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Villa Margherita/3, le suggestive gallerie ed il “riposo” del Cavatore

 “Le gallerie di Villa Margherita: una città sotterranea ancora da scoprire”

 di Daniela Amatruda

Generico novembre 2021

La storia della nostra città, quella più antica ed anche quella più suggestiva, è quotidianamente sotto i nostri occhi, letteralmente sotto i nostri occhi. Il tran tran quotidiano non ci permette forse di soffermarci a scorgere le tante tracce del nostro passato sparse per tutta la città, ma loro ci guardano, ci osservano, in attesa di occhi curiosi che possano ridare loro vita e significato. Tra queste, quelle più affascinanti, sono senza dubbio i sotterranei della città. Tra le più conosciute, perché ristrutturate e rese fruibili, sono certamente le gallerie del Complesso monumentale del San Giovanni.

Ma ci sono tanti e diversi camminamenti sotterranei presenti sotto i nostri piedi, cunicoli scavati nel corso dei secoli per le esigenze delle diverse epoche e che hanno permesso ai nostri antenati di “sparire”, di nascondersi dalle invasioni di altri popoli o di ripararsi dai bombardamenti della seconda guerra mondiale o semplicemente per attraversare in poco tempo la città per trasportare materiali. Nel tempo però, sono state diverse le trasformazioni che queste gallerie hanno subito per permettere la realizzazione di importanti arterie stradali della città o aree di utilità pubblica. Ne sono un esempio le gallerie presenti in Villa Margherita a cui si accede attraverso un grande portone di ferro presente nei pressi dei cosiddetti “centro metri”. Circa sette anni fa il sindaco Sergio Abramo aveva presenziato ai sopralluoghi del sito insieme alla stampa locale, ma il percorso è rimasto sempre chiuso per motivi si sicurezza. Per comprendere le origini e le trasformazioni nel tempo di questo sito, e soprattutto quale futuro si potrebbe immaginare, ci siamo rivolti all’archeologo e docente dell’Accademia di Belle arti di Catanzaro, Francesco Cuteri, che ci ha accompagnati in questo viaggio, all’interno delle gallerie, permettendoci di immaginare una Catanzaro sotterranea ancora tutta da studiare e quindi ancora da scoprire…

Generico novembre 2021

“Catanzaro, una città doppia”

“Ricordo che questo lungo tunnel – spiega l’archeologo Francesco Cuteri – soprattutto negli anni 60-70, ma anche sino agli anni 80, era aperto al pubblico e l’intera area era molto frequentata, grazie anche al fatto che vi era una più attenta cura dell’intera villa comunale. Ora è chiuso da molto tempo e negli anni è stato utilizzato anche come deposito di manufatti e di materiali. La sua storia però è chiaramente di grande fascino e ci riporta sicuramente alle origini più antiche di Catanzaro”.

“Rispetto alle altre gallerie come quelle presenti nel Complesso monumentale del San Giovanni o altri passaggi che ci sono in altri spazi della città,continua Cuterila cosa interessante di questo lungo tunnel è che ha una forma molto particolare. Al di là di quelli che sono stati gli interventi successivi ed i ritocchi operati nel tempo per ricavare più spazio, lo scavo ha una sua sezione trapezoidale, in alcuni casi potremmo definirlo un triangolare un po’ più irregolare. Questo particolare ci porta in una dimensione molto antica. Se pensiamo per esempio all’antro della Sibilla Cumana a Pozzuoli, un esempio chiaramente più raffinato e più bello anche per il tipo di roccia e per il contesto culturale, i camminamenti propongono lo stesso modello. Questo ci permette di interrogarci su quale possa essere la cronologia di questo tunnel. Purtroppo non abbiamo assolutamente punti di riferimento. Se quello della Sibilla Cumana è del VII secolo a.C., e non essendoci a Catanzaro per ora una provata frequentazione di età greca, posso immaginare che questo tunnel nasca nel momento in cui viene concepita la città altomedievale, quindi la città bizantina. È in quel momento che si verifica l’esigenza di spostarsi all’interno degli spazi urbani con una certa facilità per trasportare delle cose, ma sicuramente è quello il momento in cui possiamo collocare la realizzazione di questa struttura così imponente”.

Generico novembre 2021

“Testimonianza straordinaria da preservare”

Continuando a camminare lungo il tratto di galleria percorribile, Cuteri osserva la roccia e ci fa notare che “quello che noi vediamo è il frutto di un ritaglio ripetuto, – spiega – cioè di un’asportazione continua che è stata fatta nel corso dei secoli. Se nel X/XI secolo era molto particolare, ora ci rimane un “brandello” che però è importantissimo perché testimonianza straordinaria di questa città medievale che dobbiamo naturalmente preservare. Il tunnel in origine era chiaramente molto più lungo, ma nel tempo ha subito diverse “amputazioni”: una è sul fronte che affaccia su quella che è diventata poi villa Trieste dove si vede chiaramente che la galleria continuava, ma che, nel corso dell’800, è stata interrotta per ricavare lo spiazzo antistante questo stesso ingresso. Credo che siano stati demoliti almeno 20 o 30 metri di galleria, se non di più. Ovviamente sono delle ipotesi, in base a quello che si conserva nella roccia ed in base allo spazio che abbiamo davanti. Lo stesso intervento di amputazione di una parte di questa lunga galleria si è verificato dalla parte opposta della villa e che affaccia invece sulla strada sottostante. Un taglio reso necessario per la realizzazione di un’arteria stradale oggi importante per la viabilità della città. In questo punto però è ancora più difficile quantificare. Il tunnel sicuramente andava avanti ancora per decine di metri e sarebbe davvero interessante capire fin dove arrivava. La realizzazione della strada ha portato anche al taglio di altre due diramazioni che si trovano nella parte destra della galleria, due diramazioni che permettevano di spostarsi in due direzioni opposte della città, e che oggi sono lunghe poco più di una decina di metri”.

Generico novembre 2021

Il popolo spariva nella città “fantasma”
Spostandoci sul lato sinistra della galleria, troviamo invece un tunnel chiuso da un cancello. Non possiamo entrare con le telecamere, dobbiamo fermarci. Si riesce a scorgere solo un breve tratto del percorso e fili elettrici che pendono dal soffitto. Ma è sempre Cuteri, con la sua narrazione, a condurci in questi spazi che ha visitato già molti anni fa con lo studioso Giuseppe Racchetta, il primo ad esplorare questi luoghi, e che nel 2009 ha realizzato il documentario dal titolo “Segreti Passaggi”.   Nel docufilm Racchetta narra di “una città sotto la città” che i più anziani conoscono come il Ragno e, che percorre buona parte di Catanzaro.

Si tratta di una galleria più articolata e che conduce esattamente fin sotto l’antico complesso di Santa Chiara, quello che poi è diventato la Caserma dei Carabinieri. In questo caso non possiamo parlare di un progetto originario, ma di un intervento successivo, probabilmente realizzato nel corso del medioevo (possiamo pensare al 1300- 1400)”.

una città doppia, con un sopra e un sotto

“È bellissimo vedere che all’interno di questo percorsoracconta Cuteri si conserva ancora tutto il sistema di illuminazione di un po’ di decenni fa. Questo ci fa quindi immaginare che anche queste gallerie, così come successo per quelle del San Giovanni, siano state utilizzate come rifugi durante la seconda guerra mondiale. Passaggi segreti dove era possibile nascondersi. La città in quel tempo si mostrava più accogliente perché permetteva agli abitanti di Catanzaro di sparire all’improvviso, come se la città diventasse di colpo deserta, una città fantasma”.

Questo ci consente di capire quanto fosse articolato questo sistema sotterraneo che caratterizzava Catanzaro, sotterranei che, come spiegato dall’archeologo Cuteri, non si fermano qui e che proseguono per tutta la città, forse anche all’interno della stessa villa, dove sicuramente è possibile recuperare altri spazi sotterranei. “Si connota, dunque,dice Cuteriuna città doppia, con un sopra e un sotto, che diventa molto interessante sia dal punto di vista storico che per una promozione turistica del nostro centro”.

Generico novembre 2021

“Il Cavatore” indica la strada: continuare a scavare per scoprire la storia

La cava, il piccone, l’acqua, un uomo intento a svolgere il suo lavoro. Nella scultura di Giuseppe Rito, “Il Cavatore”, sono presenti gli elementi principali per comprendere le origini della Catanzaro antica e della Catanzaro sotterranea. Elementi che corrispondono, rispettivamente, alle tante cave e gallerie presenti; alla sorgente che scorre nel sottosuolo per tutto il centro storico; all’operosità degli abitanti, una dedizione al lavoro che ha origini storiche. Nell’antichità, i catanzaresi erano famosi ed apprezzati per le loro maestranze altamente specializzate nell’arte della seta come nella lavorazione della creta ed in quella dei metalli. Molti emigravano, anche nella vicina Sicilia, perché chiamati a tramandare le loro abilità.

La statua bronzea, pur se concepita dopo l’epoca dell’escavazioni, sembra esortare il popolo a continuare a scavare ancora: “Credoafferma ancora Cuteriche le gallerie di Villa Margherita siano veramente simboliche per la città, lo sono come il Cavatore, perché strettamente collegati fra loro: da una parte la statua di Rito, che con il suo piccone ancora continua a scavare, e queste gallerie, scavate dagli antenati molti secoli prima della realizzazione della statua. È come se avesse una sua storia sotterranea da narrare”.

“Ritengo sia il posto più spettacolare, più monumentale e più rappresentativodice Cuterie credo quindi che sia necessario procedere con un impegno concreto, augurandoci che l’amministrazione comunale si voglia interessare di questo luogo, innanzitutto partendo dalla pulizia del sito, passaggio essenziale per renderlo percorribile, e poi con un’attenta valutazione, soprattutto di carattere geologico, per capire quali sono i punti dove si può intervenire per fermare un degrado che ha portato, per eventi di diversa natura, al distacco di alcune porzioni di pareti in due punti. Le frane sono ancora visibili perché ingombrano centralmente il camminamento. La galleria deve essere messa in sicurezza e resa visitabile”.

“Ricostruire la Catanzaro sotterranea”

questo luogo merita di essere studiato

“Noi oggi vediamo questa galleria con un’altezza incredibilespiega Francesco Cuteri -, si tratta di molti metri di altezza, frutto di una trasformazione nel tempo. In antico, infatti, tutto il camminamento era leggermente più basso, mentre in tempi recenti, immagino in età moderna quando tutta la città diventa un grande cantiere di estrazione di materiali da costruzione, questa galleria è stata abbassata almeno di un paio di metri. Ad una certa altezza, infatti, sono visibili le tracce delle due diverse escavazioni: la parte antica, tutta patinata e con una certa tecnica di scavo, e poi l’approfondimento più recente che si mostra con forme e colori della roccia un po’ diversi”.

“Quanto è possibile osservareconcludeci porta a fare un’altra considerazione: questo luogo merita di essere studiato e per farlo è necessario un rilievo dettagliato di tutto questo sistema di gallerie che ci permetterà di identificare i passaggi, le tracce delle escavazioni e quindi ricostruire un po’ meglio la storia di questa importante pagina della Catanzaro sotterranea”.

Generico novembre 2021

Il Cavatore “a riposo” in Villa Margherita

di Daniela Amatruda

 Dopo il crollo nel 1970 di un muro di cinta del Complesso monumentale San Giovanni e la conseguente demolizione di costruzioni preesistenti ormai pericolanti, “Il Cavatore” è stato conservato, per ragioni di sicurezza, in Villa Margherita, dove vi rimase per circa 14 anni. In tanti ricordano che la statua, realizzata tra il 1951 e il 1954 dall’artista calabrese Giuseppe Rito, non fu purtroppo conservata in modo adeguato, ma adagiata per terra, dapprima nella galleria vicino ai “cento metri”, poi nel giardino della casa del custode della villa. Queste le principali “dimore” che ospitarono la statua nel corso di quei lunghi anni.

Con molta probabilità la scultura fu inizialmente conservata nei sotterranei della Villa Margherita, alla ricerca del Giardino di città. Anche l’archeologo Francesco Cuteri ricorda l’immagine della statua in posizione di “riposo” posta proprio all’ingresso principale della galleria: “Un ricordo che conservo di quegli anniracconta Cuteriè l’immagine, ancora nitida, del cavatore sdraiato, come se fosse momentaneamente addormentato, posto qui dopo il crollo del castello in attesa della fine dei lavori di messa in sicurezza. Era possibile vederlo proprio dal cancello che chiudeva l’accesso alla galleria. Non tanto tempo fa, proprio all’interno di questa galleria, erano state depositate anche alcune porzioni delle statue in terracotta che ornavano la villa quando era nel pieno della sua bellezza e del suo splendore. Anche questa è stata recuperata ed è esposta nel complesso monumentale del San Giovanni. Per molto tempo, infatti, il tunnel fu utilizzato come deposito dalle diverse amministrazioni comunali”.

FOTO DI GIOVANNI MATARESE
Il Cavatore

Negli ultimi anni del suo “riposo”, invece, la scultura bronzea fu poi spostata all’interno del giardino della casa del custode della villa, un uomo che i ragazzini dell’epoca ricordano come un po’ burbero. C’è però chi riuscì a scattare una foto del Cavatore “dormiente”, se così possiamo definirlo. Ad immortalare quel momento fu Giovanni Matarese, conosciuto ai più come il fondatore e presidente dell’Associazione Storica Mirabilia, ma che proprio nel 1983, un anno prima che il Cavatore tornasse nella cava del Castello, aveva avviato un progetto editoriale con altri colleghi e amici che prese il nome di “U Vanderi”, un periodico popolare catanzarese. Nell’edizione n.3 del mese di maggio 1983, a pagina 12, troviamo proprio la foto del cavatore adagiato per terra nel giardino del custode. La foto è accompagnata da un breve testo: “Catanzaresi cari, ecco che fine ha fatto il simbolo della operosità catanzarese. Giace nel cortile della casa del custode di Villa Trieste. Questo monumento era stato dedicato a tutti coloro che ogni giorno profondevano il loro impegno per la crescita di una società sana. I catanzaresi che governano avrebbero dovuto operarsi per restituire a questo gigante un posto dignitoso! Se la buonanima di Giuseppe Rito potesse parlare!

U Vanderi

“U Vanderispiega Mataresenacque con l’intento di diventare un piccolo giornale d’inchiesta per scoprire quelle curiosità e quegli scorci della città non molto conosciuti e valorizzati. E fu proprio in occasione dei nostri frequenti sopralluoghi che scoprimmo dove era stata depositata la statua. Non potevamo non immortale quel momento. Ed un anno dopo, poi, abbiamo documentato anche il suo ritorno all’interno della nicchia”.

Nel 1983, un altro evento caratterizzò la storia del Cavatore. Si tratta della performance, “Oh Tempo le tue piramidi”, commissionata ad un artista di Pescara, Franco Summa (recentemente scomparso), per il Cavatore. Summa volle “impacchettare” ciò che restava della fontana e delle rocce, dove prima era collocato il Cavatore, e dipingerli di tanti colori. Per far questo, coinvolse alcuni studenti del liceo scientifico “Siciliani”. Lo abbiamo documentato qualche mese fa attraverso le immagini e i ricordi del fotografo Carlo Paone. Fu una manifestazione, patrocinata dalla Regione e con molta probabilità anche da altre istituzioni, che durò 4 o 5 giorni e che vide la partecipazione di molti artisti, attori, ballerini che si esibirono in molti punti di interesse del centro storico.

(Continua)

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