Don Ciccio Palaia, l’arciprete che salvò l’ospedale psichiatrico con il suono delle campane

Oggi il 125° anniversario della nascita del parroco a cui si deve la costruzione della Casa di San Rocco

Era il 24 agosto del 1895. Esattamente 125 anni fa. Ricorre, infatti, oggi l’anniversario della nascita di don Ciccio Palaia. Dire don Ciccio a Girifalco significa dire “il prete”. Perché la sua è stata e continua ad essere una figura storica ed indimenticabile. Una storia ed una personalità davvero ricca che, oggi a 125 anni dalla sua nascita, vogliamo raccontare: don Ciccio nacque ai “Parriari” il 24 agosto 1895, da Rocco ed Angiolarosa Siniscalco, i suoi genitori erano possidenti di considerevoli appezzamenti di terra; era questa una famiglia benestante. Il fratello del padre era sacerdote, don Francesco Palaia “il vecchio”, suo omonimo.

Appena undicenne il piccolo Francesco entrò nel seminario diocesano di Squillace dove il Vescovo pro tempore era Mons. Eugenio Tosi, futuro arcivescovo-cardinale di Milano.

Il piccolo seminarista Palaia per la sua “sbalorditiva intelligenza” (come ebbe a dire lo stesso presule) fu caro a monsignor Tosi, il quale si ricordò di lui sempre, finché visse. Anche da Milano, infatti, monsignor Tosi gli inviò alcune Auguste e Sacre Lettere. Frequentò il liceo Pio X di Catanzaro, e, nell’ottobre del 1914 iniziò gli studi universitari di Teologia laureandosi nel 1918 e nello stesso anno prese messa. In seguito si laureò in Lettere Classiche, Storia e Filosofia all’Università Cattolica di Roma.

Gli fu poi offerta la Cattedra di Storia e Filosofia all’Istituto dei Gesuiti: rifiutò perché attratto da un amore per la sua terra e la sua gente. A Catanzaro espletò la sua opera di illuminato docente insegnando nel liceo Pio X Latino e Greco prima, e Letteratura Italiana in seguito. Per la sua profonda conoscenza del latino e del Greco fu assegnato ad insegnarle nel Seminario Regionale di Chieti, allora di recente apertura, il cui rettore era Monsignor Nocara. Sebbene pressato da forti e reiterate pressioni del Vaticano, egli, che in effetti era allora in Calabria uno dei pochi ed insigni latinisti e grecisti, non volle accettare l’importante incarico, suscitando un certo risentimento nel Cardinale Prefetto e nel Segretario della Sacra e Suprema Congregazione dei Seminari ed Università.

Molte altre le rinunce per amore della sua Girifalco. Rifiutò più volte il Vescovato, offertogli in diverse occasioni dal Vescovo Mons. Fiorentini. Inoltre, il Nunzio Apostolico in Irlanda Monsignor Felici, zio del futuro Cardinale Felici, che fu negli anni 70 del secolo scorso il Revisore del Codice di Diritto Canonico, aveva nominato il giovane Don Ciccio Palaia Segretario della stessa Nunziatura in Irlanda con sede a Dublino.

Il giovane Don Ciccio Palaia disse al Nunzio che voleva otto giorni di tempo per poter riflettere e quindi decidere. Il Nunzio glieli concesse. Ma dopo otto giorni Don Ciccio disse che rifiutava. Accettò, invece, la nomina a Rettore della Chiesa di San Rocco di Girifalco ed in tale veste rimase per circa sessant’anni. Prima di lui il Rettore della Chiesa di San Rocco era stato lo zio Don Francesco Palaia “il vecchio”. Nel 1942 dopo la morte dell’Arciprete Lentini, non solo fu confermato Rettore di San Rocco ma fu nominato Arciprete di Girifalco. La consacrazione del nuovo Arciprete avvenne per le mani del Vescovo Mons. Fiorentini il 14 agosto 1942.

Mons. Fiorentini ebbe sempre per Don Ciccio Palaia una speciale predilezione, tanto che quando veniva a Girifalco in visita pastorale, dopo i Sacri Riti, rimaneva spesso diversi giorni ospite a casa sua. Anche Mons. Tosi fu ospite e pernottò varie volte a casa di Don Francesco Palaia “il vecchio”, che poi era la stessa casa del nipote e futuro Sacerdote don Ciccio Palaia. Nel 1970 gli venne comunicato dal Vescovo Monsignor Armando Fares che il Papa Paolo VI lo aveva insignito della dignità di Monsignore. Nel 1981 fu nominato Canonico ad honorem della Cattedrale di Squillace dal Vescovo Monsignor Antonio Cantisani.

Svolse il suo lungo operato con intelligenza superiore, rettitudine di intenzione ed impegno totale in favore del popolo di Dio.

L’organizzazione dei giovani di Azione Cattolica che egli coordinò fin da giovane e la fiorente scuola di Catechismo che costantemente curò sempre riscossero ammirazione ed unanime plauso. Appena prese possesso della Rettoria di San Rocco (erano gli inizi degli anni 30) volle ammantare la Chiesa del Patrono di marmi preziosi e di oro zecchino.

Nello stesso periodo fondò, diresse e coordinò il giornale “l’Angelo Nostro“, che riportava e commentava fatti ed attività della Rettoria nonché informazioni di pubblico interesse. Per tanti anni animò la Festa patronale di San Rocco, dando ad essa lustro e vanto di popolo di
Girifalco.

Nel 1938 ebbero inizio i lavori di costruzione della “sua” grande opera: la Casa di San Rocco che diventò centro propulsore di attività  sociali, morali, religiose e di assistenza. Nel 1942 quando fu nominato Arciprete di Girifalco fece restaurare la Chiesa Matrice, prima quasi impraticabile. Don Ciccio non solo fu il pupillo dei Vescovi di Squillace, del cui illuminato consiglio ed aiuto essi si servirono in diversi frangenti ma fu anche la venerata figura che accompagnò con sano orientamento e con precise indicazioni il popolo di Girifalco nelle circostanze non solo religiose, ma anche civili e sociali. Fu lui che fece anche suonare le campane quando agli inizi degli anni ‘70, si temette per la smobilitazione dell’Ospedale Psichiatrico Provinciale, grande, complessa ed importante istituzione di Girifalco, la cui nascita risaliva alla seconda metà dell’800.

L’ospedale non si mosse, anzi si avviò il discorso per una nuova e moderna struttura ospedaliera.

Dopo il Vaticano Secondo talvolta l’Arciprete Palaia era restio a cambiare e continuava ad osservare alcune tradizioni preconciliari; ma egli lo faceva non per venir meno all’obbedienza verso le legittime autorità, ma perché era convinto che continuando a celebrare alcuni riti tradizionali si onorava Dio meglio e più efficacemente. Il vescovo sapeva certamente del suo modo di agire, ma, ben conoscendo la sua ferma fedeltà ed il suo incrollabile attaccamento alla sede di Pietro ed al Dogma Cattolico, ben conoscendo la sua tempra, la sua attività di benefattore e la sua eccelsa pietà religiosa, non osava contraddirlo figuriamoci richiamarlo!

Morì novantenne di vecchiaia il 26 febbraio 1985 a Girifalco e quivi furono celebrati solenni funerali presieduti dal Vescovo Mons. Cantisani. Suoi collaboratori nel Ministero Sacerdotale furono i Sacerdoti Don Peppino Palaia (Vice Parroco), Don Francesco Antonio Palaia (prete cieco), suoi stretti cugini e Don Bonaventura Autelitano, anch’essi di venerata memoria.