Investire in borsa : L’anno del bitcoin (30/11/2017)

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    I mercati azionari mondiali continuano a godere di ottima salute ed infatti l’indice MSCI Worl che è usato come metro di misura (benchmark) per i fondi azionari mondiali o globali, sta guadagnando da inizio anno circa il 18%.

    Il mercato azionario statunitense continua a far segnare nuovi massimi storici sulle aspettative dell’approvazione della riforma fiscale promessa da Trump che farebbe lievitare consistentemente gli utili di tante società quotate con inevitabile impatto positivo sul loro prezzo di mercato.

    In Italia l’indice ftsemib dopo aver fatto segnare un massimo relativo (23133) i primi di novembre, ha subito una salutare correzione che non sembra però aver minato future velleità rialziste, e comunque da inizio anno la performance è sempre positiva di circa il 17 %.

    A fine anno sarà utile per ogni investitore fare il confronto tra il rendimento dei propri investimenti affidati alle mani di sapienti gestori (gestori di fondi di investimento in primis) ed il corrispettivo benchmarck , per capire se effettivamente ha un senso affidarsi alla onerosa gestione dei professionisti del risparmio gestito oppure se ci si potrebbe limitare all’acquisto di “panieri azionari” (ad esempio gli ETF) che non hanno l’ambizione di poter far meglio del benchmark ma quantomeno non sono gravati da più o meno occulti costi di gestione.

    A buon intenditore ….

    Il 2017 passerà probabilmente alla storia come l’anno della folle corsa del Bitcoin e delle altre “criptovalute”.

    Chiunque navighi in internet si sarà certamente imbattuto in qualche annuncio pubblicitario fatto da broker specializzati nella compravendita di questi bitcoin che da inizio anno hanno aumentato il loro valore di oltre il 1000 % (avete letto bene, mille %, non mi è scappato uno zero di troppo); se qualcuno avesse cioè investito 900 dollari, e se avesse mantenuto l’investimento fino ad oggi, si ritroverebbe con circa 10000 (diecimila) dollari.

    Cercherò di spiegare in modo semplice, magari usando termini non proprio ortodossi, il significato e l’uso di questa nuova valuta già sapendo però che tale concetto è per sua natura impalpabile e di non immediata comprensione.

    Nel passato le monete avevano un valore rappresentato dal metallo prezioso (oro, argento) in esse contenuto.

    Col passaggio alle banconote (le prima pare furono emesse in Cina nel 806 d.C.), il valore intrinseco della moneta lasciò il posto al solo valore nominale, in altri termini, le monete “preziose” vennero sostituite da dei documenti cartacei recanti l’indicazione del quantitativo di oro che il loro legittimo possessore poteva ritirare presso la banca dove era stato precedentemente depositato al momento del rilascio  delle banconote.

    Fino al IX secolo fu possibile convertire le banconote nei corrispondenti metalli preziosi, poi tale possibilità rimase solo negli Stati Uniti fino al 1971 quando venne dichiarata la fine di ogni rapporto di conversione tra banconote ed oro ; a partire da quella data le Banche Centrali iniziarono ad emettere carta moneta senza più l’obbligo di avere una corrispondente riserva aurea.

    Oggi le banche centrali mondiali emettono carta moneta il cui valore reale (potere d’acquisto) dipende da tante variabili (inflazione, rapporto di cambio con le altre valute, stato di salute dell’economia del Paese emittente,..).

    Tutto ciò era lineare e logico fino all’avvento del bitcoin (e delle altre cripto valute), oggi sembra invece  essere tutto rimesso in discussione.

    Il bitcoin è un bene intangibile (senza alcun valore intrinseco) che può essere scambiato tra due soggetti attraverso una transazione informatica “crittografata” (chiedo scusa agli esperti del settore per l’eccessiva semplificazione) , le cui transazioni ed emissioni (queste ultime rigorosamente limitate nel loro ammontare) sfuggono dunque al controllo di ogni banca centrale.

    Quindi i bitcoin non valgono nulla, sono solo aria fritta? Assolutamente no.

    Sarebbe un errore continuare a pensare che i bitcoin sono davvero privi di valore reale e questo perché il valore di un qualsiasi bene viene stabilito da chi lo usa, ossia da chi lo compra e da chi lo vende (legge della domanda e dell’offerta) e soprattutto perché i bitcoin (anche se intangibili) possono oramai essere usati per acquistare bene reali e possono immediatamente essere convertiti in altre monete.

    Da più parti si profetizza un’imminente scoppio della bolla speculativa del bitcoin il cui aumento è oramai paragonabile al prezzo dei bulbi ti tulipano avvenuto in olanda nel 1600.

    Mia opinione personale è che a differenza di altre situazioni di veloce crescita di prezzi in cui comunque esisteva un valore intrinseco del bene che ad un certo  punto ha fatto sempre capire agli investitori che il prezzo pagato era eccessivo rispetto ad esso, qui il valore intrinseco del bitcoin è nullo per la sua stessa natura di moneta digitale e pertanto non mi scandalizzerei se (passando comunque per brusche correzioni) il suo valore dovesse continuare ad aumentare ancora parecchio.

    Per chi non è estremamente erudito in materia il mio consiglio è quello di stare rigorosamente solo a guardare o ,al limite, operare su tale valuta con investimenti pressoché irrisori.

     

    Alessandro D’Elia

    Trader professionista

    alexdelia@tiscali.it

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