Catanzaro città universitaria?
Più informazioni su

Oggi CatanzaroInforma.it vi presenta lo speciale per riflettere sul ruolo del capoluogo rispetto all’Università e a ciò che ruota intorno ad essa.
VAI A:
A sessant’anni dai primordi e all’indomani dell’elezione del nuovo rettore Umg è il momento di lanciare e raccogliere la sfida – di Raffaele Nisticò
Affitti, trasporti, residenze e servizi: la parola agli studenti dell’Umg – di Daniela Amatruda
Il desiderio dell’Università in centro. Gli studenti di Sociologia soddisfatti ma chiedono servizi – Di Laura Cimino
Movida, sport e appuntamenti culturali: cosa offre la città agli studenti universitari? – di Maria Teresa Rotundo
A tu per tu con Valentina Currenti nuovo direttore del Conservatorio Statale – di Antonia Opipari
Accademia delle Belle Arti, numeri e prospettive: iscrizioni in aumento – di Maurizio Ceravolo
Il sindaco Fiorita: Catanzaro città universitaria? Scontiamo qualche ritardo – di Raffaele Nisticò
A sessant’anni dai primordi e all’indomani dell’elezione del nuovo rettore Umg è il momento di lanciare e raccogliere la sfida
di Raffaele Nisticò
La svolta degli studi di formazione superiore universitaria fu a metà degli anni Settanta. Ancora fino al 1972 non era attiva in Calabria alcun Ateneo. Per chi si diplomava tra Dolcedorme e Fata Morgana le domande erano sostanzialmente tre: continuo con gli studi? a cosa mi iscrivo? dove mi iscrivo? Le ultime due non necessariamente nell’ordine, la scelta della sede universitaria fuori regione spesso condizionante la scelta della facoltà su cui costruire la propria vita adulta. Le direzioni principali erano due: a sud verso Messina, privilegiando gli studi umanistici e giuridici; a nord verso le grandi città universitarie, dotate di appeal soprattutto per gli studi tecnici e medici, lungo la dorsale tirrenica passante per Napoli, Roma, Perugia, Firenze, Pisa e poi lo scollinamento verso l’adriatica e la grande pianura: Bologna e Padova. Queste le principali mete dell’emigrazione studentesca, con tutte le variabili individuali in chi voleva apportare un tocco di originalità alle proprie aspirazioni oppure semplicemente spinto dalle convenienze familiari e stanziali.
Breve storia dell’Università di Catanzaro
Nel 1972 prende forma e sostanza il campus universitario di Arcavacata, per tutti Università di Cosenza più che di Rende, che per privilegio di nascita si può fregiare del titolo di Università della Calabria abbreviato Unical, campus voluto in termini residenziali dalla fortunata confluenza di eccellenze politiche e accademiche. Catanzaro, da poco insignita del titolo onorifico di capoluogo e impegnata a conferirvi sostanza, memore delle antiche vocazioni, cercò di non assistere passivamente, e tentò l’unica strada praticabile agli uomini e agli enti di buona volontà in ristrettezza di mezzi: i consorzi. Unire le sorti, letteralmente, più siamo meglio stiamo: nel 1972 nacque il Consorzio della Libera università di Catanzaro, dalle cui alterne vicende sedimentò il passo successivo, il Consorzio per la promozione della cultura e degli studi universitari di Catanzaro, presieduto dal presidente del tribunale Salvatore Blasco che con brevissima soluzione di continuità con la precedente esperienza, rinsaldò i legami con l’università di Messina per i corsi di Giurisprudenza e con l’Università di Napoli (II Facoltà, allora) per i corsi di Medicina. Lo schema era semplice: docenti di chiara fama a tenere lezioni compatte anche di tre-quattro ore consecutive, svolte all’ultimo piano dell’Ospedale Pugliese per medicina (nessuno inventa niente, neanche l’odierna integrata ‘Dulbecco’) per medicina, addirittura il cinema Odeon per giurisprudenza, fin quando non si riuscì ad avere un edificio universitario a sé stante, un’ala del palazzo seminariale in via San Brunone di Colonia, erta salita che dall’ospedale Pugliese sale verso il cimitero cittadino.
Furono gli anni, eroici in buona misura, per chi iscritto fuori pensò, bene o male a seconda delle fortune individuali, di rientrare in sede, e per chi scelse dall’inizio la soluzione cittadina. Gli studenti di allora oggi sono da poco andati in pensione o si apprestano a farlo, una pagina si chiude definitivamente, rendendo arduo da qui in poi testimoniare la fascinazione e lo straniamento che si provava nell’incontrare, per dire, il chiarissimo anatomico Giovanni Giordano Lanza, sceso dal treno a Catanzaro Sala con la sua consumata cartella di pelle marrone, salire sul bus dell’Amac e arrivare al Pugliese per le tre ore di morfologia del glomerulo renale e dell’ansa di Henle. Oppure stare ad ascoltare per buona parte della mattinata l’illustre patologo generale Gaetano Salvatore spiegare agli studenti con affabulatorio mood partenopeo la differenza sottile ma sostanziale che passa tra un diabete di tipo I insulino dipendente e l’altro, di tipo II. Distinzioni che forse neppure si usano più, adesso che è tutto più indicizzato e algoritmico. E quando sul piano logistico e organizzativo il rapporto tra l’allora e l’oggi, è di uno a cento. Esami? A Napoli, nella mitica Torre biologica su ai Camaldoli, svettante più per timore reverenziale che per oggettiva imponenza, se vista con gli occhi di oggi.
Sarebbe venuto poi, con la nascita nell’82 dell’Università di Reggio Calabria e la sede distaccata di medicina e giurisprudenza a Catanzaro, il tempo dei prorettori, di Pier Luigi Mattioli e di Giuseppe Nisticò e, finalmente, staccandosi Catanzaro da Reggio Calabria con decorrenza 1° gennaio 1998, il primo dei rettori, il fondatore dell’Università Magna Graecia anche nel nome, Salvatore Venuta. La costruzione di una scuola di medicina chiede tenacia, perseveranza e lungimiranza, ma anche luoghi dove esercitare e fare esperienza: solo nella seconda metà degli ’80 la clinica privata “Villa Bianca” nel quartiere Mater Domini accoglie l’ospedale universitario, complesso che nel febbraio 1995 diventa l’Azienda ospedaliera universitaria Mater Domini. Intanto nel 1991 l’offerta didattica del polo di Catanzaro si era arricchito con la facoltà di Farmacia che trovò posto in riva allo Ionio, a Roccelletta di Borgia, nel complesso Barbieri. Il campus di Germaneto sarebbe stato realizzato nel 2004 e avrebbe esordito funzionalmente nell’anno accademico 2006/2007, con la sua organizzazione dipartimentale (Medicina Sperimentale e Clinica, Scienze Mediche e Chirurgiche, Scienze della Salute e Scienze Giuridiche, Storiche, Economiche e Sociali) e il corredo di servizi per studenti e docenti, il mastodontico edifico del Policlinico e quello più snello dell’edificio giuridico, allungato drappo chiaro sulla gialla campagna circostante. Dopo Venuta (1998-2007), i rettori sono stati Francesco Saverio Costanzo (2007-2011), Aldo Quattrone (2011-2017), Giovambattista De Sarro (2017-2023), fino a Giovanni Cuda, ordinario di Biologia molecolare, eletto il 21 giugno scorso. Qui gli echi della storia nel sedimentare muovono a nuovi rimandi di cui parlerà la cronaca di domani.

L’Alta Formazione
Ma riandiamo indietro, a quegli anni Settanta che non a caso rappresentano lo snodo fondamentale della formazione superiore a Catanzaro. Arrivano infatti a piena maturità i cuccioli del boom demografico del dopoguerra, con una popolazione studentesca ampia, mobile, disincantata e pronta ad affrontare nuove avventure, facilitata in questo dalla recente riforma degli studi medi superiori che nel 1969 liberalizza l’accesso alle facoltà universitarie, fino a quel dicembre condizionate dai percorsi scolastici precedenti. Ovunque si avverte la necessità di movimentare l’offerta formativa superiore di livello universitario.
Alta formazione fisica
A Catanzaro non solo medicina e giurisprudenza aprono strade nuove: a metà Settanta arriva l’Istituto superiore di educazione fisica, istituto parallelo dell’Isef di Bologna. Anche qui si adotta la stessa strategia: fare riferimento a un’istituzione consolidata e disposta a dare credito a un nucleo di volenterosi pionieri che nella fattispecie ruotano intorno al direttore Domenico Farina detto Mimmo, alto biondo occhialuto cultore di basket che concentra le attività didattiche e di segreteria dell’Istituto in una struttura ancora esistente nel Parco dell’Agraria, allora molto più ‘nature’ di quanto mostri l’odierno Parco della biodiversità mediterranea. Gli Istituti superiori di educazione fisica confluiranno nel 1998 nei corsi di laurea in scienze motorie, istituiti anche alla Magna Graecia con decreto del rettore nell’agosto 1999. Il corso di laurea, dopo i necessari ampliamenti edilizi, troverà presto sede nel Campus di Germaneto, lasciandosi alle spalle il sito di Mater Domini.
Alta formazione artistica
Anche l’attuale Accademia di Belle Arti data la sua fondazione a Catanzaro in quel volgere di anni. Nel 1973 (il decreto istitutivo è del 1972), in prosecuzione degli studi al Liceo artistico operante già da alcuni anni in via Cortese, gli aspiranti artisti possono iscriversi alla Nuova Accademia, prima ospitata nei locali dell’artistico, poi trasferita in uno stabile condominiale di Viale De Filippis. Mentre i nomi dei primi direttori (Barucchi, Di Ruggiero, Fazio) sono tutti da riscoprire, quello di Toni Ferro, direttore dal ‘82 al ‘98, è rimasto impresso nella mente anche dei non coinvolti nelle spirali accattivanti dell’arte per via del continuato e talvolta rumoroso coinvolgimento che l’artista napoletano seppe imprimere ai rapporti dell’Accademia con la città. Un rapporto frammentato, caratterizzato anche dal lungo peregrinare dell’Istituto in diverse sedi (l’ex orfanotrofio Stella, l’ex scuola media Mazzini, l’Istituto Einaudi a Mater Domini, dove si svolgono oggi i laboratori) fino a trovare l’attuale dignitosa collocazione nell’Educandato di via Tripoli.
Alta formazione musicale
Più tardo, invece, l’arrivo dell’Alta formazione musicale in chiave di Conservatorio. Catanzaro è stata l’ultimo dei capoluoghi di provincia a dotarsi di corsi superiori riconosciuti dallo Stato, a dispetto dell’antica tradizione catanzarese nella musica colta, testimoniata per decenni dal continuo peregrinare di allievi e studenti tra Cosenza e Vibo Valentia. Fu proprio con quest’ultimo conservatorio Statale, il ‘Fausto Torrefranca’ che nel 2008 partirono i corsi pre accademici nell’ex Istituto Rossi al Carmine, esperienza che pur riscuotendo iniziale successo andò a chiudersi nel 2017. L’anno successivo si avviò il rapporto con l’’Istituto superiore di studi musicali Tchaikovsky di Nocera Terinese che nel 2022 ha finalmente dotato la città di un Conservatorio (il ‘Tchaikovsky’ ha intanto ottenuto la statalizzazione) con sede stabile nel Palazzo ex Stella di proprietà provinciale. Secondo la classificazione dell’offerta formativa del MIUR Accademia e Conservatorio sono comprese nel comparto universitario, nel settore dell’Alta Formazione Artistica e Musicale e rilasciano diplomi accademici di 1º livello (equipollenti alla laurea) e di 2º livello (equipollenti alla laurea magistrale).

Catanzaro Città universitaria?
Tutto a posto quindi? Sono aperti e funzionanti l’Ateneo e l’Alta Formazione artistica e Musicale. Il cerchio si chiude? Catanzaro è città universitaria? Bella domanda. Presuppone una risposta alla domanda che viene un attimo prima. Cos’è, com’è fatta, una città universitaria? Tre parole: tradizione, sensazione, proiezione.
La tradizione
A parte quella recente, dell’ultimo mezzo secolo, ha i suoi fondamenti storici. “Il liceo di Catanzaro era uno dei quattro del regno, nei quali oltre l’insegnamento letterario si dava il primo grado dell’insegnamento professionale, c’erano cattedre di diritto, di medicina, di chimica, d’agricoltura, e di matematiche sublimi, e ci si aveva la licenza: per la laurea poi si doveva venire all’Università”. È il 1835, Luigi Settembrini “dopo nove giorni che ci vollero a percorrere in un carrozzone dugentocinquanta miglia” giunge a Catanzaro per insegnare al liceo, vincitore di concorso, come scrive nelle “Ricordanze della mia vita” dove il capitolo X è dedicato alla città, con il lusinghiero incipit: “Io le voglio un gran bene a quella città di Catanzaro, e piacevolmente mi ricordo sempre di tante persone che vi ho conosciute piene di cuore e di cortesia, ingegnose, amabili, ospitali”. A Catanzaro le Scuole universitarie erano state costituite del 1821 con decreto del re Gioacchino Murat e annesse al Real liceo, nell’odierno convitto Galluppi. Raggiungono l’apogeo intorno al 1848 per poi subire un forte ridimensionamento nel 1860, rimanendo però attivi i corsi di farmacia, ostetricia e notariato. La soppressione avviene con l’avvento del fascismo dopo la riforma Gentile che chiude le Scuole universitarie, con l’eccezione della sola Scuola di ostetricia che continuerà la sua attività fino ai tempi recenti con l’esperienza diretta da Giovanni Romaniello, primario al ‘Pugliese’. È anche su questi presupposti storici che si fonda il sogno dell’università catanzarese, coltivato tra gli anni Cinquanta e i Sessanta quando l’accordo tra le città aveva assunto la forma di un’università decentrata che si dissolse con l’avvento di Arcavacata.

La proiezione
È, il corrente, tempo di rinnovo del governement delle istituzioni universitarie catanzaresi: 1° novembre 2020, Virgilio Piccari è direttore dell’Accademia di belle arti; 16 giugno 2023, Valentina Currenti è direttore del Conservatorio Tchaikovsky; 21 giugno 2023 Giovani Cuda è rettore dell’Università Magna Graecia. Ognuno di questi avvicendamenti al vertice delle istituzioni accademiche si è accompagnato dai buoni propositi di upgrade che non definiremo di circostanza perché sarebbe del tutto improprio e ingeneroso. Meglio attendere un tempo medio per azzardare un giudizio sui risultati, perché, se è vero che la strada per l’inferno è lastricata di buone intenzioni, è pur vero che per arrivare al paradiso occorre attendere. Prendiamo a parametro quanto espresso dal rettore eletto Cuda che prenderà pieno possesso delle funzioni al prossimo novembre, perché riassume bene l’impatto hce il nuovo può imprimere all’esistente: “Sarà un’università appassionata, con un grande senso di orgoglio e di appartenenza. Una università che mira a crescere e a crescere bene, in maniera armonica. E intraprendente”. Nelle reazioni seguite alla sua elezione, un refrain di sottofondo e continuato, una sorta di bordone continuato che ha fatto da accompagnamento alla rituale sfilza di accompagnamento: il rapporto con la Città e il territorio, con la richiesta, da parte di molti politici e di rappresentanti di enti e associazioni, di arrivare a un legame più stretto tra la massima istituzione culturale formativa e il tessuto cittadino, per una crescita coordinata e armonica di entrambi. Come se, sbrigata la pratica dell’integrazione tra le due Aziende sanitarie cittadine, avanzasse la premura per l’altra integrazione, da molti ritenuta importante e decisiva quanto la prima, tra Città e Università. Il direttore del Dipartimento di Medicina sperimentale e clinica, il cardiochirurgo Pasquale Mastroroberto, nel ricordare che sente la stessa “solfa” da quando è qui, ovvero dalla fine degli anni 80, ha detto che è ora di finirla con i “luoghi comuni”, primo tra tutti che sia l’Università a rifiutare un legame più stretto tra i due poli di interesse.

La sensazione
Abbiamo pensato di racchiudere in questo termine, volutamente ampio e onnicomprensivo, ciò che è intuitivo: una città universitaria si avverte a pelle, passeggiando per le sue strade, incontrando gente, frequentando posti. È fatta di edifici e di simboli, ma soprattutto di persone: fondamentalmente studenti e docenti, che frequentano e insegnano ma anche che hanno frequentato e insegnato. Edifici, simboli e persone formano insieme un mood, un amalgama vitale e culturale che impregna di sé anche l’aria che si respira. Possiamo dire che Catanzaro lo possiede, questo strano sentimento che? Onestamente: no. Bella forza, diranno in molti: il Campus sta per i fatti suoi, a Germaneto. In centro gli studenti non ci vengono e, se proprio lo devono fare, non vedono l’ora di evadere, magari verso Lido. Eppure, non bisogna disperare. Sempre Pasquale Mastroroberto ha preso come esempio ciò che è successo a Salerno, sua città d’origine, dove funziona un Ateneo che ha guadagnato molti punti negli ultimi anni. Un Ateneo nato in un palazzo del centro storico con poche facoltà umanistiche e poi dislocato come sede principale in un grande Campus tra Salerno e Avellino.
“Eppure – giura Mastroroberto – a Salerno nessuno si sogna di non riconoscere come patrimonio comune l’Università. Evolviamoci tutti in questo senso, evitando polemiche ormai stantie. Questa Università è aperta al territorio. La Città faccia lo stesso”. A rinforzare lo slancio, l’apertura esplicita del rettore eletto Giovanni Cuda all’apertura di nuove sedi in Centro e novi corsi, insieme alla valorizzazione e all’estensione del Campus. Una sfida non semplice, ma vincere facile è un lusso che da queste latitudini pochi si possono permettere. Una sfida che chiama alla prova tutti, e in prima istanza le forze politiche cittadine. Sentiamo il sindaco Nicola Fiorita: “Il rapporto tra Università e Città … ha vissuto in questi decenni fasi altalenanti e non sempre produttive. Al neo rettore Cuda proporrò l’istituzione di una consulta permanente Comune – Università, un organismo di natura evidentemente solo consultiva e programmatoria e quindi rispettosa dell’autonomia dell’Ateneo e dell’Amministrazione. Pur avendo solo natura politica, la Consulta potrebbe favorire la nascita di progettualità comuni che integrino l’Ateneo con la Città e che affrontino molte questioni aperte come la presenza nel centro storico, i trasporti e i collegamenti, la qualità della vita di studenti e docenti. E a proposito della popolazione studentesca, che è linfa vitale per una Città sempre meno giovane come Catanzaro, dobbiamo pensare a un progetto di Città – Campus, dove la fresca energia degli universitari può determinare una svolta nella vita sociale, economica e culturale”.
Insomma, sembrerebbe giunto il momento in cui la svolta di metà Settanta riprenda la sua torsione positiva e attui un ritorno al futuro da raccontare alle prossime generazioni di studenti a Catanzaro, liberi, curiosi e orgogliosi di esserlo.
L’invito di Salvatore Venuta
In chiusura questo passaggio: “Insieme ai nostri studenti e alla Comunità universitaria qui rappresentata da tutte le sue componenti, proponiamo ai Rettori italiani una mozione che contiene l’invito a impegnarsi concretamente e a fondo per contribuire alla rinascita economica e culturale del Mezzogiorno e per affrontare le grandi questioni che ci vengono poste dalle nostre popolazioni, dando risposte, individuali e come Istituzioni, che siano all’altezza dei grandi temi affrontati. Le Università possono contribuire ad avviare a soluzione questa emergenza nazionale, impegnandosi anche a rafforzare e ad estendere il loro rapporto con il territorio, con la società civile e con il sistema delle imprese per far sì che questo sano intreccio di relazioni divenga un fattore virtuoso per l’oggi e – cosa che ancor più mi preme – per il domani”.
Sono frasi tratte dall’intervento di Salvatore Venuta all’Assemblea generale della Conferenza dei rettori dell’università italiana tenuta al Campus di Germaneto il 9 novembre 2005, a pochi giorni dall’assassinio del vice presidente del Consiglio regionale Francesco Fortugno, avvenuto a Locri il 15 ottobre. Tutto sono, fuor che parole che invitino l’Università al richiudersi nella torre d’avorio del sapere accademico fine a se stesso.
Affitti, trasporti, residenze e servizi: la parola agli studenti dell’Umg
di Daniela Amatruda
Nel nostro “viaggio” tra passato, presente e futuro dell’Ateneo catanzarese, non poteva mancare la voce degli studenti, cuore pulsante non solo dell’Università, ma dell’intera città. Tante, nel corso degli anni, sono state le istanze presentate dagli studenti alla governance di Ateneo, alla Regione o al Comune. Diverse le battaglie vinte, altre perse. Alcune criticità però sono ancora presenti, tra cui il caro affitti – con appartamenti spesso fatiscenti e contratti nel quartiere marinaro limitati al periodo da settembre a giugno – ed una frequenza delle corse degli autobus, da e per il Campus, soprattutto nelle ore serali, che limita anche la vita sociale degli studenti che non hanno la possibilità di potersi muovere in autonomia. Alcuni rappresentanti della Consulta degli studenti e membri dell’Associazione “Insieme per gli studenti” si sono soffermati su una serie di questioni, tra le tante che saranno ancora una volta portate ai tavoli di concertazione con l’Ateneo e le Istituzioni.
“A pesare sul bilancio economico dello studente – spiega Antonio Martucci, rappresentante della Consulta degli studenti dell’Area biomedica – oltre ai costi di partenza quali l’iscrizione ai corsi di studi e l’acquisto del materiale didattico, si aggiungono i costi per i trasporti, le spese per l’affitto e le utenze domestiche per chi non può usufruire delle residenze universitarie”.
Affitti: “Nel quartiere marinaro contratti da settembre a giugno per favorire i vacanzieri”

Ad entrare nel dettaglio delle esigenze dello studente fuorisede è Antonio Corvino, di Salerno, studente di medicina: “Dopo due anni di confronti con i miei colleghi – dice Corvino – possiamo dire che le cifre degli affitti si aggirano attorno ai 270-370 euro per stanza singola, a seconda della zona. Spesso però vengono proposte soluzioni che non rispecchiano il valore reale dell’abitazione. Tra le diverse problematiche, quelle contrattuali perché spesso nel quartiere marinaro i contratti vengono fatti, di anno in anno, da settembre a giugno per poter fittare le case ai vacanzieri. Per gli studenti è un problema davvero serio sia in termini di studio, perché in quei mesi è ancora in corso la sessione estiva degli esami, che in termini logistici perché a giugno le case vanno svuotate e bisogna traslocare fino a settembre. Chi non ha la fortuna di potersi appoggiare a casa di qualche collega, deve trovare alloggio nei b&b o in hotel. Ed i costi annui, risulta chiaro, aumentano”.
“Gli studenti non sono pigri, vengono resi pigri”
Sotto la voce “spesa”, soprattutto per i fuorisede, ci sono anche i trasporti. “Sento spesso dire – dice ancora Corvino – che il centro cittadino non viene frequentato dagli universitari per pigrizia: gli studenti non sono pigri, ma a volte vengono resi pigri dalle Istituzioni che non vengono incontro alle nostre competenze trasversali, gli hobby o anche esigenze di studio. Se ci fossero le condizioni, sarebbe più vantaggioso abitare nel centro perché i proprietari di casa sono più propensi ad affittare le case per un anno intero rispetto al quartiere marinaro, ma purtroppo al momento l’area del centro è una zona che conviene maggiormente solo agli studenti che hanno le sedi di studio in centro. Per chi vive il Campus è davvero difficile poter gestire gli spostamenti. Le corse dell’Amc da lido al Campus vanno incrementate, ma funzionano. Instaurare un dialogo con Ateneo e Istituzioni può solo giovare alla città di Catanzaro”.
Trasporti: “Dopo le 22 non si può tornare al Campus con i mezzi pubblici”
L’accordo di qualche anno fa tra il Comune, l’Amc, la Fondazione Umg e le Associazioni degli studenti ha portato alla concessione di un pacchetto di agevolazioni agli studenti dell’Umg e dell’Aba al costo di 20 euro al mese che prevede la libera circolazione (autobus di linea + funicolare) con possibilità̀ di viaggiare anche il sabato e la domenica e parcheggio gratuito nel piazzale di Catanzaro Sala. “Il costo dell’abbonamento è conveniente – afferma Federico Piro, studente di medicina – però le corse non sono così frequenti come in altri posti d’Italia. Dopo le ore 22 non ci sono più autobus per rientrare al Campus. È un disagio che però si potrebbe risolvere”. Bonus trasporti. “Una boccata d’aria lo ha dato il bonus trasporti messo a disposizione dal Governo – dice ancora Piro -. Si tratta di un sostegno economico che può essere utilizzato non solo per l’abbonamento, ma anche per altre spese come internet veloce a casa”.
La risposta dell’Amc Spa sugli orari serali
Il responsabile di esercizio dell’Amc Spa, Dario Passafaro, ha però ricordato che “per andare incontro alle esigenze degli studenti dallo scorso mese di settembre fino al 18 giugno di quest’anno sono state aggiunte corse fino alle 23:30, ora sospese nel periodo estivo”.
Residenze universitarie e trasporti

I beneficiari degli alloggi nelle residenze universitarie del Campus hanno a disposizione il servizio navetta gratuito fornito dalla Fondazione, attivo dalle 8 alle 20, ma anche per loro si pone il problema di poter partecipare alla movida serale. Lo stesso accadrà anche per coloro i quali andranno a vivere nelle residenze in via di costruzione nell’ex scuola “Chimirri”: “Sebbene i nuovi alloggi della Chimirri siano un ottimo risultato ottenuto dall’Ateneo – dichiara Federico Piro – ci sentiamo di puntualizzare che per quegli alloggi servirà un servizio navetta adeguato anche per consentire una vita sociale serale”.
Tasse universitarie, nuovi corsi di laurea ed un Osservatorio immobiliare
Manuel Gabriele, rappresentante nella Commissione paritetica della Scuola di medicina, spiega che, in accordo con gli uffici di competenza, si sta cercando di rimodulare la divisione delle tasse durante l’anno ed aumentare la soglia Isee per consentire di raggiungere più beneficiari.
“Per risolvere il caro affitti – dice Gabriele – si potrebbe pensare di istituire un Osservatorio immobiliare per il monitoraggio dei costi sia nel centro storico che nel quartiere marinaro”. Tra le proposte anche l’apertura di nuovi corsi di laurea quali per esempio medicina veterinaria, ostetricia ed altro.
Intervista al presidente della Fondazione Umberto Gargiulo e al direttore Antonio Menniti sullo stato degli alloggi all’ex scuola Chimirri e sulle iniziative in essere per l’Ateneo

Sarà pubblicato proprio in questo mese il Bando per la concessione dei benefici per il diritto allo studio che potranno usufruire di borse di studio, servizio mensa e posto alloggio all’interno del Campus “Salvatore Venuta”. Sono 240 i posti letto delle residenze universitarie del Campus a cui si andranno ad aggiungere 143 posti letto nei locali dell’ex scuola “Chimirri” in cui ormai da mesi sono iniziati i lavori di demolizione per la realizzazione del nuovo fabbricato che si svilupperà su quattro livelli. Per comprendere meglio i servizi offerti dalla Fondazione Umg e quali saranno i progetti futuri, abbiamo incontrato sia il presidente Umberto Gargiulo che il direttore Antonio Menniti.
Presidente Gargiulo, quali sono i servizi offerti dalla Fondazione Umg?
Fondazione Università Magna Graecia garantisce il Diritto allo studio al 100% degli studenti richiedenti. Ogni anno, nel mese di luglio, il nostro Ente, sulla base dei finanziamenti ricevuti e in coerenza con la normativa di riferimento, pubblica il Bando per la concessione dei benefici per il diritto allo studio grazie al quale i meritevoli, ma privi di mezzi, possono usufruire di borse di studio, servizio mensa e posto alloggio all’interno del Campus “Salvatore Venuta”. Tutti i servizi sono garantiti attraverso l’attivazione di procedure amministrative e servizi completamente digitalizzati. Fondazione UMG assicura, inoltre, l’erogazione di contributi finalizzati al Premio di Laurea e alla mobilità internazionale e ha attivato una serie di iniziative formative utili agli studenti per potenziare competenze linguistiche ed informatiche e per acquisire certificazioni da spendere nel mondo del lavoro. Per garantire un percorso di studi sereno, Fondazione UMG ha, altresì, attivato il servizio di Counselling psicologico che aiuta gli studenti a superare le ansie, le paure e le difficoltà che caratterizzano il percorso di studio.
Presidente, quali esigenze vengono manifestate dagli studenti e cosa si intende fare al riguardo?
Negli anni, Fondazione Università Magna Graecia ha sempre rappresentato un interlocutore attento per gli studenti. Da questa attività di ascolto costante, sono emersi bisogni e istanze che abbiamo sempre preso in carico e gestito, in coerenza con la nostra mission. Il nodo trasporti è sicuramente una delle problematiche più sentite dalla comunità studentesca. Sul punto, Fondazione UMG ha promosso diversi tavoli di lavoro, incontri istituzionali ed interlocuzioni per chiedere una maggiore attenzione sulla viabilità da e per il campus e per affermare la necessità di potenziare le corse e di ampliare i servizi di mobilità anche in fasce orarie più adeguate alle necessità della vita universitaria e sociale.
Direttore Menniti, a che punto sono i lavori nei futuri alloggi dell’ex scuola Chimirri? Quanti posti letto saranno e quali servizi? Quando si prevede l’apertura? Quali gli accordi con il Comune per facilitare gli spostamenti degli studenti per e dal campus?

Gli alloggi universitari all’ex scuola Chimirri rappresenteranno una vera svolta per la comunità studentesca e per la città. I lavori sono iniziati a febbraio e sono in corso di esecuzione; nello specifico, attualmente, sono in fase di ultimazione le operazioni di demolizione del vecchio complesso scolastico e sono in corso di realizzazione le strutture portanti in calcestruzzo armato del primo corpo di fabbrica. In totale, saranno 143 gli alloggi che saranno messi a disposizione degli studenti. Il fabbricato si svilupperà su 4 livelli. All’interno del complesso residenziale sono previsti i seguenti servizi: palestra, biblioteca, mensa, bar caffetteria, sala riunioni / TV. Per i collegamenti con il Campus universitario, oltre ai servizi dell’AMC per i quali sono in atto diverse interlocuzioni con il Comune di Catanzaro, saranno previsti servizi specifici di car sharing. Fondazione UMG ha da sempre, infatti, riservato un’attenzione particolare alla mobilità sostenibile. 
Direttore, in merito alle residenze all’interno del Campus, quanti studenti sono presenti oggi nelle residenze? Quale servizio svolge la navetta gratuita?
Le residenze universitarie si compongono attualmente di 240 posti letto. Le strutture degli alloggi sono moderne e confortevoli. All’interno delle residenze, attualmente, alloggiano 200 studenti, di cui 26 stranieri impegnati in attività didattiche e di specializzazione, che possono usufruire di una serie di spazi e servizi. Tra questi: palestra, sala lettura, sala tv, sala informatica e l’area pic-nic che consente di vivere momenti di convivialità e condivisione all’esterno. Per garantire una maggiore vivibilità del Campus e facilitare gli spostamenti, Fondazione UMG ha attivato il servizio navetta che assicura, gratuitamente, il trasporto all’interno del campus universitario e fino alla stazione di Germaneto. Questo servizio è disponibile da lunedì al venerdì, dalle ore 8:00 fino alle 20:00. 
Il desiderio dell’Università in centro. Gli studenti di Sociologia soddisfatti ma chiedono servizi
Di Laura Cimino
C’è chi si è iscritto a Sociologia alla “Magna Graecia”, ma viene d Lamezia, e la casa l’ha trovata nel quartiere di Lido perché si sa, ‘il giro’ degli studenti è lì. Salvo poi dopo aver preso casa dover disdire e ricercare un nuovo appartamento, questa volta nel centro di Catanzaro. Troppo scomodo viaggiare da Lido al centro. I mezzi pubblici non sono affidabili, le corse saltano. Parcheggi in centro, neanche a parlarne. Il rischio di perdere la lezione è una certezza.
C’è chi viene dal Crotonese, “e l’appartamento in centro lo ha trovato da subito. Circa duecento euro i prezzi di una camera singola per gli universitari, e poi il centro storico è un’altra cosa – raccontano fuori dalla facoltà, in una bella giornata di esami e di sole. “Vuoi mettere? Servizi, ristoranti, fotocopisterie, biblioteche. Non è essere isolati come ci si sente a Germaneto”.

Vengono dal Catanzarese, dalla zona di Soverato, Davoli. Qualcuno dal lametino. Altri sono residenti.
Gli studenti mettono i voti ai prof.
‘L’offerta formativa è decisamente alta e ricercata e ci vede molto soddisfatti – a parlare è Francesco Macrì, studente di Sociologia – seguiamo i corsi con passione e grandi interesse così come sono sempre appassionanti anche i convegni’. In aula si sta molto bene. Ma fuori dall’aula?
L’Università in centro piace, ma…

Gli universitari nel centro di Catanzaro: un rapporto di chiari e scuri che sembra riflettere quello degli stessi residenti verso il centro storico di Catanzaro. “L’università in centro storico è bella. Gli studenti portano vitalità, cultura, economia. L’ateneo in centro è un volano per la città, per il centro storico stesso”. Ma i servizi? E qui i problemi. “Da Germaneto al centro storico i collegamenti con i mezzi pubblici sono decisamente carenti.
Questo crea uno ‘scollegamento’ tra noi di Sociologia ed i colleghi delle altre facoltà. Poco senso di identità, di comunità tra di noi. Da Lido gli autobus Amc sono pochi e non affidabili, spesso si viaggia con autolinee private. Riteniamo che la Città e la Regione debbano investire in tutti i termini sull’università in centro, sia per l’ateneo che per la città stessa che se ne avvantaggerebbe molto, sarebbe il modo migliore e più semplice per ripopolare il centro storico.
Anche dal punto di vista della movida, del divertimento serale, soprattutto nell’ultimo anno da venerdì sera in poi la zona della Chiesa del Monte in particolare è stata riferimento per tutti noi universitari e tra pub bar aperitivi e pizzerie il centro storico si è rivelato attrattivo, senza farci rimpiangere alcuno spostamento verso la zona mare. Perché non incrementare l’offerta anche negli altri giorni della settimana? Gli studenti risponderebbero bene.
“Le lezioni in centro si seguono con molto piacere – a parlare è ora Elisabetta Ielapi, rappresentante degli studenti del corso di laurea in Sociologia dell’Università di Catanzaro- anche perché si è in un centro città, ben lontani da quell’isolamento che a volte si lamenta nel quartiere di Germaneto – ci siamo fatti portavoce del problema della mancanza di una mensa attraverso l’associazione Primavera studentesca. Abbiamo protocollato l’istanza e con il cambio dell’appalto e il passaggio alla Fondazione Umg dovrebbe essere più vicina.
In generale riponiamo fiducia nella nuova amministrazione per un dialogo sempre più costruttivo, così come auspichiamo maggiore attenzione e sensibilità verso quello che rimane il rimane il problema principale, quello dei collegamenti con i mezzi pubblici e dei parcheggi perché i costi dei parcheggi sono davvero troppo alti per gli universitari e fino ad ora non sono mai state pensate delle convenzioni”.
La facoltà di Lingue in centro? Tanto rumore per (ora) nulla!
Di M.G.
Aumentare il numero di Corsi di laurea in centro. Tra gli obiettivi del neo rettore dell’Università Magna Graecia di Catanzaro, Giovanni Cuda c’è “l’idea di avere nuovi corsi, di area umanistica, è da prendere in considerazione per rafforzare la presenza dell’Ateneo nella città. Lido attrae, ma il nostro dovere è contribuire alla crescita sana e inclusiva di tutto il territorio e contribuire a rivitalizzare anche quella parte di Catanzaro”. Buoni propositi che rilanciano, gli impegni per l’attivazione del corso di laurea in lingue che risalgono al febbraio 2021.
“I corsi di Lingue saranno attivati entro dicembre a Catanzaro. Ho parlato personalmente con il Rettore dell’Unical e mi ha dato tutte le rassicurazioni. Su quelli della facoltà di Medicina, non entro nei tecnicismi, ma credo che se l’alternativa era che l’Unical li attivasse con Napoli o Salerno allora meglio che sia stato trovato l’accordo con la Magna Graecia”, assicurava il sindaco pro tempore, Sergio Abramo, il 21 giugno 2021. In particolare, il primo cittadino – rimasto in carica fino al 27 giugno 2022 – rispondeva alle polemiche alimentare attorno ai ritardi registrati in merito al “vuoto di notizie” sull’avvio delle procedure per un nuovo corso di Lingue straniere a Catanzaro in sinergia con l’Università della Calabria, preannunciato il 13 febbraio dello stesso anno. In particolare, si puntava ad incentrare il corso su lingue appetibili e ormai centrali nel mercato dell’economia globale come il cinese e l’arabo.
“Allargare l’unione e la collaborazione già in atto delle due grandi Università calabresi, ognuna con le sue specificità, punta nella direzione di potenziare l’offerta formativa sul territorio. Dopo l’attivazione del Corso di laurea in Tecnologie mediche all’Unical, la possibile apertura di un Corso di laurea in Lingue all’Umg persegue lo stesso, ambizioso e autorevole obiettivo di creare una rete che sfrutti il know how di ciascun Ateneo offrendolo a un territorio – e quindi agli studenti – di un contesto diverso”, affermava Abramo spiegando che il percorso avviato con questa nuova partnership era a livello iniziale.
Il sindaco Abramo, rispetto all’attivazione dei corsi in lingue, annunciati a febbraio 2021 e il cui avvio era stato ribadito a giugno, poi interloquisce ancora con il rettore Giovambattista De Sarro, il quale nell’ottobre 2021 assicura che a novembre dello stesso anno si sarebbe concluso l’iter interateneo che avrebbe portato all’avvio immediato delle lezioni in collaborazione con l’Unical.
A quanto pare, di celerità nell’attivazione dei corsi interateneo ne abbiamo visto solo in occasione della facoltà di Medicina, a Cosenza. Mentre il Corso di laurea nel centro storico del capoluogo resta uno dei buoni propositi di cui è lastricata la via che porta al rilancio del centro storico.

A ricordare il progetto caduto nel vuoto, e a rilanciarlo, è stato poco tempo fa il consigliere comunale Vincenzo Capellupo che riparte proprio dalle parole del rettore: “A distanza di un anno e mezzo, però, dalle rassicurazioni del rettore non si hanno notizie circa l’inizio di questi corsi nella nostra città, sulla sede e sul reclutamento dei docenti. Sulla questione è sceso un assoluto silenzio che purtroppo non lascia presagire, considerando il recente passato, un esito positivo.
Al contrario, nella vicina Cosenza, in questo anno e mezzo, oltre al corso interateneo in medicina e tecnologie digitali promosso in collaborazione con l’ateneo “Magna Graecia”, è stato annunciato l’avvio, a partire dal prossimo anno accademico, di un corso autonomo in medicina e chirurgia e la stessa università. Dunque, alla fine ad Arcavacata coesisteranno ben due corsi di medicina, che indubbiamente porteranno ad un depotenziamento della storica facoltà di medicina di Catanzaro con l’università Magna Grecia che al contempo non è riuscita ad avviare nemmeno l’annunciato corso in lingue”.
Nel mese di maggio, Capellupo ha anche presentato una formale richiesta di accesso agli atti indirizzata ai Rettori dell’Università Magna Grecia di Catanzaro e dell’Università della Calabria di Cosenza al fine di conoscere lo stato del procedimento amministrativo per l’istituzione di una facoltà di lingue straniere a Catanzaro in sinergia tra i due atenei calabresi.

Di cui al momento non abbiamo notizie. Non resta che sperare negli impegni del nuovo rettore dell’Umg.
Movida, sport e appuntamenti culturali: cosa offre la città agli studenti universitari?
di Maria Teresa Rotundo
Impegno, studio, concentrazione, lavoro, esami, tirocini: la vita degli studenti universitari è sempre piena, scandita da ritmi intensi. Durante la giornata arriva però il momento di concedersi un break. Si stacca la spina per respirare, per stare con colleghi e amici e concedersi qualche momento di leggerezza. Cosa offre la città in termini di svago agli studenti dell’UMG? Dove si concentra la loro movida? Si pratica sport, si va al cinema? Le risposte le hanno fornite alcuni studenti e imprenditori della città, evidenziando aspetti positivi e avanzando proposte per implementare l’offerta culturale e ricreativa in tutti i quartieri della città.

“La movida in città è sostanzialmente notturna e si svolge soprattutto nel quartiere Lido durante i mesi invernali e primaverili per spostarsi a Soverato in estate – ha detto Manuel Gabriele, infermiere e studente di fisioterapia nonché membro dell’associazione “Insieme per gli studenti” e rappresentante in seno alla Commissione Paritetica della Scuola di Medicina e Chirurgia – Gli studenti vivono soprattutto il quartiere marinaro perché è qui che prendono casa e risulta difficile spostarsi, soprattutto la sera, nel centro città a causa di un servizio pubblico di trasporto scarso. Sono pochi gli studenti fuorisede che abitano in città, quasi sempre sono quelli che fanno tirocinio presso l’ospedale Pugliese-Ciaccio, spesso questi ultimi frequentano il Parco della Biodiversità Mediterranea o i locali del centro storico che organizzano serate a tema e musica in diversi giorni della settimana e nel weekend.”
Lo studente ha poi spiegato quali sono gli appuntamenti organizzati per loro, l’offerta è varia sia in centro che nel quartiere marinaro grazie al prezioso lavoro che molti imprenditori hanno iniziato a fare negli anni: “Sostanzialmente gli eventi sono musicali e tante serate si fanno in discoteca, per questi spesso si organizzano delle navette private per permettere a chi non ha l’auto di potervi partecipare. Gli appuntamenti culturali, invece, sono pochi, spesso organizzati dalla stessa università, come convegni e incontri con docenti esperti o personaggi di rilievo. Credo che la città potrebbe fare molto di più in termini di movida e appuntamenti culturali, non solo a Lido ma anche in altri quartieri e nel centro storico – ha poi precisato – basterebbe investire di più in manifestazioni che possano attirare gli studenti e incentivare il servizio di trasporto pubblico.”

Quali sono i giorni in cui ci si incontra maggiormente? La parola passa a Samuele Vizza studente di Fisioterapia: “Le feste si organizzano soprattutto dal lunedì al giovedì perché nel fine settimana i fuorisede rientrano a casa, ci sono serate in discoteca, quelle di musica dal vivo e Karaoke. Al cinema durante la settimana – ha aggiunto – ci andiamo raramente perché anche quello nel quartiere Lido si trova in una zona non facilmente raggiungibile in notturna se non si ha l’auto.”
Gli studenti hanno inoltre la possibilità di praticare sport all’aria aperta e non solo. C’è il Parco della Biodiversità per i pochi che vivono nella zona Nord della città, il lungomare e la pineta di Giovino per quelli a Sud, a questi luoghi si aggiungono impianti sportivi privati e quelli messi a disposizione dall’università: “La città ci offre anche la possibilità di fare sport, le palestre hanno una scontistica pensata per gli studenti universitari – ha proseguito Vizza – gli abbonamenti non superano i 40 euro mensili. Si organizzano poi tornei universitari di calcetto grazie anche al passaparola su gruppi appostiti creati su Whatsapp.”

“Per chi come me alloggia nelle residenze universitarie di Germaneto c’è a disposizione una palestra completamente gratuita e abbastanza attrezzata che frequentiamo con piacere – ha aggiunto Ciro Rizzaro, studente di Medicina e Chirurgia al terzo anno – abbiamo a disposizione anche i campetti che però sono meno utilizzati, a questi si preferiscono quelli dislocati in punti più centrali della città. Tra lezioni, esami e tirocinio sono pochi i momenti di svago che mi concedo – ha aggiunto – esco al massimo una volta a settimana, magari quando c’è una festa molto gettonata a cui partecipano tutti i miei amici. Abitando nei pressi dell’università posso dire che è una zona fuori dal circuito della movida, spostarsi è difficile a meno che non si organizzano delle navette – ha spiegato – io ho l’auto ma è scomodo comunque partecipare ad alcuni eventi.”
Parlando di possibili proposte per promuovere occasioni di incontro in tutta la città lo studente ha proseguito: “Voglio essere sincero, sono stato a Catanzaro città solo un paio di volte, ci viene complicato vivere il nostro tempo libero in centro, tutti gli studenti tendono a scendere a Lido. Credo che implementando il servizio trasporti, migliorando i collegamenti, creando percorsi turistici che possano si possa incentivare lo studente a vivere in centro il suo tempo libero.”

La riflessione ora passa agli imprenditori della città, anch’essi con una chiara visione della situazione: “La città nella sua interezza, essendo capoluogo di regione, potrebbe offrire molto di più agli studenti universitari – ha esordito Andrea Rotundo, rappresentante di Catanzaro Vista Mare e Presidente dei Giovani Imprenditori – il quartiere Lido ha un’offerta di ottimo livello che permette agli studenti di vivere a pieno i momenti di svago è molto gettonato dagli studenti universitari è qui che preferiscono risiedere, questo per noi imprenditori della zona è un fattore molto positivo perché ci dà la possibilità di instaurare rapporti di convenzione con gli studenti universitari e di avere un target di clientela ideale per quello che molti locali offrono. Come associazione stiamo cercando di interloquire con l’amministrazione per creare una serie di eventi estivi per cercare di riportare quella movida buona che il quartiere merita – ha aggiunto – abbiamo già intavolato una serie di proposte ma i soli investimenti dei privati non bastano. Dobbiamo cercare di far divertire la gente anche nel periodo estivo, periodo in cui lido vive meno il flusso dei suoi cittadini e studenti.”

Per il centro storico interviene Giuseppe Mancuso del Don Giovanni Bistrot: “Negli ultimi anni l’offerta di svago per gli studenti universitari è cresciuta molto e il merito è di tutti gli addetti ai lavori che si son messi in gioco per creare sane attrattive. l nostro locale è aperto sei giorni su sette – ha proseguito – La cucina riesce a soddisfare le diverse preferenze dei clienti così come il bar che vanta una vasta gamma di distillati. Durante il fine settimana poi vengono organizzate serate a tema con dj set o gruppi live per incrementare il divertimento di chi ci sceglie.” E sul favorire la presenza di studenti nel centro storico ha concluso: “Purtroppo, la città soffre da anni e anni sia di una cattiva amministrazione che di una morfologia urbana e territoriale complicata. Sicuramente andrebbero incrementati i servizi pubblici, reputiamo necessaria l’organizzazione di eventi culturali e crediamo che sia strategico anche spostare o aprire nuove facoltà in diversi edifici presenti che potrebbero favorire la presenza di universitari nel centro storico.”
A tu per tu con Valentina Currenti nuovo direttore del Conservatorio Statale
di Antonia Opipari
Subentrerà a Pierfrancesco Pullia nella direzione del Conservatorio Statale di Musica P.I. Tchaikovsky di Nocera Terinese per il triennio accademico 2023/2026 a partire dal prossimo novembre: Valentina Currenti, già vicedirettore e membro del Consiglio Accademico proprio presso il Tchaikovsky, dove tra l’altro insegna Prassi Esecutiva e Repertorio di Pianoforte, Pratica dell’accompagnamento e della collaborazione e Fondamenti di storia e tecnologia dello strumento.
Siciliana di nascita, donna e artista assai dinamica, la Currenti è anche fondatrice e Director Manager dell’Accademia Pianistica Italiana di Taormina, nonché Direttore di produzione dell’Orchestra Filarmonica della Calabria.
Ed in questo nostro itinerario nel mondo universitario catanzarese, l’ambito musicale ricopre un ruolo decisamente importante per cui non potevamo non chiedere al neo direttore quale fosse oggi l’offerta formativa del Conservatorio.
«Il Pof del nostro Conservatorio può dirsi completo, grazie ad una politica che negli ultimi anni lo ha portato ad aprire, oltre al Dipartimento Classico, anche i Dipartimenti Jazz e Pop. Ultimo in ordine di tempo ma non di importanza anche il Dipartimento di Musiche Tradizionali, con dei percorsi specifici su strumenti che un tempo erano lontanissimi dal mondo accademico: fisarmonica diatonica, chitarra battente, tamburi a cornice, zampogna. In totale si tratta di 60 corsi tra quelli di I Livello, di II Livello e i Master Accademici. La durata media di un corso per un ragazzo che si iscrive al Conservatorio è di circa 10 anni se si considera anche il percorso pre accademico».
Le tendenze musicali degli ultimi anni sembrano promuovere sempre più generi immediati e semplicistici. Come si colloca il Conservatorio – che notoriamente esige dai suoi studenti un notevole impegno in termini di tempo e tecnica – rispetto a questo trend? Ci sono dei generi che “frequentate” di più?
«Diciamo che questo orientamento è più che altro tipico dei paesi latini. Al contrario, in Germania o in Russia la musica classica è molto attuale ed esiste un importantissimo turismo culturale legato a quelli che storicamente si possono considerare templi della musica, come la Filarmonica di Berlino o la Filarmonica di San Pietroburgo.
In Italia abbiamo il Teatro alla Scala che tutto il mondo ci invidia, il santuario della lirica a livello internazionale. Certamente il nostro paese, percorso in lungo ed in largo, è tutto meraviglioso e tante province italiane non hanno il privilegio di avere un’orchestra o un teatro stabile. Questo, secondo me, spinge i giovani ad avvicinarsi ai linguaggi che, dal punto di vista commerciale, sono più fruibili. Perciò, il nostro Conservatorio si è tenuto vicino ai giovani creando un Dipartimento Pop di alto profilo con dei docenti di primissimo livello: alcuni di loro sono musicisti che lavorano stabilmente con Tananai, Biagio Antonacci ed Emma Marrone, solo per citarne alcuni».
Perchè un ragazzo, al di là della sua passione per la musica, dovrebbe prendere in considerazione di iscriversi ad un Conservatorio? Quali gli sono gli sbocchi lavorativi?
«L’Italia è il paese che ha inventato il pianoforte. È il paese con le liuterie più prestigiose a livello internazionale ed è anche la patria della lirica di Giuseppe Verdi, Giacomo Puccini e altri compositori d’eccezione. Un giovane che si laurea al Conservatorio può insegnare nelle scuole di primo e secondo grado, nei Licei Musicali, può suonare nelle orchestre sinfoniche, può cantare nelle Fondazioni Lirico-Sinfoniche. Ma sinceramente non ridurrei l’utilità di un percorso formativo al Conservatorio solo agli sbocchi lavorativi: un ragazzo che studia la musica è un ragazzo migliore perché impara ad ascoltare».
Quali sono gli strumenti più scelti nel vostro Conservatorio?
«Non ce ne sono “prediletti”. Tutti i dipartimenti sono molto frequentati: abbiamo una popolazione studentesca di 800 immatricolati, che per la provincia italiana è un numero considerevole».
Ci consiglia tre brani da ascoltare?
«L’Inno alla Gioia di L. V. Beethoven che rappresenta l’Unione Europea, Caribe di Michel Camilo che i jazzisti amano da quando è uscito l’omonimo Album e Tango di Tananai che i nostri insegnanti Lucio Fasino e Donald Renda suonano in tutti i concerti con il cantante».
Accademia delle Belle Arti, numeri e prospettive: iscrizioni in aumento
di Maurizio Ceravolo
L’Accademia delle Belle Arti di Catanzaro, nel corso dell’ultimo triennio, ha registrato una crescita generale per quanto concerne il numero delle iscrizioni, sia ai Corsi di studio di 1° ciclo (triennio) che a quelli di 2° ciclo (biennio). Nell’ultimo anno accademico, gli immatricolati al primo anno del triennio formativo sono stati 105, 24 in più rispetto all’anno precedente e 71 in più rispetto all’a.a. 2020/21. Gli ammessi al primo anno del biennio, invece, sono stati 36. Il numero complessivo degli iscritti, attualmente, comprendenti anche i fuori corso sia del triennio che del biennio, è di 350 unità. È importante sottolineare che, circa l’80 % degli studenti, risulta essere fuorisede.
L’intervista
L’Accademia delle Belle Arti di Catanzaro è un’istituzione presente sul territorio catanzarese da 50 anni e, soprattutto negli ultimi anni, sta crescendo sotto diversi punti di vista. Per comprendere al meglio le prospettive future di tale istituzione, abbiamo intervistato il direttore, l’architetto Virgilio Piccari.
Quali sono i punti di forza dell’ABA e quali le criticità sulle quali bisogna ancora lavorare?
“Tra i punti di forza, certamente, c’è il fatto che l’ABA di Catanzaro è così avanti con i tempi che, nella nostra istituzione, sono presenti dei corsi di forte spinta innovativa, vedasi computer games, regia, fashion design, che sono tendenti all’eccellenza. In merito alle criticità, invece, la vera criticità è ancora una parvenza di diffidenza nei riguardi dell’istituzione per quanto concerne i cittadini. Io credo che questo, purtroppo, si sia generato, e nessun esponente della politica me ne voglia, perché negli ultimi anni, quelle politiche tendenti al valore della cultura, anche grazie all’arte, sono state precluse ed offuscate. Quindi, nella mente del catanzarese, la presenza dell’Accademia è un qualcosa che ancora, in alcuni momenti, scompare. Come contraltare, però, con questa nuova stagione politica, anche se quando mi sono insediato anche la vecchia giunta comunale si era dimostrata disponibile nei miei riguardi, il dialogo è serrato e costruttivo. Quest’ultima cosa, quindi, potrà portare a trasformare la criticità, sopra espressa, in un punto di forza”.
Si è tanto sentito parlare dell’accordo che l’Accademia ha stipulato con la Cina, il quale porterà gli studenti che rientreranno in questo programma a conseguire un titolo di studio con duplice validità. Ci spiega come funzionerà e quanto sono importanti le politiche d’internazionalizzazione?
“Sin dal mio insediamento, ho sempre spinto verso le politiche d’internazionalizzazione: la mescolanza di culture non può che essere considerata positiva, perché consente di acquisire nuove visioni. Ritengo che la nostra terra sia il luogo più opportuno dove si possano verificare queste progettualità. Infatti, dopo tante conquiste e con l’allargamento dei meccanismi Erasmus, per arrivare all’accordo da lei citato, abbiamo intrattenuto, per un anno, rapporti con un’associazione che gestisce la formazione nella Repubblica Popolare Cinese. Quest’ultima battaglia è stata trionfale e meravigliosa, perché non è il solito progetto con la finalità di ospitare una massa di allievi provenienti dalla Cina, tanto per far numero. Al contrario, questo progetto ha un’altra finalità e si chiama 3+1. Cosa significa? Nella Repubblica Popolare Cinese, gli studi a livello universitario si compiono in quattro anni, che in questa esperienza vengono definiti come 3+1. Tale progetto sarà così strutturato: nei primi tre anni, durante la formazione, il 30% dei corsi annui verrà tenuto da docenti provenienti da Catanzaro, che potranno erogare le lezioni o in presenza in Cina, finanziati dalla stessa repubblica, o attraverso la didattica a distanza. Allo stesso modo, i nostri allievi che decideranno di fare l’opposto, potranno frequentare i primi tre anni al 30% con i docenti cinesi. Al quarto anno di corso, chi dalla Cina si è formato con questo progetto, sarà obbligato a vivere un anno formativo a Catanzaro. La grande magia è che, facendo l’opposto, gli allievi catanzaresi acquisiranno due titoli di studio, uno da poter spendere in Cina e l’altro nella comunità europea, come già si verifica. Ciò significa fornire ai nostri studenti uno strumento attraverso il quale potranno spendere le proprie progettualità affinché l’agognato posto di lavoro preveda anche l’opportunità della Cina. Dietro questo passaggio, però, occorrerà realizzare delle politiche sul diritto allo studio, tendenti a facilitare i ragazzi cinesi nel rintracciare abitazioni, alloggi, luoghi che li possano ospitare e che li facciano divertire”.
Ci sono progetti di altra natura in cantiere?
“È da un anno intero che realizziamo grossi eventi in accompagnamento ai festeggiamenti per il 50^ anniversario dalla fondazione dell’Accademia delle Belle Arti di Catanzaro. Abbiamo in programma numerosi eventi e manifestazioni per il futuro e la speranza è che si possa riuscire a coniugare tutto ciò con delle location appartenenti al nostro territorio. Ciò perché, in questo anno, siamo riusciti a trovare spazio in luoghi come il “Box Museum” di Cosenza, il Museo di Lamezia Terme, il Museo di Siderno ma non in location catanzaresi di appartenenza provinciale, come il Musmi, il Museo “Marca” ed il Museo del Rock. Quindi, occorrerebbe spingere, con una sensibilizzazione da parte dei cittadini, affinché si comprenda che, se non s’investe in politiche culturali, ritengo che ci sia poca possibilità d’immaginare un futuro florido anche sotto l’aspetto economico”.
Com’è il rapporto con le altre istituzioni universitarie e quanto è importante un’unione d’intenti per la crescita futura del sistema universitario catanzarese?
“I rapporti con le altre istituzioni universitarie sono ottimi e sono diventati tali anche perché, da quando mi sono insediato, ho cercato di azzerare delle vecchie frizioni. Io ritengo che l’unione faccia la forza. Quei vecchi meccanismi di contrasto, in Calabria, non hanno motivo di esistere, perché portano alla desertificazione ed incentivano i ragazzi a frequentare l’Università al di fuori dei nostri confini regionali. Conquistare messaggi di serenità, quindi, non è una questione semplice ma è importante per riuscire a valorizzare il nostro territorio”.
Il sindaco Fiorita: Catanzaro città universitaria? Scontiamo qualche ritardo
di Raffaele Nisticò
Quando abbiamo interrogato Nicola Fiorita su Catanzaro e l’Università, nel bel mezzo della conversazione è scattato al cellulare del sindaco e dell’intervistatore l’IT Alert probatorio della Protezione civile, come in tutti o quasi i cellulari calabresi. Un evento collettivo che per un po’ rimarrà impresso nella mente di ciascuno ricordandosi esattamente a mezzogiorno in punto di venerdì 7 luglio 2023. Ecco, il sindaco di Catanzaro stava registrando l’intervista che segue.
Sindaco Fiorita, Catanzaro Informa ha svolto una nostra lunga e articolata indagine per verificare quanto e come Catanzaro possa essere definita, e soprattutto possa sentirsi, Città universitaria e dell’Alta formazione. Abbiamo sentito rettore, direttori di dipartimento, direttori d’Accademia e di Conservatorio, studenti. Ci sembrava giusto e corretto chiudere con il parere del primo cittadino: Catanzaro è città universitaria? In quale misura?
“Intanto diciamo che Catanzaro è una città che ha un’università, un’università che deve crescere, che ha di fronte delle sfide molto importanti, in un momento storico in cui aumenta la concorrenza con il corso di laurea in medicina a Cosenza, ma insieme la possibilità di fare concorrenza e quindi inizia la possibilità di una fase nuova, in cui l’università della nostra città dovrà pensare a nuove prospettive di sviluppo. Avere un’università non significa essere una città universitaria. Da questo punto di vista Catanzaro è ancora indietro. Nel senso che non si è mai fatto uno sforzo complessivo per creare quelle condizioni, quei servizi, quelle prospettive culturali, neanche a provocare incontri tra studenti e cittadinanza che consentano agli studenti di sentire questa città come il luogo dove svolgono una delle fasi più importanti di una persona, dove si completa la formazione, si comincia a pensare all’inserimento professionale, quindi a dove vivere. Questione questa ancora più importante alla luce del fatto che la nostra università ha una grande percentuale di iscritti che vengono dalla regione se non addirittura dalla fascia centrale della Calabria, una volta il territorio della vecchia provincia di Catanzaro. E che quindi scelgono di venirci, di vivere in città solo se trovano ciò che uno studente chiede: opportunità culturali, esperienze professionali, crescita, formazione, e ovviamente, divertimento. Da questo punto di vista dobbiamo lavorare tanto e da parte di questa amministrazione c’è tutto l’interesse a farlo. Già nei prossimi mesi avremo la prima delle aule studio a cui abbiamo destinato un immobile a Catanzaro Lido che cercheremo di approntare più velocemente possibile. Per aula studio intendiamo un’aula a disposizione degli studenti che vivendo normalmente o in centro o a Lido non hanno la prossimità con la biblioteca o altri luoghi attrezzati per lo studio comune, quando gli studenti hanno dimostrato di gradire tanto questi luoghi dove potersi ritrovare e studiare”.
La dislocazione del Campus di Germaneto al di fuori quindi del centro storicamente definito, quanto ha inciso sui rapporti Città-Umg?
“Questa cosa dei campus ormai è una evoluzione generale delle università italiane, peraltro il primo campus è stato proprio quello calabrese di Arcavacata, ormai si va verso questa direzione, è inutile rimpiangere passati che non tornano. Il fatto che ci sia il Campus a Germaneto mi sembra una cosa molto positiva, e d’altra parte non necessariamente tutto deve stare nel Campus. Una prospettiva di sviluppo può immaginare una dislocazione diversa di alcuni corsi di laurea. In questo senso ho accolto con molto piacere le prime dichiarazioni del nuovo rettore professore Cuda che ha da un lato segnalato la necessità di rafforzare il rapporto con la città dall’altro ha detto di pensare alla costruzione di percorsi di laurea umanistici e questo sarebbe certamente un profilo che ben si adatterebbe al nostro centro storico (un incontro informale tra il rettore eletto Giovanni Cuda e il sindaco Fiorita si è già svolto nei giorni scorsi, ndr). Per cui il Campus c’è, dobbiamo renderlo più vicino alla città in tutti i sensi, e anche dare allo stesso Campus una prospettiva di sviluppo omogenea che potrebbe essere quella di puntare più su alcuni tipi di corsi di laurea dislocandone altri in altre zone della città”.
Sindaco Fiorita, avvicinare il Campus alla Città potrebbe sembrare espressione figurata, e invece studenti e professori ne fanno anche una questione concreta, riguardo ai mezzi di traporto e ai tempi troppo lunghi…
“Una città lunga e complessa come Catanzaro che oggi ruota intorno a tre centri – il centro storico, il centro di Lido e il centro direzionale – è molto difficile da collegare. Noi abbiamo segnalato questa cosa alla Regione chiedendo un aumento del chilometraggio che è l’unica possibilità che ci consente di rafforzare il trasporto pubblico su gomma, dedicando tutto questo aumento al collegamento veloce tra Centro Germaneto Lido e viceversa. Se dovessimo avere una risposta positiva interverremo subito, altrimenti non possiamo che guardare all’evoluzione dei lavori della metropolitana leggera, immaginando che a quel punto potrà essere costruito un nuovo sistema dei trasporti. È sicuramente una possibilità e sicuramente anche questa non priva di sfide complesse soprattutto in ordine alla costruzione di tutto quello che deve stare intorno alla nuova metro, per esempio i parcheggi di scambio, così come alla gestione”.
A parte i trasporti, cosa si può fare per predisporre una città a misura di studente?
“Per gli studenti universitari si deve e si può fare. C’è un dialogo in corso con la Fondazione Umg per fornire qualche servizio in più, qualche agevolazione suppletiva, che al di là del risparmio di qualche euro può essere la molla, l’occasione che fa scattare la partecipazione dello studente agli spettacoli del Politeama, o alle partite allo stadio o a spingerlo a utilizzare il mezzo pubblico o a partecipare agli eventi culturali del capoluogo calabrese. Una Carta dello studente è sicuramente un’iniziativa opportuna, partendo sempre dalle esigenze dello studente volgendole verso le ricadute sulla costruzione di quella città universitaria che è lo spunto di questa nostra chiacchierata”.
Ma il sindaco Fiorita, che nell’altra vita è docente universitario, come vede il futuro dell’Ateneo catanzarese?
“Il futuro dell’Università a Catanzaro il sindaco lo vede con un po’ di preoccupazione, la stessa con la quale guarda il futuro dell’università in tutto il Sud, perché quello che accade intorno all’università ha ricadute su di essa. L’Italia è un Paese che perde popolazione e la recupera soprattutto con i fenomeni migratori che poi si muovono verso il Centro nord. Il Sud perde costantemente popolazione, la Calabria altrettanto, questo significa meno giovani che si iscrivono all’università. Così come si è sviluppato un fenomeno per molti corsi di laurea a partire dalla riforma Gelmini per cui le università meridionali vengono scelte soltanto per una metà del percorso, il che significa che noi spendiamo molti soldi e molte risorse per formare persone che già decidono di andare via prima ancora di finire l’intero ciclo. Questo mette a rischio la sostenibilità dell’intero sistema universitario meridionale e quello calabrese in particolare. La Calabria ha tre/quattro università e quindi soltanto se riusciamo a restare competitivi, a sfidare l’evoluzione del tempo anche con corsi di laurea più innovativi questa Università potrà continuare a crescere nel percorso iniziato da alcuni anni”.
Ultima domanda. Nella conferenza stampa dei nuovi direttori di dipartimento, una settimana fa, UMG si è detta pronta a interfacciarsi più proficuamente con la Città e il territorio, e al contempo chiede di vedersi riconosciuta. A questa richiesta di riconoscimento cosa risponde il sindaco Fiorita?
“La città è altrettanto pronta. Sicuramente questa Amministrazione riconosce la sua Università, è uno dei quattro-cinque pilastri su cui si costruisce il futuro della città. Insieme al Porto, allo sviluppo di Giovino, insieme al mantenimento di una centralità nella politica sanitaria, l’università è uno dei grandi asset su cui dobbiamo puntare. Non solo la riconosciamo ma la sentiamo parte del nostro futuro”.




