La settimana in borsa, venerdì 7 marzo 2014

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    La settimana borsistica che si è conclusa è stata indubbiamente da cardiopalmo .

    In meno di due giorni l’indice ftsemib ha prima fornito un forte segnale ribassista con la rottura dei 20100 punti ma subito dopo ha negato tale segnale effettuando una rottura rialzista da manuale.

    Anche per gli analisti più navigati in tali casi è facile compiere errori di valutazione e prendere posizioni sul mercato che dopo qualche giorno si riveleranno sbagliate; la cosa migliore da fare sarebbe quella di farsi legare le mani ed attendere che il mercato dica con chiarezza da che parte sta andando.

    Oggi i grafici (e non solo quelli) dicono che il mercato sembra aver deciso di riprendere  la strada del rialzo che aveva interrotto per una decine di sedute ma chi apre nuove posizioni rialziste (o mantiene quelle già in essere) è bene che sappia dove mettere gli stop loss a protezione del capitale investito perché ho la netta sensazione (confermata anche da specifici oscillatori) che, sebbene il rialzo possa ancora continuare, la volatilità sia destinata per un po’ di tempo  a rimanere elevata.

    Il ftsemib (che ha chiuso la settimana a 20634 punti) giovedì ha sfiorato l’area dei 21000 punti che rappresenta una resistenza particolarmente importante e che potrebbe (sottolineo il condizionale) far partire un movimento correttivo di una certa importanza sia per durata che per ampiezza; se il mercato riuscisse invece a sfondare tale area si aprirebbero scenari rialzisti solo un po’ di tempo fa considerati utopistici ma in realtà possibili se solo ci ricordiamo che il mercato azionario italiano viene da una fortissima fase ribassista che, da maggio 2007 a febbraio 2009, lo ha portato da un max di circa 44000 punti ad un min di circa 13000.

    Alessandro D’Elia  (trader professionista)

     

    Per info e chiarimenti: alexdelia@tiscali.it

    ALL’ATTENZIONE DEI LETTORI :

    Il sottoscritto dichiara che la presente rubrica ha uno scopo meramente informativo e non intende rappresentare in alcun modo una sollecitazione al pubblico risparmio.

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