Al Complesso San Giovanni i tanti volti di Peter Webber foto

il regista inglese protagonista della seconda masterclass del Magna Graecia Film Festival

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È il regista inglese Peter Webber il secondo ospite internazionale protagonista della masterclass del Magna Graecia Film Festival tenutasi al Complesso San Giovanni. È stata l’occasione preziosa per ripercorrere le tappe della carriera cinematografica di un autore che ha attraversato generi e stili diversi, mischiando il racconto del reale con la funzione. Nel pubblico, anche diversi volti noti in questi giorni a Catanzaro per la kermesse diretta da Gianvito Casadonte.

Dopo gli esordi segnati da alcuni documentari dedicati al mondo della musica, il successo al cinema per Webber é arrivato con

“La ragazza con l’orecchino di perla”, tratto dal bestseller letterario di Tracy Chevalier. “E’ stato difficile adattare il romanzo – ha commentato rispondendo alle domande del giornalista Antonio Capellupo – e riportare fedelmente tutti i personaggi raccontati dal punto di vista del monologo. Stessa difficoltà anche per la descrizione degli elementi visivi, dei colori. La luce filtrava nello studio da un unico punto, è stata una liberazione essere riusciti a trovare la giusta angolazione ricreando lo giusto calore”.

Proprio sul rapporto tra cinema e pittura, ha aggiunto che “ogni periodo storico coincide con una fase della pittura, abbiamo studiato i grandi pittori del 600, tenendo conto di tutti gli aspetti politici e del fatto che non fosse più solo la chiesa a commissionare le opere ma anche l’alta borghesia”.

 

 

È arrivata poi la controversa parentesi su “Hannibal Lecter”: “Dopo aver lanciato il film – ha raccontato – ho scoperto l’impatto in ogni Paese dove era stato presentato leggendo una serie di recensioni negative. Per fortuna i teenagers lo hanno amato. Quando inizia una produzione non sai quali sono le scelte giuste per le location, visitai un policlinico dove nei piani sotterranei il cattivo odore mi portó a scoprire dei cadaveri. Una sensazione di malessere che mi ha ispirato sull’atmosfera sgradevole che avrei voluto ricreare. Realizzai che l’orrore e il terrore esistono nella vita reale”.

 

 

La filmografia di Webber é proseguita con  “Emperor”, film di guerra, “un’occasione per scoprire la cultura giapponese e un omaggio ai cineasti orientali che amo. È stato entusiasmante girare in alcuni luoghi simbolo, sono stato il primo regista ad entrare nel palazzo imperiale giapponese”.

Da documentarista ha poi riservato grande attenzione sulle tematiche ecologiste: “Fin da quando ho iniziato a  lavorare per la BBC, sono sempre stato attento a questo argomento, con l’intento di sensibilizzare il pubblico. Grazie a Greta Thunberg e ai gruppi di protesta negli ultimi anni si sta prendendo sempre più coscienza di questi problemi”. In particolare con ‘Earth” ha voluto “mostrare al mondo la bellezza della natura e dire quanto è importante proteggerla”.

 

Si arriva, quindi, all’ultimo lavoro “Pick pockets” in cui il regista ha affrontato il tema spinoso della videosorveglianza: “Uno strumento utile per la polizia, ma le telecamere possono essere dannose per la privacy, bisogna trovare un equilibrio. È stato un bene poter lavorare per Netflix, senza problemi

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