Investire in borsa : 31 gennaio 2015

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    Le attese (poi finalmente confermate) per l’inizio della politica monetaria espansiva (ossia per l’immissione di euro nel sistema finanziario) da parte della BCE hanno spinto verso l’alto i listini azionari europei con l’indice Eurostoxx che chiude il mese di gennaio con un forte rialzo del 6,5%.

    Gli investitori hanno infatti apprezzato l’entità della manovra (superiore alle aspettative) ma non hanno dato invece peso al fatto che il rischio connesso a tale Quantitative Easing sarà a carico diretto della BCE per solo il 20% del suo ammontare (verrà cioè condiviso tra i vari Paesi membri solo in minima parte restando per il resto a carico dei singoli Paesi beneficiari).

    La crescita del mercato azionario europeo trova la sua giustificazione nella continuazione dell’indebolimento dell’euro (diretta e voluta conseguenza dell’inizio del Q.E.) e nella continuazione della discesa del prezzo del petrolio, fattori questi percepiti come forte impulso per la ripresa economica nell’area euro.

    Stando alle parole di Draghi, il fine ultimo del Quantitative Easing è quello di scongiurare la tanto demonizzata deflazione (ossia la diminuzione generalizzata del livello dei prezzi) ma a riguardo mi permetto di affermare che non è corretto da parte della Bce fare tale generalizzazione sui prezzi .

    A mio avviso la discesa del prezzo di alcuni beni (in primis petrolio) non può che fare bene alla ripresa economica in quanto l’Europa ne è fondamentalmente importatrice (e per giunta lo paga con quei dollari che si stanno rivalutando); continuare a dire che la ripresa non avviene a causa dei consumi che stentano a ripartire e che costringono pertanto le imprese ad abbassare i prezzi è una voluta falsità; gli italiani (al pari degli altri cittadini del sud Europa) non aumentano gli acquisti solo perché non hanno più il potere di acquisto di alcuni anni fa : mentre i pochi ricchi continuano a risparmiare, i molti poveri non sanno invece come fare per riuscire ad arrivare a fine mese.

    Con l’avvento dell’euro c’è stato in Italia un aumento feroce di quasi tutti i beni di consumo e degli immobili, e tale aumento (che ha portato ad un impoverimento generalizzato) è stato in buona parte negato dall’ISTAT a causa della composizione anacronistica del suo paniere di riferimento; se nel 2000 una famiglia con un reddito mensile di 4 milioni di lire aveva un tenore di vita medio/alto, nel 2015 la stessa famiglia con un reddito di 2000 euro ha un tenore di vita medio/basso; come fa ad aumentare i consumi un pensionato che percepisce 600 euro al mese?

    Altro che demonizzare la deflazione, bisognerebbe invece augurarsi che duri il tempo necessario a far rientrare gli eccessi sui prezzi che si sono accumulati nei primi anni del terzo millennio!!

    E’ senz’altro vero che non può esserci ripresa economica senza un aumento del livello dei prezzi, ma tra dire questo e dire invece che un eventuale periodo di deflazione (dovuto sostanzialmente alla discesa del prezzo delle materie prime ed al ridimensionamento di prezzi in passato eccessivamente saliti) è la peggiore cosa che possa accadere, c’è una bella differenza.

    Tornando ai mercati azionari, mentre gli USA potrebbero continuare nella fase correttiva iniziata alcune settimane fa (e che non è affatto escluso possa accelerare pericolosamente in caso di rottura dell’importante minimo che l’indice S&P ha a 1970 punti), i listini europei sembrano particolarmente forti ed il nostro indice Ftsemib (dopo aver scaricato nei prossimi giorni un po’ di ipercomprato) dovrebbe nelle prossime settimane dirigersi verso l’area dei 22000 punti che rappresenta una fortissima resistenza grafica.

     

    Alessandro D’Elia (trader professionista)

     

    Per info e chiarimenti : alexdelia@tiscali.it

    ALL’ATTENZIONE DEI LETTORI :

    Il sottoscritto dichiara che la presente rubrica ha uno scopo meramente informativo e non intende rappresentare in alcun modo una sollecitazione al pubblico risparmio.

     

     


     

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