Uno spettacolo nello spettacolo, la “Divina Commedia” incanta il Politeama fotogallery

Alla fine della recita dell’opera musical “La divina commedia”, gli spettatori non volevano andare via

E’ successa una cosa rara ieri sera al Teatro Politeama: alla fine della recita dell’opera musical “La divina commedia”, gli spettatori non volevano andare via. Una volta salutato il cast con un doveroso lunghissimo applauso finale, capito che dietro il sipario gli attori erano ancora là, il pubblico ha aspettato che facessero nuovamente capolino in platea per stringerli in un nuovo abbraccio sincero con un ulteriore battimani conclusivo, ancora emozionato. Uno spettacolo nello spettacolo, per un parterre, quello catanzarese, che generalmente si è distinto per la fretta a lasciare il teatro a fine serata, indifferentemente dal gradimento dell’opera appena vista.

divina commedia

Questa volta è stato diverso. Fuori cartellone, proposta con la rassegna “Fatti di musica” di Ruggero Pegna, la versione del musical andata in scena ieri sera – e in replica anche questa sera e domani in pomeridiana -, lascia a bocca aperta fin dal primo istante. Lontana anni luce da quella proposta, sempre al Politeama esattamente dieci anni fa – era una riduzione teatrale della primissima versione -, questa “nuova” Divina commedia affonda a piene mani nella magia del teatro, restituendo all’opera dell’Alighieri quella magnificenza e visionarietà che la polvere scolastica – salvo eccezioni di docenti illuminati, sempre troppo pochi – tiene nascoste. Accade così che negli anni delle seguitissime serie tv che propongono viaggi epici e magici, quelli della Mic – Musical international company – sono riusciti a riprendere, con la regia di Andrea Ortis, un lavoro che metteva tanta carne al fuoco – parliamo sempre della Commedia -, sfruttandone al meglio il potenziale fantastico, riuscendo a tenere incollata l’attenzione a teatro per oltre due ore, stupore dopo stupore. E si tratta di una produzione interamente italiana.

Con testi dello stesso Ortis e di Gianmarco Pagano, lo spettacolo si avvale della voce narrante di Giancarlo Giannini, Dante anziano che si racconta, e chi meglio di lui. Come protagonista si affida, facendo bene, ad Antonello Angelillo, molto bravo, così come la sua prima guida, Virgilio, un autorevole Andrea Ortis.

Per quanto a loro siano andati gli applausi più sentiti dei presenti, però, la presa dello spettacolo sul pubblico è da attribuire alla macchina teatrale nella sua interezza, piuttosto che ai singoli interpreti, per quanto bravi. Il merito è sicuramente delle scene, di Lara Carissimi, insieme alle luci – light e visual designer sono rispettivamente Valerio Tiberi e Virginio Levrio -, che in questa Divina Commedia sono il vero punto di forza: sfruttando la profondità del palcoscenico, lo amplificano con giochi di quinte e pannelli sui quali le proiezioni ad hoc assumono davvero dimensioni in 3D. Così, la porta dell’Eterna condanna si staglia in lontananza, dando proprio l’impressione dell’antro oscuro, e il bosco dei suicidi dove Dante e Virgilio incontrano Pier Delle Vigne (Antonio Sorrentino) prende davvero forma. Che dire poi delle fiamme o delle acque che inghiottono Ulisse (Angelo Minoli)? I racconti delle anime, dannate, in espiazione e pure, passando dall’Inferno al Paradiso, sono riproposti come flashback, sullo stesso palco: l’amore di Paolo e Francesca (Noemi Smorra) rivive con il racconto di lei, o ancora l’abominio di Ugolino (Antonio Melissa), Catone l’Uticense custode del Purgatorio, Pia’ de Tolomei (Federica Basile), Matelda. E infine Beatrice (Myriam Somma), sempre presente nel viaggio del Dante di Ortis, faro e obiettivo del percorso del sommo Vate: il pubblico la vede concretamente in alto a sinistra, a illuminare i passi del protagonista e del suo accompagnatore, Virgilio. Come ogni grande produzione di musical, i personaggi infatti “volano”, riempiendo la scena in ogni sua altezza e angolazione: la fine della prima parte – che coincide con la cantica dell’Inferno, da sempre la più intrigante – è un quadro con presenti tutte le figure incontrate, mentre Virgilio e Dante le sovrastano pronti alla prossima tappa del viaggio.

Un ruolo importante, proprio nel coinvolgimento del pubblico – grazie ai ritmi, sostenuti, che dal vivo sono scanditi da 2 percussionisti ai lati estremi del golfo mistico -, lo hanno anche le coreografie, di Massimiliano Volpini, perfette nelle scene delle fiere, delle furie, dell’arrivo nella città di Dite, e prima ancora nell’incontro con Caronte  (Francesco Iaia), il traghettatore delle anime nell’Aldilà, “condite” di balletti dal grande impatto. Così come imponente è la composizione di Marco Frisina, tra l’altro fondatore e direttore del Coro della Diocesi di Roma e Maestro di Cappella della Basilica di San Giovanni in Laterano: a tratti rock, a tratti pura classica, il tessuto musicale protagonista dell’opera mantiene un suo tratto distintivo per tutta la sua durata, muovendosi fra i generi, però, seguendo lo sviluppo del viaggio, fino alla vetta aulica del finale, quando l’“… uscimmo a riveder le stelle”, utilizzato come refrain da Beatrice per tutto lo spettacolo, è il punto conclusivo. La pioggia di stelle sul palco e le luci portate dai vari personaggi direttamente tra le poltrone della platea, lo hanno trasformato  – quasi – in realtà.