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Associazione Direttori di coro italiani dedica una puntata di “incontri con gli autori” a Giulio De Carlo

In Italia la tipologia di musica che faccio non è apprezzata, almeno non come accade all’estero, o negli Stati Uniti

La fatica e l’impegno, ancor più se affiancati al talento, portano sempre i loro frutti. Ci vuole del tempo, forse, ma i risultati arrivano. Lo sa bene Giulio De Carlo, compositore, principalmente per coro -«tendenzialmente autodidatta», come si definisce lui stesso -, che proprio in questi giorni ha aggiunto un prezioso tassello ai riconoscimenti finora ottenuti: nella rubrica web “Incontri con gli autori”, pensata per compositori già affermati ed emergenti, l’Associazione nazionale Direttori di coro italiani ha dedicato una puntata a lui e alla sua “The hidden garden”, eseguita dagli americani Salt Lake vocalartists, diretti da Brady R. Allred.

Nel video, dopo una presentazione da parte del presidente dell’associazione Roberto Maggio, è lo stesso De Carlo a introdurre il brano, prima di entrare nello specifico tecnico: «Il pezzo nasce da una mia personale, malinconica riflessione sul tipo di vita che stavo facendo da qualche tempo, però può essere fatto proprio da tutte quelle persone che vogliono essere portate via, verso mondi meravigliosi», come quel giardino segreto, nascosto, del titolo. E meravigliosa, da lasciare rapiti, è l’esecuzione da parte del coro di Salt Lake City, che ha pure collaborato per una seconda composizione di De Carlo – autore sempre di musica e testo -, “Into the orange”. Ma come mai è andato fino in Utah a trovare il coro più adatto per il suo lavoro, e perché proprio loro?«Un paio di anni fa – racconta De Carlo -, avevo deciso di promuovermi come autore, poiché ho sempre composto in maniera più intimistica, personale. Così ho contattato via Facebook questo coro, che è uno dei miei preferiti e che mi ha sempre colpito per come esegue i pezzi. In Italia la tipologia di musica che faccio non è apprezzata, almeno non come accade all’estero, o negli Stati Uniti – spiega -. Loro mi hanno risposto chiedendomi di mandare gli spartiti, cosa che ho fatto subito sebbene non pensassi che mi avrebbero risposto davvero». E invece, quegli spartiti al direttore Allredsono piaciuti fin dal primo momento, e ha voluto “dare voce” al coro di De Carlo.

Quella con i Salt Lake vocalartists non è la prima collaborazione che guarda all’estero, da parte di De Carlo: «Attualmente, sebbene la pandemia abbia bloccato un poco tutto, sono alle prese con altri due progetti fuori dall’Italia – racconta-. Il primo è con il Kammerchor di Manila che dovrebbe a breve registrare una mia nuova composizione; il secondo è sempre negli Usa, con Charles Anthony “Tony” Silvestri, grandissimo poeta e paroliere che ha accettato di scrivere sulla mia musica. A fine estate, salvo imprevisti, dovremmo portare a compimento la nostra collaborazione».

Molte grazie al web, allora: «Certo. Lavori di questo tipo erano impensabili fino a qualche anno fa. Sto collaborando pure con un ragazzo in Argentina, non lo avrei neanche immaginato in passato». La rete, poi, in queste ultime settimane è diventata l’unica via: con il coro Singing Cluster, di cui è direttore – sono tra i vincitori, lo scorso anno, del Premio CatanzaroInforma -, sta preparando «un pezzo virtuale. E’ una versione della canzone principale della Bella e la Bestia, con una armonizzazione scritta da me per virtualchoir», e ovviare alle distanze fisiche obbligate dalla pandemia.  Insomma, non ci si ferma mai, soprattutto adesso.

Una ultima riflessione, Giulio De Carlo, però ci tiene a farla, ed è rivolta alla Associazione nazionale direttore di coro italiani: «Fino a oggi il mio tentativo di potermi promuovere era solamente qualcosa di molto personale e faticoso – afferma -. Invece, grazie a questa associazione fresca, giovane, che ho conosciuto attraverso Enrico Miaroma – anche lui direttore di coro, ndr -, sono entrato a far parte di una squadra che lavora con generosità. Il mio più grande ringraziamento va proprio all’Associazione che di fatto mi ha consentito di potermi esprimere sotto tanti punti di vista, e si è dimostrata una casa accogliente».