La periferia romana nella proiezione di questa sera: “Bangla” di Phaim Bhuiyan

L'interprete Milena Mancini oggi in conferenza stampa: "Il cinema racconta emozioni, per questo si è spostato dai luoghi altoborghesi del passato"

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Si è messo in gioco per raccontare due diverse culture, due modi differenti di approcciarsi all’amore, due contesti religiosi diversi, così come la famiglia e la visione politica e sociale del mondo. E non ce n’è stato per nessuno.

“Bangla” di Phaim Bhuiyan, in proiezione questa sera al Magna Graecia film festival ha così vinto il David di Donatello come miglior regista esordiente, il Nastro d’argento come miglior sceneggiatura originale e chi sa quanti altri premi ancora. Con la beffa di essere uscito in sole 64 copie nelle sale.

Il fondatore della Fandango – che ha prodotto il film -, Domenico Procacci ne inviò una copia a Carlo Freccero, all’epoca direttore di Rai2, che decise di mandarlo in TV a soli quattro mesi dalla sua uscita al cinema. Un colpaccio. «Adesso stiamo puntando sulla fidelizzazione – ha spiegato Bhuiyan nel consueto incontro mattutino che precede la proiezione -, stiamo cercando di instaurare un certo rapporto umano con gli spettatori, ad ogni festival o programma a cui partecipiamo», perché il film che non ha goduto quindi di una buona distribuzione, possa comunque contare su un “suo” pubblico.

Phaim Bhuiyan non è nuovo al mondo del cinema: ha lavorato per qualche tempo in TV, quindi è stato assistente di regia, e questo – come ha raccontato ai presenti all’incontro -, gli ha permesso una forte preparazione, invidiabile aggiungiamo noi, oltre che una personale conoscenza della squadra di lavoro, «C’è stata un’intesa che era fiducia nel team, con molta umiltà, di fronte alle lacune che avevo». Tutto questo gli ha dato la possibilità di realizzare un prodotto fresco, dai ritmi elevati – tali da poter intrigare anche i più giovani -, che addirittura cancella la quarta parete strizzando l’occhio allo spettatore/complice, seguendo un espediente molto utilizzato nelle serie di successo degli ultimi anni, da Fleabag e House of Cards.

Protagonista del film è il microcosmo di Torpignattara, periferia urbana della Capitale, sempre più raccontata negli ultimi periodi: «E’ perché il cinema racconta emozioni, per questo si è spostato dai luoghi altoborghesi del passato», ha commentato Milena Mancini, tra le interpreti “caucasiche” del film. «In Bangla c’è quella Roma che va valorizzata, un tempo vista in maniera dispregiativa, soggetta a polemiche, mentre là ci sono persone che hanno voglia di lavorare e studiare», come dimostra una certa street art. E che può covare talenti nascosti come quello di Phaim Bhuiyan, «Un regista tra i più geniali della stagione», lo ha definito Antonio Capellupo, che ha condotto la conferenza. E non l’ha notato solo lui, se da Bangla potrebbe – è nell’aria, ma Bhuiyan non ha voluto anticipare nulla – nascere una nuova serie tv. Lo sapremo presto, sicuramente.

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