Quantcast

Villa Margherita/2, il grido di dolore delle associazioni ed il futuro del giardino nobile della città

Tanto amata e altrettanto trascurata, Villa Margherita è una nobile decaduta che, nel difendere altera la sua bellezza, disdegna il presente e sogna un futuro degno dei trascorsi fasti. Ma arrivano buone nuove, e fondi a seguito, che fanno ben sperare

Ecco la seconda parte dello speciale su Villa Margherita

 Villa Margherita e il grido di dolore delle associazioni

Di Laura Cimino

E’ una storia di abbandono. Di decadente incuria di un luogo storico. Di privazione. E’ un segno ‘meno’ messo davanti. Il grido delle associazioni cittadine si fa sentire. Villa Margherita era l’infanzia e l’adolescenza di tante generazioni di catanzaresi.

Tante le proposte che arrivano dalle associazioni. Un concorso di idee per una destinazione precisa: i ragazzi, quindi parchi giochi e aree tematiche a loro dedicati. Oppure, un luogo dove organizzare periodicamente fiere, come quella dell’antiquariato, un vivo contenitore culturale. Una maggiore cura del verde. Villa Trieste, come si chiamava prima, nasce come Orto botanico, quindi proprio per questo come giardino che si arricchiva della varietà di alberi e piante provenienti da ogni parte del mondo. La scelta, invece, oggi, è di lasciare solo piante autoctone.

“Il problema della Villa è a monte, ed è quello della mancata sorveglianza – a parlare è Claudio Pileggi, presidente dell’associazione Cara Catanzaro –  perché non si riuscirà mai ad avere una manutenzione appropriata usando questo metodo, cioè destinando delle unità che ci lavorano ‘una tantum’. Bisognerebbe tornare agli anni ’80, ’90, quando c’erano due o tre persone fisse, avevano anche la loro abitazione lì, e si dedicavano solo ed esclusivamente alla villa, vigilata 24 ore su 24.

Cara Catanzaro
Claudio Pileggi

La soluzione migliore e anche più economica secondo noi per riprendere questo luogo passa anche da questo: destinarne almeno due persone fisse alla cura e alla sorveglianza, anche economicamente pensiamo sia più conveniente che mandarne dieci una volta al mese”.

Una decisione propriamente politica: destinare, da parte dell’amministrazione, del personale alla custodia  vuol dire dimostrare di voler investire nel decoro e nella bellezza di un simbolo per la città.

‘Al contrario del Parcoprosegue il presidente di Cara Catanzaro Claudio Pileggila Villa è un giardino storico, dal valore anche affettivo e naturalistico. Lo scorso anno abbiamo avuto un incontro con Verdidea, la società che gestisce il verde in Villa, e abbiamo appreso che sono stati effettuati moltissimi tagli sugli alberi, e non sono stati rimpiazzati adeguatamente.

Villa Margherita nasce come giardino botanico, e i giardini botanici ospitano come è noto varietà di piante da tutto il mondo, non solo autoctone, ora la politica invece portata avanti da Verdidea, anche per evitare i parassiti che hanno colpito le palme, è di sostituire queste piante solo con alberi autoctoni, ma così si snatura questo posto.

Per quanto ci riguarda, dunque, come Cara Catanzaro, troviamo deprecabile non solo il degrado assoluto che regna ormai da anni, specialmente nella zona più bassa che è stata completamente lasciata all’abbandono, ma soprattutto questa politica della gestione del verde pubblico. Non si può snaturare un Giardino Botanico.

Noi dell’associazione Cara Catanzaro siamo intervenuti sulle statuine di Biancaneve e i sette nani lo scorso anno, iniziativa  che è risultata graditissima perché penso che tutti in città nei loro ricordi di bambini abbiano una foto con questo ‘simbolo’ della Villa Margherita, e del loro averla frequentata. Restauro eseguito in modo davvero bello dall’artista catanzarese Ieso Marinaro.

Cara Catanzaro restituisce a Villa Margherita ‘Biancaneve e i sette nani’

Speravamo, con questa piccola iniziativa, di essere da sprone anche per l’amministrazione, perché intervenisse anche a sanare la Villa che versa appunto nel degrado assoluto. L’associazione Cara Catanzaro ha provveduto poi al recupero della palina del Museo March all’interno della Villa e a ripulire dalle scritte vandaliche i bagni pubblici, anche utilizzando dei macchinari particolari. Ma questi interventi privati così come molti altri anche significativi da parte di tante altre associazioni cittadine non hanno sortito nessun effetto da parte della amministrazione comunale’.

Dello stesso avviso Aldo Ventrici a capo dell’associazione Osservatorio per il Decoro Urbano  di Catanzaro ‘La vicenda del degrado di Villa Margherita – afferma – è la prova di una generale mancanza di visione. Se pensiamo alla tristezza di quei lampioni rotti, di quella zona dell’anfiteatro abbandonata ai continui atti di vandalismo, dei bagni devastati, ai laghetti senz’acqua, ai topi che la fanno da padrona. Un tempo questo elegante giardino botanico attraeva con i cigni, bianchi e neri, e i ‘giri’ sul famosissimo puledro Jolly. Era il luogo dell’infanzia, delle famiglie che vi portavano i bambini.

Dunque cosa è successo? La cosa più grave: che l’abbandono da parte del Comune ha portato, nell’immaginario collettivo, a una percezione di luogo come negativo, luogo dove non è più piacevole andare. Un’aura di negatività.

Aldo Ventrici
Aldo Ventrici

Va a da sé che, se l’amministrazione davvero volesse recuperarlo per il pubblico dovrebbe, per cominciare, rilanciarne l’immagine. Con una operazione del tipo: ‘la chiudiamo per tot tempo, per restituirla ai cittadini come villa da competere con quelle delle più grandi città”. Il problema della mancanza di sorveglianza è visto come centrale anche dall’Osservatorio per il decoro urbano. ‘Basterebbe magari anche organizzare dei controlli continui da parte dei vigili urbani – che sarebbero impiegati, in questo caso, non solo nell’attività delle multe alle automobili  – per restituire alla città l’immagine di un Comune che allora a questo luogo ‘ci tiene’. La nostra proposta è quella di utilizzare la Villa come contenitore culturale. Destinarvi con una cadenza periodica una fiera dell’antiquariato. Concerti, teatro, esibizioni dal vivo. Il Comune potrebbe pensare ad un cartellone, incentivando il provato. Con bandi dedicati e una cospicua operazione di rilancio. Ma a quanto pare, per ora niente di più lontano da tutto questo”.

Uno spazio di cui di nuovo si fruisce, un contenitore per i ragazzi, e quindi anche per le mamme, è quanto invece è nelle idee di un’altra associazione cittadina, Italia Nostra. “Ci sembraa parlare è la presidente Elena Bovache sia in fondo questa la vocazione originaria di Villa Margherita. Ora è uno spazio vuoto. Deve tornare ad essere un luogo nel quale investire. Dalla cura del verde a iniziative culturali.

Elena Bova
Elena Bove

Noi pensiamo più specificamente ad un grande Parco Giochi. Un bando di idee da cui far ripartire tutto. Ridare il senso dell’accoglienza di questa storica zona della città, svolgere, nel farlo divenire luogo sicuro e frequentato, anche una funzione sociale’.

Verde a km 0 con piante autoctone per villa Margherita. Il futuro del giardino nobile della città

di Giulia Zampina

1811- 2021. Quanti sono 140 anni? Nell’immaginario collettivo tanti, troppi per tornare tanto indietro con la memoria, per trovare segni reali di un tempo che è stato e che non siano solo racconti di qualcuno tramandati.

Tanti troppi 140 anni, ma non per gli alberi che in ogni cerchio dei loro tronchi raccontano un anno di vita, la loro e quella dei luoghi in cui “dimorano”:

In Villa Margherita non ci sono forse tutti gli stessi alberi di oltre un secolo fa, ma alcuni, quelli più imponenti, come una sequoia, un pino, ed il cedro dell’Atlante che è proprio all’ingresso di Villa Margherita, hanno un’età media di 90 anni. Hanno resistito anche l’evidente incuria dell’uomo verso quello che era il giardino nobile della città capoluogo e che ora alterna spazi di infinita ed indescrivibile bellezza, data appunto dalle piante e dagli alberi, a spazi in cui il verde incolto è invece l’immagine del degrado e dell’abbandono.

Walter Rottura, agronomo forestale, direttore operativo di Verdeidea, la società che si occupa del verde pubblico, con la sua squadra composta di sette persone, si occupa della cura delle piante e degli alberi in Villa Margherita e ha un sogno, un progetto, che ha messo nero su bianco in un documento, firmato anche dal presidente degli agronomi forestali Antonio Celi,  e che è stato recepito nel nuovo regolamento per il verde pubblico approvato dalla Giunta Comunale: “Troppa Biodiversitàdice Rottura .- non è mai un bene perché significa che piante di altre zone sono costrette a vivere in condizioni a loro non favorevoli. Quello che il regolamento sul verde urbano ha recepito, è stata la nostra proposta di arricchire, soprattutto i parchi pubblici, di piante autoctone. Alberi, fiori e piante che siano nate e che possano crescere nel nostro territorio. La pianta infatti, se fatta crescere in una zona che conosce, è capace di riconoscere e quindi difendersi in maniera autonoma anche dai possibili nemici e attacchi. Cosa che un albero o una pianta “esportate” non possono fare”.

“Gli spazi per attuare questo tipo di colture in villa Margherita ci sono ancoradice Rotturasenza per questo sacrificare ciò che già esiste. Soprattutto gli alberi secolari ma anche quelli che, inaspettatamente, sono cresciuti e hanno trovato quasi un habitat naturale, come gli alberi di alloro”.

Sulla manutenzione Rottura dice: “Un parco come villa Margherita avrebbe bisogno di una persona fissa per la cura del verde, ma anche di qualcuno che si occupasse in maniera costante dei controlli sugli utenti. Spesso non si capisce che lasciare che una che faccia i propri bisogni in un’aiuola non solo è vietato, ma crea molti danni al verde”.

Verde a km 0 dunque è questo il futuro che Rottura auspica per Villa Margherita, per riportarla ai fasti di un tempo e nello stesso tempo per caratterizzarla come luogo di svago certo, ma anche di cultura, perché, al pari delle coltivazioni, dell’enogastronomia e di tutto ciò che è parte integrante di un territorio, il verde racconta della storia e dell’evoluzione di un territorio.

(Continua)

LEGGI I PRECEDENTI SPECIALI DI CATANZAROINFORMA

Villa Margherita, alla ricerca del Giardino di città: perduto e ritrovato e poi riperduto e domani, forse, chissà

La città di sopra alla ricerca delle sue memorie del sottosuolo

Il Porto, una storia lunga più di mezzo secolo e, anche, specchio dell’era Abramo

Come ti desertifico dieci quartieri con una mossa sola

“Scuole dimenticate”, la “Mazzini”