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Dubitare umanum est

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    Errare umanum est: dicevano gli antichi; ma se è vero che sbagliare è umano, perseverare è diabolico.

    L’altro giorno, facendo un po’ di ripulisti estivo, scopro una multa non pagata risalente al mese di dicembre.

    “Houston, abbiamo un problema!”: mi dico per minimizzare. Ma il problema si trasforma presto in dramma non appena mi presento come reo confesso all’ufficio contravvenzioni. Per recuperare tutto insieme lo zelo perduto, chiedo all’impiegata anche uno storico della mia situazione automobilistica. La donna asseconda di buon grado la mia richiesta, fornendomi la stampa di un riassunto da cui apprendo sbigottita come risultino ben nove multe non conciliate.

    Che mi prenda un accidente (se ancora non mi ha preso)! Nove?! E dove sono stata io in tutto questo tempo per lasciarmi sfuggire ben nove avvisi di sanzione? In coma?!

    Mi precipito a casa a controllare che le ricevute di pagamento collezionate con pazienza in cinque anni (cinque è il numero magico in situazioni del genere) siano ancora lì, mute e solidali, pronte ad essere rispolverate alla bisogna, e grazie al cielo quei salvifici fogliettini sbiaditi stanno ancora al loro posto – segno inequivocabile di come non abbia passato gli ultimi anni in coma a mia insaputa – solo che alcuni pagamenti sono stati effettuati on-line, e la mia banca, a differenza di me, semplice correntista appiedata, conserva le prove del buon comportamento dei suoi clienti solo per quattordici mesi; ciò significa che sta al cliente iellato giocare a fare l’investigatore fai-da-te e riacciuffare il filo di quel labirinto burocratico che rischia di mandarlo sul lastrico.

    Man mano che intravedo la luce alla fine del tunnel, non riesco a fare a meno di ripensare a lui: l’errore. “Come fa a generarsi una svista così grande?”: mi chiedo. La segnalazione al destinatario finale dell’adempimento dei propri doveri pecuniari non avviene, forse, mediante un semplice e monotono inserimento dati? Che ha fatto, in tutti questi anni, l’impiegato del Comune responsabile di aggiornare i pagamenti dell’automobilista in questione? È entrato in coma?

    I più maligni obietterebbero sulla buona fede dei municipi di alcune città, ma io sono garantista per natura: preferisco credere all’ipotesi del coma (almeno fino a prova contraria).

    Quando anni e anni or sono io e il mio compagno decidemmo di andare a vivere insieme, come tutte le coppie giovani ai primi tentativi coabitativi, ci adoperammo a fare scelte giudiziose di bravi risparmiatori: oltre ai mobili dell’Ikea, optammo anche per le utenze più convenienti. Per quella telefonica, ad esempio, ci affidammo ad una compagnia appena nata, presente ancora in pochi centri ma delle offerte molto vantaggiose. Pieni d’entusiasmo, usufruimmo dei suoi servigi solo per pochi giorni, poiché, com’è tipico dei giovani impazienti che vogliono tutto e subito, non riuscimmo a tollerare troppo a lungo i continui disservizi, ritardi e rimpalli cui la suddetta compagnia ci aveva sottoposti fin dal primo allaccio. Facemmo subito richiesta di disdetta, ma di fatto non riuscimmo a sganciarsi che dopo un anno, poiché, da giovani ottimisti quali eravamo, avevamo sottoscritto un contratto che ci vincolava per un anno.

    Ricordo che anche all’epoca mi interrogai sul presunto responsabile incorporeo di quell’intricata faccenda: l’errore. Come si origina questo virus silenzioso nonostante le nostre proteste urlate? Se l’utente chiama un servizio clienti, segnala un guasto, si accerta di non essere egli stesso cagione del proprio male quindi si rimette nelle mani dell’operatore che, peraltro, assicura un pronto intervento azzardando un numero esatto di ore entro cui la linea sarà ripristinata, perché poi il guasto si calcifica indifferente? L’operatore numero tre miliardi e passa con cui abbiamo parlato, è solo una voce dall’accento variabile secondo che ci stia rispondendo da Cantù o da Cefalù o è una persona in carne e ossa , che ha seguito un training di customer service con cui si riempie la bocca sperando che un giorno gli si riempiano anche le tasche? E quando finalmente lo ha concluso, quest’illuminante training non retribuito, e si ritrova seduto al proprio desk, davanti al suo computer, con la cornetta fiammante sulla riga di partenza e tutte le formule del problem solving imparate durante il corso pronte a scattare sulla tastiera del PC, perché diavolo non riesce a solving neanche un problem?

    È ancora lui, l’errore, lo spettro dispettoso che si interpone tra il malcapitato e il suo mancato salvatore, oppure questo accidente non è più così incorporeo ma ha un nome e un cognome che fa di tutto per rimanere sconosciuto?

    Quando gli errori persistono, l’opinione pubblica, per quanto in buona fede, comincia a dare spazio al dubbio. Legittimo e sacrosanto. Perché anche il dubbio umanum est. E così si cominciano a drizzare le orecchie. Vecchie voci di corridoio tentano insistentemente di smascherare subdoli giochi di potere tra compagnie telefoniche secondo cui la condivisione, o cessione, o compravendita dei segnali si ripercuoterebbe puntualmente sull’utenza. Uno scontro tra titani e nani dell’etere contro cui l’operatore numero tre miliardi e passa, che sarà pure bravo a inserire i dati nelle giuste celle e a premere invio al momento giusto, non può nulla.

    Sospetto meccanismi ben più ingegnosi della tecnica di accoglienza dimessa con cui ci apparve il portiere della sede a noi più vicina di quell’incompetente compagnia telefonica quando, esasperati, un giorno ci presentammo di persona a chiedere spiegazioni. Come pure cedo mio malgrado alla tentazione di non escludere del tutto l’esistenza di una rete sommersa di accordi di enti locali per colmare i propri deficit di bilancio sulle spalle dei cittadini distratti (vi ricordate la truffa dei semafori superveloci?).

    Cosa si può fare per sopravvivere a un siffatto malcostume? Parlarne è già qualcosa. Rendere note certe anomalie di sistema, mettere in guardia, denunciare o ironizzare sui social network o su qualsiasi altro luogo virtuale di discussione pratica tra persone reali, è una delle poche armi che abbiamo se non vogliamo mettere mano al portafogli e intentare una causa al giorno. Il tarlo del dubbio è quanto di più liberale, socratico, perfino cristiano ci sia. E non sto facendo un’apologia dello scetticismo per mero spirito di bastiancontrario, quanto per puro spirito di sopravvivenza.

    Rispetto all’errare dei latini, quindi, consoliamoci con la possibilità che anche dubitare umanum est.

     

    ERRATA CORRIGE: Nell’articolo Dubitare umanum est, la parola latina umanum va scritta con l’h davanti. Più che una disattenzione, un’imperdonabile dimenticanza. Nell’articolo Violenza sulle donne. Il rosa che si tinge di nero, la data della giornata internazionale contro la violenza sulle donne appare il 26 novembre, mentre è il 25. Più che una dimenticanza, un’imperdonabile disattenzione.

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