I “giardini” di “San Leonardo”: storia di un pezzo di città – Parte 1

Parte oggi uno speciale dedicato a un luogo del cuore di Catanzaro che, nel tempo, ha visto scemare la presenza dei giovani pur restando un luogo di incontro

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    La riscoperta della città storica, rispetto alla dimensione corrente, può costituire quella “identità” dei luoghi che sarà parte integrante della sua trasformazione, una trasformazione che identificando i “caratteri” della stessa città, ne darà continuità. Ed è nell’evoluzione che il contesto urbano si distingue con nuove soluzioni, a partire dai suoi spazi pubblici, dalle sue strade, dalle strutture dei suoi isolati e dai suoi edifici importanti. Nell’evoluzione della città di Catanzaro, ogni luogo, ogni quartiere, ha rappresentato una parte della sua storia ed è con essa che i suoi abitanti hanno vissuto e ampliato il contesto urbano, creando quella sorta di continuità fra passato e presente. Le argomentazioni storiche sulla città non mancano e quel “genius loci” che sovente viene messo in causa, potrebbe benissimo riferirsi a più luoghi del suo contesto, tuttavia n questo particolare “focus” è del quartiere San Leonardo che si parlerà, raccontando quel progredire che nello scorrere del tempo si verificò. Brevemente si inizierà proprio dagli albori del quartiere che, a riguardo del suo nome, fa riferimento all’antica “Abazia di San Leonardo” che si trovava nei pressi, sul Monte Pezzano. Come scrive Modesta De Lorenzis nel 2° volume diCatanzaro, origini, giustizia, edifici”, il Monastero fu primariamente edificato (1120) in altra zona (Pratica), successivamente spostato sul Monte Pezzano, alle sue “dipendenze” vi era una piccola chiesetta (San Nicola di Pezzano) che presumibilmente si trovava nei pressi dell’Istituto Magistrale (zona Baracche). Quando il Convento passò alle dipendenze dei Gesuiti, acquisì diversi fondi, fra cui quello di San Leonardo di Catanzaro, beni che servivano per l’istituzione di scuole e nella zona di San Leonardo vi fu “La Regia Azienda di Educazione”.

    C’è da dire che nella Catanzaro ove ancora si riconoscevano le “porte” della città, se non altro come definizione di confine, oltre la “porta di terra” (sita nella zona del San Giovanni), nulla esisteva se non “aperta campagna” e terreni coltivati ad orti. I diversi terremoti che sconvolsero Catanzaro (come ad esempio quelli del 1783 e 1832) diedero nuovi impulsi alla città, infatti l’avvio all’espansione verso il “nord” era stata già data, ma dopo il terremoto del 1832 altri quartieri sorsero più a nord di quelli già preesistenti. Nel libro “Una storia di Catanzaro” del grande Cesare Mulé, così scrive a seguito di una “testimonianza” del tempo: ”Fu in quei primi giorni di tristezza  creata quasi per magia, fuori della città un’altra tutta costrutta di tavole e di legname che assicurava alle famiglie d’ogni futura vicenda e le nuove case erano saldissime; ricchi, poveri, ofiziali civili, ofiziali militari, l’abitarono”. Si trattava del nascente quartiere delle “Baracche” (oggi scesa M. Greco – ‘a Scinduta d’e Baracchi). Già nei dintorni della “porta di terra” la zona (Piazza Matteotti) venne sottoposta a un processo di bonifica proprio perché la città si stava espandendo. Si ricorderà che nel 1910 l’amministrazione, vista la necessità della città di espandersi, aveva espropriato il grande orto di Caizzi, ove sorse Via Milano (così denominata in segno di gratitudine ai milanesi che nel terremoto del 1905 dimostrarono ampia collaborazione). Proprio in Via Milano negli anni susseguenti (1924/1926) vennero edificate, dall’imprenditore e innovativo costruttore Eugenio Mancuso, numerose ed eleganti palazzine per le famiglie “illustri” di Catanzaro, ripercorrendo lo stile floreale e neo-gotico (si vorrà ricordare il Grande Albergo Moderno da lui realizzato richiamando anche lo stile Bauhaus). E dunque, la città iniziò il suo progredire e con il passare del tempo evolve sempre più verso nord, eliminando orti, terreni incolti, fossati. Già nel 1930 il costruendo quartiere San Leonardo, si dotava di palazzine con cooperative per impiegati e dipendenti pubblici, alcune furono anche interessate dai bombardamenti della guerra e altre (nello specifico gli edifici attualmente esistenti difronte la caserma dei Vigili del Fuoco) furono requisite per ospitare, sempre nel periodo bellico, ufficiali tedeschi.

    All’indomani della seconda guerra mondiale, iniziano le grandi trasformazioni con il rinnovamento edilizio. Anche l’incremento demografico fu la conseguenza della necessità di nuove case, nuove strade e ponti per poter agevolmente accedervi, dando origine ad una particolare struttura geografica della città. Così accadde per il quartiere San Leonardo, che man mano si estendeva sulle colline verso il nord della città. Le nuove case e palazzi assunsero un tenore completamente diverso rispetto ai “vecchi” quartieri, evolvendo la zona con una visione più “moderna”. Fra i nuovi nuclei abitativi sorti (1947), il quartiere si modellò con diverse “case popolari” (le palazzine INCIS di cui alcune già sorte intorno al 1930), tuttavia numerosi catanzaresi abituati a vivere il centro della città (Grecìa, Pianicello, etc), ritennero questa parte di abitato come “fuori città” e non tutti vollero spostarsi. Infatti la zona era ritenuta quasi un luogo di “villeggiatura” con ancora tanto verde e alberi d’alto fusto, tant’è che le nobili famiglie catanzaresi avevano edificato i loro villini (si ricorderà nella zona – nei pressi dell’attuale Via Buccarelli – Villa Menichini). E dunque molte delle palazzine furono destinate alle “classi” impiegatizie e dell’insegnamento, quasi creando uno “status” socio/culturale. Alcuni palazzi furono addirittura diversificati esteticamente in corso d’opera, dando per quell’epoca, un aspetto di maggiore eleganza, come si constatò per altre palazzine e villette sorte proprio in quella zona. Ciò diede all’intero contesto del quartiere quella distinzione che lo classificò come “quartiere residenziale”. C’è da dire che anche l’INCIS, in diverse città, diede origine a quartieri con palazzi o con singole costruzioni di particolare pregio architettonico, rimanendo tali anche dopo tanti anni. Nel nascente quartiere di San Leonardo iniziò a svolgersi la vita dei catanzaresi, dei giovani, dei meno giovani, degli esercizi commerciali che via via presero vita, divenendo così un punto focale della città. La trasformazione, dunque, avvenne collegando le dinamiche sociali con quelle evolutive del contesto urbano e quelle del settore economico. Fu in questi luoghi (Piazza Montegrappa) che diversi avvenimenti del quotidiano di allora si svolsero, a parlare sono proprio le foto in bianco e nero di tanti anni fa, quando, ad esempio, venne presentata la “nuova flotta” dei camion del “Servizio Nettezza Urbana” con annesso personale, i “netturbini” in divisa provvisti degli attrezzi del mestiere, scope di saggina e bidoni con le ruote, all’epoca trasportati manualmente.

    Diversamente anche la presentazione della “nuova flotta” del trasporto urbano e a questo proposito come non ricordare i vecchi “postali” della “Ditta Trasporti Nicoletti”, che in un’autorimessa sita nell’attuale Via Ercolino Scalfaro, adiacente alla piazza, parcheggiava tutti i suoi pullman nelle ore notturne. Questa rete di trasporti permetteva i collegamenti con i paesi limitrofi i cui residenti avevano necessità di arrivare in centro città. La zona, pian piano evolve e si arricchisce di nuove costruzioni importanti, come nel caso dell’albergo Yolly Hotel (oggi Hotel Guglielmo) che venne edificato in quel contesto. La costruzione fu materialmente realizzata dal conte Gaetano Marzotto di Valdagno (politico e capostipite di una delle più importanti società laniere italiane), egli, infatti, aveva mosso interesse per il settore turistico con l’istituzione della “Compagnia Italiana Alberghi Turistici” (i Jolly Hotels), il nuovo hotel non poté che dare lustro al quartiere e ovviamente a tutta la città. L’albergo, con nuova impronta moderna, venne inaugurato nel 1955, facendo per l’appunto parte della catena di alberghi “Jolly Hotels” (i primi vennero edificati a Catanzaro, Trani e Trieste), per quell’epoca, di nuova generazione. Nel tempo, il marchio che lo contraddistingueva scomparve e l’albergo venne acquisito da nuovi proprietari, tuttavia restò uno dei primari alberghi della città, pochi all’epoca, dando allo stesso quartiere una nota di particolare pregio. Rilevanti sono i racconti di chi al tempo abitava nei pressi, rappresentando il quotidiano di allora, il vissuto di quelle strade, l’aria che si respirava nella semplicità delle cose, quando anche una passeggiata poteva costituire tanto.

    “Erano poco più degli anni ’60 – racconta Mario Lamanna profondo conoscitore della storia della città – ero piccolo e insieme a tutta la mia famiglia, composta da sei figli più i nostri genitori, era usuale fare una passeggiata nel periodo estivo. Dalla zona della Chiesa dell’Osservanza, dove abitavamo, ci spostavamo verso i giardinetti di San Leonardo, ma prima era d’obbligo passare dal “Montsbar”, un bar che all’epoca si trovava in quella zona (ancora oggi esistente con altra denominazione), per comprare il “Mottarello”, un gustoso gelato interamente ricoperto di cioccolato, per noi era un momento particolare e gustarlo all’ombra degli alberi dei giardinetti costituiva una sorta di evasione, visto che poco uscivamo”. Un episodio che rimarca la bellezza di quei tempi, quando ancora nel quartiere poche cose c’erano, infatti, il racconto prosegue in quella che è la descrizione di un quartiere ancora non del tutto formato rispetto all’esistente attuale. Dei “giardini”, infatti, sussistevano solo “i giardinetti di sopra”, denominazione presa quando poi venne realizzata la parte sottostante. E proprio in questo spiazzo, allora ancora libero, veniva allestita la giostra e, successivamente, prese posto un piccolo campo di calcio ad uso dei ragazzi del quartiere, dando la possibilità di svolgere diverse partite. Tanti gli spettatori della domenica che sui muretti adiacenti si accalcavano facendo il tifo per quei piccoli giocatori dai quali nacquero diverse glorie della squadra di calcio della città. I “Giardini di San Leonardo” tanto hanno significato, costituendo, in tempi più recenti, una tappa d’obbligo per molti giovani (anni ‘70/’80), sostando in quella piazza dopo essersi dati appuntamento con quell’usuale dialetto catanzarese “’ni vidimu a li giardini”, conosciuto come il “luogo bene” della città. Ma, in quel contesto nascente, non bisogna dimenticare ciò che intorno fece da corollario, rappresentando la parte vitale del quartiere e conseguentemente della città.

     

    Si potrebbe iniziare da ciò che venne realizzato in maniera relativamente recente, ovvero il Cinema “Odeon”, inaugurato nel 1952 che debuttò con il mitico film “Vacanze romane”, la sala cinematografica e il suo bar, furono luogo di ritrovo di tanti catanzaresi. Ma, ancor prima (1933), la stazione della “Ferrovia Calabro Lucana”, nata per servire sia il traffico “passeggeri” che quello merci. La linea, che comprendeva la tratta Cosenza – Catanzaro città – Catanzaro Lido, permetteva un indotto non indifferente, con l’ingresso diretto in città della popolazione, studentesca e non, proveniente dai paesi limitrofi. La stazione, che venne realizzata ove prima sussisteva un terreno coltivato ad orti, venne provvista di un magazzino merci attivo sino ai nostri giorni anche se poi venne adibito a stazione autobus, una delle poche esistenti per le Ferrovie Calabro Lucane in Calabria. La stazione era dotata di un sistema di piattaforme girevoli per le littorine provenienti da Cosenza e Catanzaro Lido, costituendo, nel percorso che si snodava in città, l’odierna “metropolitana” (attiva sino a pochi mesi fa). Si aggiunge ancora, il già esistente “Conventino” e Parrocchia di S. Antonio, che furono costruiti nel 1938.

     

    Nel 1957 la sede religiosa si dotò di una costruzione per la Curia Provinciale. C’è da dire che il Conventino rappresentò, come del resto tuttora, una forma di “unione sociale”, costituendo un fulcro primario di aggregazione, fondendo le attività religiose con quelle di carattere socio/ricreativo, soprattutto in riferimento ai giovani. Attualmente la Parrocchia resta sempre attiva in relazione a quanto detto, si occupa inoltre dei disagiati con un “laboratorio indumenti” e annessa mensa resa fruibile dal 1988. Si potrebbe aggiungere tanto altro, ma si concluderà con ciò che in un quartiere rappresenta un punto di notevole importanza, ovvero l’Istituto Giovanna De Nobili (oggi Liceo Giovanna De Nobili). La scuola, la più vicina al contesto (conseguentemente o, nello stesso tempo, altre ne sorsero nelle vicinanze), fu uno degli istituti di maggiore rilievo, nascendo come scuola per le “aspiranti maestre”. Si vorrà ricordare che l’istituto occupò primariamente delle sale adiacenti all’orfanatrofio femminile di Santa Maria della Stella nel centro storico di Catanzaro. Nel 1889, visto l’incremento studentesco, la scuola venne trasferita in una vecchia casa situata nell’allora “Corso Vittorio Emanuele”. Nel 1891 con R.D. la “Scuola Normale” femminile venne intitolata a Giovanna De Nobili, poetessa catanzarese. Successivamente, con la riforma Gentile del 1923, l’istituto viene trasformato in “Istituto Magistrale” e solo nel 1940 ottiene dal Governo un vero edificio scolastico in Via Baracche, Rione San Leonardo (oggi sito in Via Piave). Dunque, il quartiere San Leonardo, come è usale per ogni quartiere, rappresentò per la città un forte supporto, costituendo una parte della città che si era espansa e che poteva essere fruita a “misura d’uomo”. Fra l’abitato e ciò che fu a lui afferente, ovvero, la scuola, la chiesa, la parte commerciale, si creò un legame socialitario, tuttavia quei luoghi furono contraddistinti, come detto, da una sorta di classificazione che ne fece un quartiere “residenziale”, classificazione che, si potrebbe dire, nel tempo mantenne.  (foto gentilmente concesse da Salvatore Rubino)

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