“Il teatro è sempre teatro, anche nel mondo dell’iperconnessione”

Intervista a Marisa Laurito, in scena a Catanzaro il prossimo 5 marzo

Figlia della scuola del celebre Eduardo de Filippo, Marisa Laurito, è cresciuta a teatro, quello che per lei è casa, vita. Un luogo affascinate dove a parlare sono i personaggi, dove lei stessa ha narrato storie di vita e sentimenti universali. Una notte di Capodanno, quattro personaggi e una stanza: ecco che il prossimo 5 Marzo, per la stagione teatrale presentata da Ama Calabria, andrà in scena al teatro Comunale “Persone naturali e strafottenti” di Giuseppe Patroni Griffi, dove l’attrice partenopea vestirà i panni di donna Violante.

Un’occasione per riscoprire una commedia visionaria: Patroni Griffi aveva visto ben oltre il suo naso tanto che, a quasi cinquant’anni dalla sua stesura, la storia narrata può essere considerata una chiave di lettura per la società contemporanea. Tra solitudine, disperazione e speranza, quello di giovedì prossimo sarà un viaggio all’interno di una storia di vita oggi più attuale che mai. Un’opera che sottolinea il grande ruolo del teatro che, nel mondo dell’iperconnessione e dei social media, rappresenta uno dei pochi luoghi dove è sempre possibile ritrovare storie di vita autentica. Marisa Laurito, nell’intervista, ci spiega il perchè.

Qual è la prima cosa che le viene in mente quando pensa al teatro?

Se penso al teatro non posso fare altro che guardare alla mia vita, il teatro è la mia casa, il palcoscenico è un luogo in cui io sono perfettamente a mio agio, la prima cosa che mi viene in mente è proprio questa.

Se non avesse fatto l’attrice, cosa avrebbe voluto fare?

Non ho mai pensato di fare altro nella mia vita. A otto anni avevo già le idee chiare, volevo fare l’attrice e ci sono riuscita.

E’ cresciuta ed stata sempre a stretto contatto con il mondo del teatro che oggi, nell’era dell’iperconnessione e dei social media, non ha perso il suo fascino…

Il teatro è teatro sempre, non perderà mai il suo fascino perché è il luogo dove la gente vede attori che recitano in diretta, è ben diverso da tutto il mondo virtuale che è un mondo che possiamo definire anche un po’ finto. Nel mondo virtuale non si vedono bene le cose, può essere fatto di bugie. A teatro, invece, tutto è in diretta, gli attori lavorano e mandano avanti storie di vita, che non dimentichiamo sono scritte da autori per rappresentare la vita stessa. Nel teatro le persone possono ritrovare la rappresentazione più o meno identica alla realtà delle nostre vite.

E il teatro è anche il luogo in cui è possibile ritrovare sentimenti ed emozioni universali. La commedia che sta portando in scena, seppur scritta circa cinquant’anni fa, ne è chiara dimostrazione…

Patroni Griffi è stato un grande visionario ed oggi la sua commedia è ancora più attuale. All’epoca in cui fu scritta è stata di grande impatto, perché ha portato in scena il tema dell’omosessualità in un periodo in cui fare questo genere di spettacoli era molto complesso e trasgressivo. Come spesso accade ai grandi artisti lui era molto avanti ed oggi risulta attuale perché è accaduto quello che lui aveva scritto negli anni Settanta.

Cosa esattamente?

I personaggi descritti da Patroni Griffi sono quattro personaggi soli, la società di un tempo era caratterizzata da una rete di amicizie e solidarietà che oggi non c’è più: ecco perché la sua visione è stata proprio quella di uomo che ha saputo guardare avanti, che ha capito cosa sarebbe accaduto nella società. Ognuno dei quattro personaggi ha i suoi problemi e li vive in solitudine, la solitudine propria dei nostri tempi. Nella commedia si porta in scena anche il tema del razzismo riguardo alle persone di colore che oggi è attualissimo: il nero che fa un torto al bianco altro non è che il terrore che oggi hanno i bianchi di essere stuprati da una civiltà diversa dalla loro.

E donna Violante, chi è il personaggio che lei interpreta?

Violante è una donna disperata che da napoletana non perde mai la speranza nonostante la sua vita tremenda. Ha tanta voglia di sperare che il domani possa essere diverso: nel personaggio c’è una filosofia napoletana molto forte che, nonostante la sua età e la sua condizione, le permette di continuare a sperare che le cose possano cambiare.

Questa filosofia le appartiene?

Da napoletana credo che la speranza non debba mai essere messa da parte. Io sono una combattente e credo che sperare di avere un mondo migliore o credere in un mondo migliore sia necessario. Non ci si può fermare davanti ai dolori e situazioni disastrose, ma combattere, sperare di cambiare le cose, sopratutto quello che non funziona.