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“Il post Covid dello spettacolo in Calabria? Dipende dalla Regione”

Parola di Francescantonio Pollice nominato responsabile Agis regionale – Associazione generale italiana dello spettacolo

Il suo nome è da sempre associato ad Ama Calabria, l’associazione con base lametina che da anni organizza concerti – per lo più di musica classica -, in tutta la regione, una stagione teatrale al teatro Grandinetti, e più recentemente, una seconda stagione teatrale a Catanzaro, al Teatro Comunale. E’ il maestro Francescantonio Pollice – prima di tutto pianista, poi operatore culturale -, da sempre molto attivo fra le istituzioni che si occupano di promozione della musica nel nostro paese, che in queste settimane è stato nominato responsabile Agis – Associazione generale italiana dello spettacolo – per la regione Calabria.

 

Le faccio subito i complimenti per la nomina, che però arriva in un momento piuttosto delicato già per il mondo intero, per non parlare di quello dello spettacolo in Italia. Ha già incontrato il presidente della Regione Santelli e il suo vice Spirlì?

«Grazie per i complimenti. In qualità di responsabile di Agis Calabria ho richiesto tramite i principali collaboratori incontri tanto al presidente Santelli che al vice presidente Spirlì e sono in attesa dell’indicazione di una data».

 

Può anticiparci qualche argomento di cui si farà promotore con loro?

«L’occasione sarà utile, oltre che per conoscerci, per iniziare un confronto sulle principali questioni del settore in primis l’emanazione dei bandi regionali per il 2020 e la partecipazione al tavolo tecnico per la riapertura delle attività di spettacolo per la prossima estate dove Agis Calabria, nella distinzione dei ruoli, grazie alle competenze specifiche nel settore, intende offrire il proprio contributo alla definizione delle norme che la Regione Calabria intenderà integrare rispetto a quelle contenute nell’allegato 9 del DPCM Rilancio».

 

In questi giorni il mondo dello spettacolo si sta facendo sentire in vario modo, anche qui in Calabria. Ha fondamentalmente bisogno di un reddito di continuità che traghetti il comparto cultura fino alla ripresa dei singoli settori. Cosa può fare in concreto in questo periodo per i lavoratori e le lavoratrici dello spettacolo, l’Agis? 

«Agis si è adoperata molto in favore dei lavoratori dello spettacolo, con azioni concrete. Si è battuta in particolare per l’incremento della durata della cassa integrazione da 9 settimane a 18 complessive, in particolare, chiedendo ed ottenendo dal legislatore che le 18 settimane potessero consecutive, a differenza degli altri settori che potranno usufruire delle ultime 4 settimane solo da settembre. Inoltre, sempre su pressione di Agis, è stato consentita la possibilità per i lavoratori dei soggetti che percepiscono il Fondo Unico dello Spettacolo, di ottenere l’integrazione dell’indennità che eroga l’Inps per il Fondo di integrazione salariale che consente di raggiungere il 100% della paga base. Attraverso nuovi emendamenti alla conversione del decreto Rilancio, Agis sta sostenendo un ulteriore prolungamento degli ammortizzatori sociali e un prolungamento dell’indennità dei 600 euro anche a giugno e luglio, senza dimenticare che i parametri per l’ottenimento di tale indennità sono stati ridotti da 30 giornate a 7. Inoltre, l’impegno che Agis – a livello nazione e locale – sta mettendo per il riavvio delle attività, avrà, chiaramente, una forte ricaduta in favore dei lavoratori consapevoli come siamo che senza una ripresa, sostenibile sul piano economico, non potrà esserci ripresa dell’occupazione».

 

Ferme restando le direttive sanitarie, i teatri generalmente sono chiusi d’estate e con i limiti imposti per il riciclo dell’aria difficilmente potranno ospitare spettacoli durante i mesi caldi. Problema identico per i cinema, che peraltro dovranno fare i conti con la mancanza di uscite previste per l’estate imminente (trend opposto agli scorsi anni, causa covid-19). Cosa pensa della loro riapertura, indicata per il 15 giugno?

«Le osservazioni che Lei fa sono corrette. Bisogna però considerare che l’indicazione della riapertura del 15 giugno prossimo, oltre riferirsi in particolare alle attività estive, la gran parte delle quali vengono realizzate all’aperto, vuole rappresentare da parte del governo un segnale di ripartenza delle attività. E’ questo il senso che noi operatori cogliamo. Sono certo che in Calabria il problema della riapertura sarà solo in parte relativo alle direttive sanitarie in quanto la questione vera è se e come la Regione interverrà a sostegno del settore».

Parliamo allora dei festival estivi e degli spettacoli all’aperto. Tra l’altro, da direttore artistico di Ama Calabria, starà già sicuramente pensando all’autunno: quali sono le sue previsioni in merito?

«E’ del tutto evidente che le indicazioni governative e quelle regionali che verranno, permetteranno la realizzazione dei festival estivi se pur rimodulati nella programmazione per la mancata presenza degli artisti internazionali. Per quanto riguarda Ama Calabria attendiamo fiduciosi le condizioni per un pieno riavvio delle attività teatrali e musicali che potrà avvenire solo quando, decresciuta la pericolosità del Coronavirus, le normative sul distanziamento personale potranno essere riviste. Se anche in autunno dovessero permanere le regolamentazioni attuali, organizzare soprattutto le stagioni teatrali non sarebbe possibile in quanto insostenibile sul piano economico a causa del contingentamento del pubblico che si tradurrebbe in teatri semi vuoti con il conseguente impatto sugli incassi voce portante per la fattibilità delle stagioni».

 

A prescindere dall’emergenza sanitaria attuale, in base alla sua personale e ultra decennale esperienza, quali ritiene siano le specificità dello spettacolo nella nostra regione? Quali le criticità e quali i punti di forza?

«In Calabria lavorano operatori culturali di livello nazionale che permettono alla nostra regione, nonostante i ben noti ritardi, di avere programmazioni artistiche in linea con i principali cartelloni italiani. Naturalmente scontiamo, rispetto ai colleghi di altre regioni, la debolezza del tessuto economico-imprenditoriale che non permette di avere sponsorizzazioni adeguate e un reddito pro-capite per abitante assai inferiore alla media nazionale che riduce, in maniera assai significativa, le entrate provenienti da botteghino. A queste criticità si aggiunge, almeno fino ad oggi, quella gravissima dell’assenza di visione politica sulle attività di spettacolo purtroppo non ancora considerate strategiche per il destino di questa regione. Un ulteriore elemento di criticità è rappresentato dai ritardi nell’emanazione dei bandi regionali e nelle liquidazioni delle rendicontazioni delle attività avvenute. Auspico che con il nuovo governo regionale le criticità del passato possano essere finalmente superate e per gli operatori culturali e, conseguentemente per il pubblico calabrese e non, si prospettino programmazioni puntuali prive delle attuali incertezze».