Cicli economici ed andamento delle borse (19/12/2018)

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    Quando in economia si parla di  CICLO ECONOMICO, si fa riferimento alle fasi di espansione e di contrazione dell’intera attività economica di un Paese, fasi che in alternanza sempre si susseguono.

    Sui motivi per i quali sia l’economia dei singoli paesi, sia l’intera economia mondiale, alterni da sempre una fase di crescita, ad una successiva fase di recessione, e sul fatto che spesso una fase di forte crescita lasci successivamente posto ad una forte recessione, sono state formulate molte ipotesi e scritti numerosi trattati, anche perché le variabili macroeconomiche che entrano in gioco e che sono in grado di influenzare o di essere influenzate dal ciclo economico sono molteplici (inflazione, disoccupazione, massa monetaria, tasso di interesse, imposte, innovazione e progresso tecnologico); in questo contesto ci basti sapere che da sempre un’economia si espande, poi si contrae, poi si espande, e così via.

    Da un punto di vista tecnico, gli economisti parlano di vera e propria “recessione economica” solo quando la contrazione del Prodotto Interno Lordo si protrae per due trimestri consecutivi.

    Cercando di essere più comprensibile possibile e semplificando forse anche troppo la problematica, si può affermare che il compito dei governi e delle autorità monetarie dovrebbe proprio essere quello di stimolare l’economia durante la fase di recessione (per cercare di non farla durare troppo e comunque per non farle raggiungere un picco minimo troppo in basso) e di raffreddare l’economia durante la parte finale di una fase espansiva (per cercare di evitare un picco massimo troppo in alto, picco dal quale poi potrebbe scaturire una rapida e ripida recessione).

    Durante una fase espansiva è comunque buona norma che le autorità competenti si astengano dal fornire “stimoli” economici (in primis il tasso di interesse mantenuto particolarmente basso) perchè tali stimoli è bene che siano “conservati” per poter essere usati nel momento del bisogno, cioè quando arriverà la fase recessiva.

    In questo momento storico, i paesi occidentali sembrano essere nella parte finale di una fase espansiva.

    L’andamento del ciclo economico influenza tantissimo l’andamento del corrispettivo mercato azionario, ma i due andamenti non sono affatto speculari ; il mercato azionario tende infatti quasi sempre ad anticipare il futuro andamento del ciclo economico : se si attende una fase espansiva la borsa tende a salire, viceversa se si attende una fase recessiva la borsa tende a scendere.

    Per comprendere meglio il rapporto e l’interazione esistente tra il ciclo economico e l’andamento dei mercati azionari, analizziamo la situazione degli ultimi mesi sui mercati occidentali.

    Il ciclo economico europeo ed il ciclo economico statunitense sono ancora in fase di espansione ma, poiché sia il FMI sia le banche centrali hanno annunciato un rallentamento dell’economia, i mercati azionari stanno scendendo ormai da mesi (in USA in realtà solo da alcune settimane) anticipando pertanto il futuro andamento  del ciclo economico.

    Se analizziamo il comportamento dei governi e delle autorità monetarie sono però evidenti le differente tra l’Europa e gli USA. In Europa sia i governi che la BCE sono attivi (magari con risultati discutibili) nel loro univoco intento di stimolare ancora la crescita economica, anche se la BCE terminerà di acquistare i titoli di stato dei vari paesi (quantitative easing) così come già stabilito da tempo. Negli Usa (dove l’economia cresce molto di più che in Europa e dove i tassi di interesse sono già stati rialzati dal loro livello minimo) stiamo invece assistendo ad una sorta di lotta intestina tra il presidente Trump che per finalità palesemente elettorali vuole stimolare la già corposa crescita USA (pil terzo trimeste a +3,5%) ogni oltre ragionevole limite e la FED che invece cerca di raffreddare l’economia e rialzare il tasso di interesse verso valori “normali”. In questo contesto di incertezza, nonostante l’ottimo stato di salute dell’economia americana, la borsa statunitense ha perso, dal massimo fatto segnare ad ottobre, circa il 13%, anticipando di fatto il rallentamento della crescita economica auspicato dalla Fed.

    Nell’attuale scenario economico e finanziario in cui l’unica variabile degna di interesse è ormai il famigerato spread tra BTP e BUND tedeschi, mi permetto una riflessione sul Petrolio. Il prezzo del brent è sceso tantissimo arrivando al di sotto dei 60 dollari (negli ultimi 3 mesi ha perso oltre 20$).

    Sull’andamento del petrolio stanno sicuramente influendo le aspettative di un rallentamento economico mondiale, ma la principale causa del crollo del suo prezzo , è da ricercare nell’aumento della produzione di petrolio “scisto” da parte degli USA, e nell’aumento della produzione da parte della Russia, fattori questi che non hanno fatto pesare il blocco delle esportazioni di greggio imposto all’Iran dallo scorso agosto. Grazie (eufemismo) al petrolio scisto, gli USA diventeranno quasi certamente nel 2019 il principale produttore di petrolio al mondo e questo comporterà importanti ripercussioni di carattere geopolitico con l’OPEC che è sempre piu’ divisa al suo interno, con paesi come l’Arabia che vogliono tagliare la produzione per mantenere alto il prezzo ed altri paesi che invece vorrebbero aumentarla per fare proprio concorrenza allo scisto sul prezzo.

    Trump ha manifestato chiaramente il suo dissenso ad un taglio della produzione da parte dei paesi OPEC, auspicando una ulteriore discesa del prezzo (cosa questa che indebolirebbe tutti i paesi in concorrenza con gli USA), ma non ha mai fatto menzione dei gravissimi rischi ambientali (terremoti ed inquinamento) connessi con l’estrazione del petrolio scisto, rischi che stanno portando vari stati americani (Florida in primis) a schierarsi apertamente contro le decisioni economiche del loro Presidente.

    Senza voler scomodare Karl Marx che con la finanza non andrebbe tanto d’accordo, ma se in nome del Dio Denaro e del potere economico più in generale, valori e diritti umani come la salute pubblica dei propri connazionali non vengono rispettati neppure dal Presidente degli Stati Uniti d’America, il mondo ha forse ormai imboccato una strada senza alcuna via d’uscita.

     

    Alessandro D’Elia

    Trader professionista

     

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