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Villa Margherita, alla ricerca del Giardino di città: perduto e ritrovato e poi riperduto e domani, forse, chissà

Tanto amata e altrettanto trascurata, Villa Margherita è una nobile decaduta che, nel difendere altera la sua bellezza, disdegna il presente e sogna un futuro degno dei trascorsi fasti. Ma arrivano buone nuove, e fondi a seguito, che fanno ben sperare

di Raffaele Nisticò

Dell’ultima sistemazione degna di menzione, in mezzo al campetto di basket screpolato come la pelle di un incauto bagnante rimane un pallone Santos mezzo sgonfio e una bottiglietta di minerale fiaccata dalla robusta dentatura di uno dei cani che gli amici bipedi accompagnano per una sgambata fuor di collare e in piena sicurezza. Gli organi, si sa, si adattano alla funzione. Se è vero che una struttura urbana è parte di un organismo più complesso, quel campetto è il risultato di un cambio di destinazione provocato dall’uso che se ne fa. Sorto sul terreno privo d’erba calcato per decenni dai calciatori in erba della Grecìa e del Carmine, per non parlare della Vallotta e di Stratò, doveva servire a ospitare giochi di squadra e con la palla, e cosa potevi pretendere di più: calcetto e pallacanestro, c’erano le porte e i canestri con le rispettive reti, e le linee di fondo e di area piccola e semiluna, e, udire per credere, moquette verde e terra di Siena. Per qualche anno si è giocato, c’hanno organizzato tornei e disputato partite infuocate con pubblico non pagante sugli spalti in cemento delle tribune, volendo anche un chiosco per le bibite e uno spogliatoio dove riporre zaini e quant’altro. Oggi è come nelle ghost town del selvaggio West: tutto è come l’ha lasciato l’ultimo avventore dell’ultimo saloon aperto, con in più la patina della ruggine, dell’incolto e dell’abbandono. Risalendo verso il cuore di Villa Margherita la sensazione tra il distopico e l’apocalittico migliora e anche di molto, ma non scompare del tutto.

Dice Eugenio Riccio, consigliere a capo della Commissione comunale lavori pubblici e igiene del territorio, che il centro storico non può ripartire senza la rinascita di Villa Margherita. E invece, qui non vediamo altro che abbandono e trascuratezza. Perché succede, perché è successo, non è altro che una scelta politica. Lo andiamo sostenendo, come Commissione e in questo d’accordo con l’Associazione Cara Catanzaro, che ha curato negli anni la cura delle paline storiche e di recente con Jeso Marinaro il restauro delle statue di Biancaneve e Nani, che, una volta raggiunto uno standard di accettabile decoro non servono più di due unità di personale, pensiamo alla Catanzaro servizi, dislocati qui in permanenza con un piccolo budget dedicato. Invece abbiamo assistito negli anni, dall’ultima sistemazione, a interventi del tutto estemporanei che era meglio evitare”.

Lo dice a Catanzaroinforma, Riccio, mentre passa davanti al mezzobusto in marmo di Bernardino Grimaldi, politico catanzarese della seconda metà dell’Ottocento nove volte ministro sotto i governi De Petris, Crispi e Giolitti e mostra la lastra in policarbonato multicolor con la grande aquila di Sanguinis effusione che vorrebbe forse essere un omaggio ma è solo un pugno nell’occhio: Qui chi passa per primo pone e dispone. Per dire, abbiamo vigente un regolamento del verde che impone di privilegiare nella piantumazione di nuovi alberi le specie autoctone. Ebbene, questo vale per tutta l’area cittadina ma non può valere per questo luogo, che nasce come villa coloniale se vogliamo, tanto è vero che ci sono e ancora vegetano in ottimo stato esemplari importate direttamente dalle ex colonie e comunque esotiche. Abbiamo perciò ribadito, come Commissione, che un albero ammalato o rovinato per cause accidentali debba essere sostituito da un esemplare della stessa specie”. Poco più avanti, nel padiglione della “piazza grande” che era stato chiamato “Palco della musica” con chiare intenzioni programmatiche attualmente bivaccano quattro sedie da aula scolastica e un tavolino in formica, buoni per uno scopone se si vuole sofisticare, per un padrone e sotto se si preferisce volare basso.

Eugenio Riccio
Eugenio Riccio

Scelte politiche, dice Riccio. Il discorso potrebbe farsi qui insidioso, non fosse altro perché non suffragato da dati di fatto, dichiarazioni pubbliche o deliberazioni aventi valore normativo. Fatto sta che, mentre cresceva in attrattiva e generale considerazione l’altro polmone urbano, il Parco della Biodiversità di proprietà provinciale, parallelamente prendeva abbrivio la parabola discendente della Villa, per dare corpo a una dicotomia istituzionale sempre esistita sia pur mai esplicitata tra i due enti territoriali amministrativi con sede a Catanzaro, fino naturalmente alla riunificazione impersonata da Sergio Abramo, sindaco e presidente. Coincidenze? Propenderemmo per il sì. Con la postilla del retropensiero riduzionista, se così si può dire e così riassumibile, si perdoni la forma probabilmente scomposta: che se ne faranno i catanzaresi di due spazi verdi grandi e belli? Ne basta uno solo, il più grande e attualmente più gettonato e apprezzato, quello con le sculture contemporanee che fanno tendenza e attraggono finanche troupe televisive. Vuoi mettere con i mezzibusti dei patrioti risorgimentali e dei sindaci e letterati dell’Italia unita, con i loro baffoni sale e pepe e e le tortorelle che ne concimano le fluenti chiome?

Il problema è di natura politica, sì, ma anche culturale

Ancora Riccio: “Personalmente penso che un residente nel centro storico abbia più piacere a venire a passeggiare o a fare altro qui piuttosto che al Parco dell’Agraria. Il problema è di natura politica, sì, ma anche culturale. Qui c’è la biblioteca comunale, si può organizzare di tutto, occasioni di musica, incontri culturali, anche un po’ di movida, perché no? Occorre un’amministrazione che capisca che questo è un patrimonio che non può essere dissipato per incuria o dimenticanza”. Qui Riccio è davanti il Museo provinciale archeologico e numismatico, all’ingresso della Villa: “Ecco, il selciato in pietra tagliata è stato divelto dai mezzi che entrano e anche posteggiano impunemente. Più volte abbiamo chiesto che il cancello d’ingresso sia aperto solo a metà, basta un fermo e un lucchetto. Non si può fare, ci rispondono, perché devono entrare i mezzi della pulizia e dei rifiuti. Ma si forniscano di chiavi e se ne facciano responsabili, diciamo noi della Commissione”. 

In effetti, Villa Margherita è una nobile decaduta che, nel difendere altera la sua bellezza, disdegna il presente e sogna un futuro degno dei trascorsi fasti. Ma arrivano buone nuove, e fondi a seguito, che fanno ben sperare. Che lasciamo per ultimi, come il lieto fine delle favole. Di cui in effetti, non si sa mai niente, dopo il “vissero felici e contenti”. Per quanto tempo sarebbe perdurato lo stato di felicità, per esempio, o se sarebbero intervenuti divorzi, e partenze improvvise, e guerre, invasioni, pandemie? Ma questo è un altro discorso.

Villa Margherita, come si dirà in modo più dettagliato in un altro contributo, ha origini tardo ottocentesche e regali, nel senso savoiardo del termine, come si può ben evincere dall’appellativo, sempre rimasto un po’ in bilico tra quello di sapore cavalleresco in onore alla regina già intestataria della pizza, e quello patriottico di “Trieste”, imposto dopo il primo conflitto. I catanzaresi, per dire il vero, non si sono mai apertamente schierati, al netto di qualche risoluzione burocratica che pure ci sarà. E per togliersi d’impaccio, dicono semplicemente “la Villa” intendendosi perfettamente essere quella che si apre sul vialetto di quercioli in via Jannoni che è la zona pedonale più violata al mondo e anche quella in cui i trasgressori presunti la fanno più franca di tutti. La particolare tenuità del fatto, si direbbe in altra sede.

Sopravvissuta alla Grande guerra, e anche alla Seconda, la Villa si trascina calma e placida per tutto il secondo dopoguerra, affronta con baldanza e sicumera l’urto dei baby boomers che negli anni sessanta, anche a Catanzaro, sono tanti e la frequentano a frotte, accompagnati e non, festanti, dirompenti e a anche destruenti se non fosse intervenuta l’opera sinergica del vigile urbano intransigente dal soprannome esotico e della squadra di giardinieri che uscivano dal piccolo ridotto come i sette nani più in là rappresentati per sforbiciare siepi, accudire cigni reali e oche domestiche, cambiare con caratteri di pigna il giorno e la data del calendario. Fino a quando, sul volgere degli Ottanta nei Novanta si comprende da parte di tutti, chi prima chi dopo, che il modello di città giustapposta tra burocrazia edilizia e commerci è giunto al capolinea, e nuovi paradigmi urgono per non perdere il treno della contemporaneità e dell’edonismo simil reaganiano proiettato su schermo europeo. Sono gli anni della scoperta dell’Europa, o meglio, dell’apertura parcellizzata ai flussi finanziari che vengono da Bruxelles, fino ad allora più evocata per i cavoletti che per le direttive e le raccomandazioni. La città è interessata in questi anni, riportiamo dalla Proposta strategica di Agenda urbana “da una serie di Programmi di sviluppo urbano, cofinanziati dall’Unione Europea o da Fondi straordinari nazionali, che hanno determinato significative innovazioni e trasformazioni sull’assetto urbano di Catanzaro. La stagione della programmazione territoriale della Città di Catanzaro ha avuto avvio con i 2 Programmi URBAN e URBAN 2, avviati negli anni Novanta e completati a cavallo del 2000, che hanno consentito, nella strategia della riqualificazione e animazione dei contesti urbani italiani, il recupero di vaste aree del centro storico di Catanzaro, attraverso il restauro e riqualificazione di immobili storici e la creazione di ambienti urbani (piazze) finalizzati alla crescita del capitale sociale ed urbanistico della Città”.

Di Urban e di Urban 2 ha beneficiato l’intero centro storico, e anche Villa Margherita che con un lungo e paziente lavoro, affidato alla progettualità dell’architetto Fausto Rippa, ha ritrovato nei quattro anni di intenso lavoro l’aspetto che conosciamo oggi, naturalmente depurato da tutto ciò che ha nel frattempo prodotto lo stato di abbandono o di non intervento che dir si voglia, compresa la nuova ordinata pavimentazione e la creazione di nuovi spazi, come l’anfiteatro nella parte bassa, in continuità e in comunicazione con lo storico quartiere Grecìa.

Ora, a circoscrivere titolarità di iniziative e termini di responsabilità, occorre ricordare che l’iniziativa comunitaria Urban I ha riguardato il periodo 1994-99, e che sindaci nel periodo sono stati prima Benito Gualtieri (1994-1996) e poi Sergio Abramo (1997-2001), mentre Urban 2 si è sviluppato nel quinquennio successivo (2001-2006), secondo mandato Abramo (2001-2005). L’approccio “europeo” di Catanzaro è continuato nei cinque anni del successivo mandato di Rosario Olivo (2006-2011), con il completamento della riqualificazione del centro storico, comprendendo, per quanto riguarda l’oggetto della nostra attenzione, anche Villa Margherita.

È proprio Rosario Olivo a inaugurare la “nuova” Villa Margherita e a completare l’opera iniziata dal predecessore Abramo. Il 21 gennaio 2011, a 120 anni esatti dall’inaugurazione dei Savoia, con il consueto concorso di autorità civili religiose e militari Olivo, parlando di un “Giardino ritrovato”, taglia il nastro sul limitare del nuovo cancello in ghisa. Come scrive al tempo l’agenzia di stampa dell’Ente “è stata realizzata una nuova pavimentazione, installato un arredo urbano di altissimo livello, sono state reintegrate le siepi, piantumate nuove essenze, ripristinate le staccionate, pulite le vasche, messi in sicurezza i percorsi. Inoltre sono state create delle aree di svago per i più piccoli, con un parco giochi e un campo polivalente”.

L’architetto Biagio Cantisani, all’epoca responsabile del Piano strategico di Area vasta e dei Programmi di iniziativa comunitaria, ricorda: Nei Pisu (Programmi integrati di sviluppo urbano) avevamo inserito 500 mila euro per l’arredo di Villa Margherita. In particolare si provvide a realizzare il gazebo centrale – doveva essere il ‘Palco della musica’, ndr -, le illuminazioni, i nuovi cestini, un certo numero di panchine, e i parchi gioco, uno riservato ai più piccoli e il campo basket davanti all’anfiteatro. Inoltre si è provveduto a catalogare le specie arboree, abbiamo realizzato in proposito un ricco catalogo, con le paline illustrative delle piante in situ, così come le paline storiche e biografiche dei personaggi riprodotti a tutto tondo con i busti. Un intervento in continuità con lo stile già introdotto in tutto il centro storico, in gran parte con materiale di pregio commissionato alla ditta Neri, specializzata nell’arredo urbano”.

Quello appena ricordato è stato il momento di massimo splendore per la “nuova” Villa Margherita, anche in virtù della contemporanea ristrutturazione della Biblioteca comunale De Nobili, altro patrimonio cittadino che meriterebbe ben altra attenzione. Seguiranno gli anni difficili, un decennio nel quale, in parallelo con un ripensamento delle aperture “europee” come l’abolizione dell’area pedonale su Corso Mazzini – “unico capoluogo italiano a non possedere un’isola pedonale permanente”, accusa lo storico Piero Bevilacqua nel volume collettaneo ‘Cartoline dall’Italia’ edito dal Mulino -, si deve registrare l’abbandono o la scarsa attenzione riservata al Giardino del centro storico. Nonostante le rimostranze dei cittadini che nonostante tutto continuano a frequentarla, nonostante gli allarmi di diverse Associazioni culturali e non, nonostante lo stimolo proveniente dalla stessa Commissione consiliare. Si ha come l’impressione che la Villa rappresenti più la valvola di sfogo per iniziative che non si sa altrimenti dove autorizzare che parte di un programma organico che preveda, valuti e organizzi. Si tengono nel suo ambito, va ricordato, manifestazioni culturali anche di pregio, qualche annata della rassegna Catanzaro Jazz così come qualche mese fa un paio di esibizioni del Conservatorio Tchaikovsky. A settembre, addirittura, si è cimentato il Partito democratico in chiave preelettorale radunando i suoi candidati alle regionali. Di quando in quando si concedono gli spazi per rassegne canore: così a settembre è arrivato “Il giorno dei Cori” nell’ambito del Festival d’Autunno. Ma l’andamento quotidiano è fatto di aleatoria attesa di tempi migliori, riempita, nel pomeriggio e nelle prime ore, dall’allegro festare dei cani che, chissà per quale ordinanza specifica, in Villa derogano sull’uso del guinzaglio.

Tempi migliori che potrebbero arrivare presto. Ci ricorda e ci informa Antonio De Marco, dirigente per Agenda Urbana, che il sindaco Abramo ha ottenuto a gennaio scorso il finanziamento di cinque milioni dalla Regione con i fondi riprogrammati del Por nell’ambito delle misure anticrisi di contrasto agli effetti negativi del covid19 nelle aree urbane per la riqualificazione di Villa Margherita e la realizzazione di un campo tennis al coperto a Giovino.

In realtà, nella lista dei beneficiari del Por Calabria Fesr 2007/2013 (aggiornamento al 16/11/2021) risulta inserito proprio il Comune di Catanzaro per l’operazione “Riqualificazione ampliamento di Villa Margherita” per un’allocazione risalente al 2009 di 2.258.351 euro. “Lo spazio di Villa Margherita, polmone verde del centro storicoha detto al gennaio Abramoverrà riqualificato e anche potenziato sulle dotazioni di attività di animazione di tempo libero”, intervento, quest’ultimo, che riguarderà proprio l’area dell’anfiteatro e del campetto di basket. “Abbiamo già ottenuto la delibera di approvazione di finanziamentodice a Catanzaroinforma Antonio De Marco e abbiamo appena stipulato la convenzione con la Regione. Con l’anno prossimo possiamo partire con le due tipologie di intervento su Villa Margherita”.
Bernardino Grimaldi, severo ministro per l’Economia sotto Antonio Giolitti, sentitamente ringrazia.

 

Di Clara Varano

Villa Margherita, possiamo dirlo, non è più il monumentale giardino di un tempo. Al di là dell’enorme valore storico e culturale che mantiene e che ha sempre avuto, entrando in villa, lo si può notare già dall’accesso al viale che prima era inibito alle auto, non c’è quell’effetto di stupore che sin da piccoli tutti i catanzaresi, ma anche i visitatori della città hanno sempre avuto.

(Immagini video di Francesco Pristerà)

I giardini sono curati, sì, ma bene solo le aiuole dell’entrata, si nota qualche albero che necessita di qualche cura maggiore, ai busti dei notabili calabresi e catanzaresi, serve un restauro, almeno una pulizia costante, per non parlare dell’ormai infinito “lavori in corso” in cui ci si imbatte entrando nei giardini, ora qui, ora là, che impediscono sempre la visuale o la seduta in qualche angolo.

 

Capitolo Manutenzione
Scale sconnesse, strade divelte, buche, ricoperte da cemento qualunque e non certo con quelli che dovrebbero essere i tipici ciottoli che nell’arredo previsto all’interno della villa è stato scelto per le vie e le stradine che corrono lungo il tracciato, non proprio breve di quella che nel tempo è stata anche chiamata villa Trieste. E le fontane? Una vuota, l’altra sporca. Insomma, i cigni bianchi e neri di un tempo con cui scattare e a cui scattare delle belle fotografie, sono solo un magnifico ricordo.

Anche il campo di gioco, ma questa non è una novità, considerando che tutti i campetti pubblici, che non siano gestiti da qualcuno, a Catanzaro, sono nelle stesse condizioni: reti e pavimentazione rovinate. Così come sono distrutte le porte di alcuni locali, i cestini della spazzatura e altri arredi della villa. Per non parlare dei servizi igienici che vanno del tutto ricostruiti visto che i vandali li hanno distrutti.

Quello che però salta agli occhi è il proliferare di erbacce che spuntano ovunque e addirittura in un caso impediscono il passaggio. Il sentiero, infatti, è completamente ostruito da quello che non si capisce se è un accumulo di sfalci o il rampicante di un’erbaccia così ramificata e cresciuta da essere diventata un vero e proprio cespuglio, quasi un’aiuola, tale da ostruire un intero sentiero ormai non più percorribile da nessuno, a meno che qualcuno non abbia voglia di addentrarsi in allenamenti di parkour.

(Continua)

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