato la via.

    catanzaro sotterranea

    Come potrebbe tradursi tutto ciò in turismo?

    «È evidente che la scoperta di un mondo sotterraneo potrebbe avere importanti ripercussioni laddove fosse possibile rendere fruibili quegli ambienti. Ma anche questa è una valutazione difficile da fare al momento. Il progetto di studio è ambizioso e io, invano, lo propongo dal 2008 (quando ho cominciato a lavorare al documentario). Nessuno, a partire dalle istituzioni, per passare all’imprenditoria e alle forze sociali ha mostrato interesse per questa “visione“. Nessuno tranne…decine di migliaia di persone, cittadini e non,che continuano a restare affascinati da questo progetto».

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