Duomo di Catanzaro, Don Rino: “Restituirlo alla città è il nostro obiettivo principale”

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Il 2018 è stato l’anno in cui, a causa di alcuni cedimenti strutturali, il Duomo di Catanzaro è stato “temporaneamente” chiuso. In circa sei anni, la situazione non è mutata in maniera sostanziale ma, probabilmente, qualcosa adesso sta iniziando a muoversi. Per approfondire l’argomento, abbiamo intervistato Don Rino Grillo, direttore dell’Ufficio Tecnico Diocesano.

Catanzaro, sin dal 2018, è orfana della sua Cattedrale. Cosa è avvenuto negli anni perché si arrivasse a tale condizione?
“La cattedrale è la madre di tutte le chiese della diocesi, perché è il luogo dove il vescovo annuncia il Vangelo e custodisce la fede cattolica. Non è, inoltre, solo un luogo di culto, ma rappresenta anche un evento storico-culturale di grande rilevanza, un simbolo per tutti, credenti e non. La storia di quella di Catanzaro, lunga e travagliata, è iniziata nel 1122: nel corso dei secoli ha subito pesanti danni a causa dei terremoti del XVII e XIX secolo, e successivamente dai bombardamenti della seconda guerra mondiale, che l’hanno quasi completamente distrutta. Dopo il conflitto, sotto il vescovo Mons. Fares, la ricostruzione è stata portata avanti in modo frettoloso, utilizzando materiali come il marmo, che hanno appesantito la struttura e ne hanno impedito una corretta traspirazione. Con il tempo, queste scelte hanno portato a gravi problemi strutturali, culminati in crolli che hanno reso inevitabile la chiusura nel 2018.
Negli anni successivi alla chiusura, i vescovi si sono impegnati per trovare i fondi necessari al restauro. Tuttavia, la complessità burocratica e tecnica ha contribuito a dilatare i tempi, lasciando Catanzaro ancora oggi priva del suo punto di riferimento spirituale e culturale.”

All’interno della cattedrale erano presenti numerose opere, qual è il loro attuale stato di conservazione?
“Le opere presenti all’interno del Duomo sono state messe in sicurezza. Alcune sono state trasferite nel museo, altre, come l’organo, sono state smontate e custodite in un luogo sicuro. Anche le campane, che si trovavano in cima al campanile, sono state prelevate e protette per evitare danni.”

Qual è stato il ruolo dell’arcidiocesi nel percorso di restauro?
“L’arcidiocesi ha sempre avuto un ruolo fondamentale: teniamo molto che la Cattedrale ritorni ad essere il punto di riferimento per il presbiterio e la comunità cristiana. Abbiamo stimolato continuamente il dialogo con gli enti coinvolti, chiedendo aggiornamenti e sollecitando i lavori. Mons. Maniago ha spinto con forza per il restauro, affermando di sentirsi orfano del suo punto di riferimento più importante. Tuttavia, alcune questioni burocratiche non dipendono direttamente dalla noi”.

Cosa verrà fatto tecnicamente e quando partiranno i lavori?
“I lavori saranno suddivisi in due lotti e prevedono interventi strutturali importanti: il rifacimento del tetto, l’abbassamento del pavimento e la ricostruzione delle mura. I progetti, curati dalla Sopraintendenza e validati, mirano a ripristinare la struttura secondo lo stile antecedente alla seconda guerra mondiale, con volte a botte e senza cassettoni. L’impegno di spesa è di circa 10 milioni di euro, finanziati da vari enti, tra cui la Regione Calabria, il Mic e un decreto interministeriale del 2023. I tempi tecnici richiedono la conclusione di tutte le procedure di gara d’appalto, ma ci sono segni concreti che i lavori possano iniziare in tempi brevi.”

Infine, quando pensa che i catanzaresi potranno tornare a partecipare alle celebrazioni all’interno del duomo?
“Al momento non è possibile quantificare il tempo necessario per completare i lavori, anche perché la Cattedrale è un luogo di grandi dimensioni e presenta gravi problemi strutturali, segnalati anche dall’Unical attraverso analisi approfondite. Tuttavia, l’obiettivo è restituire il Duomo alla città nel minor tempo possibile, compatibilmente con i vincoli tecnici e burocratici.”

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