Kevin Di Sole, l’artista catanzarese nella fiction Rai Uno “Nero a metà”. Vive il sogno: “Recitare? Una droga buona”

Il suo personaggio muore durante una puntata. Ma lui oggi si sente più vivo che mai

Il talento, gli studi, i sacrifici. E ora la piccola parte in una fiction così importante al fianco di attori di caratura nazionale. La storia del giovane Kevin Di Sole e della sua parte in “Nero a metà” va scritta in punta di penna, con inchiostro di entusiasmo, ma con una passione figlia del fuoco che gli arde dentro. Lo abbiamo incontrato per conoscerlo meglio da vicino e farci raccontare come nasce Kevin attore e come ha vissuto questa sua esperienza.

Chi è Kevin Di Sole?

Sono un giovane catanzarese che sta comprendendo cosa vuol dire vivere lontano dalla propria città e della famiglia, mi sono trovato costretto a fare questa scelta in quanto la mia terra, ad oggi, non mi offriva la possibilità di tentare di realizzare quello che per me è il sogno della mia vita.  Avrei voluto continuare giù, ma sono cosciente che questa è l’unica strada.

Come nasce la tua passione per la recitazione?

Nasce sin dall’età di 11 anni, come accade per molti bambini, si inizia sempre a scuola e devo dice che anche i miei genitori avevano visto in me il fuoco dell’arte, anche se stavano sempre con i piedi per terra. Oggi li ringrazio, perché non hanno mai ostacolato le mie scelte e non hanno  cercato di costruirmi secondo i sogni che un po’ tutti i genitori fanno sui loro figli.

Il “mestiere” che, sono consapevole,  oggi c’è domani potrebbe non esserci, arrivò quando a Catanzaro fui contattato da Massimo Lapenna per mettere in scena una storia su dei personaggi storici vissuti nella nostra città di Catanzaro. Seppi che si facevano dei provini, ma distrattamente non presi nessun recapito, invogliato dai miei familiari contattai un amico che li aveva presi ed al provino portai, presso il Teatro Masciari, una bella poesia che raccontava di Catanzaro,  vinsi il provino e la parte fu mia.

A cosa è dovuta la partecipazione nel cast di Nero a metà?

La mia passione per il teatro mi portò ad iscrivermi all’Accademia C.T.C. -Casa del Teatro e del Cinema di Roma, avente come direzione artistica Claudio Insegno. Le lezioni magistralmente tenute da ottimi insegnanti  ci hanno consentito di seguire degli stage in accademia, fra questi, anche la casting Director, Adriana Sabatini e , mentre io pensavo che la cosa fosse finita li, lei forse aveva notato in me qualcosa di diverso.

Come ogni estate, poichè mi piace tantissimo anche l’animazione, decisi di andare a lavorare presso un villaggio turistico e, proprio mentre ero lì, mi giunse la telefonata della Sabatini che mi proponeva una parte in un docufilm sull’attuale senatrice Liliana Segre. Non ci pensai due volte ed andai per tre giorni a Roma per prendere parte alle riprese. E questa forse fu la scintilla che mi consentì di essere chiamato per una provino per la parte nel telefilm trasmesso su RAI “Nero a metà”

Come vivi questo momento di piccola popolarità?

Sono contento, per ora di questo risultato, fa piacere che tante persone che non conoscevo o che non vedevo da tempo, mi contattano e si congratulano con me. Quando interpreti un ruolo non lo fai pensando a quelli che potranno essere i ritorni ma quello che sto vivendo in questi giorni è per me un motivo di orgoglio dopo tanti momenti di sacrificio.

Qualche aneddoto significativo che puoi raccontarci dell’esperienza sul set

L’attore vive di esperienze e proprio nel recitare nella scena  che mi ha visto vittima di un tragico incidente stradale, mi ha costretto ad interpretare “la morte”, è stato un po’ complicato ma alla fine guardare l’operatore di ripresa abbassare la telecamera e sentirgli dire “c’ho creduto” mi ha fatto comprendere subito che ero riuscito ad interpretare quanto mi era stato richiesto

Ma poi come non ricordare una giornata con il trucco di scena con video ridicoli realizzati con il cellulare, per non parlare della mia ansia nel vedere lo Stuntman nell’impatto con l’auto che ha causato la mia “morte scenica”

Cosa vuol dire per te essere attore e per quali motivi hai scelto di fare proprio questo mestiere?

Come detto prima ho iniziato sin da piccolo ed ora per me recitare è come una “droga buona” che  fa bene all’anima. Per me il teatro  è vita è un pò riconoscersi in quello che non si è.

Rappresentare un personaggio è una cosa bellissima, non voglio essere un attore che viene inquadrato in un filone particolare, ma per me l’ aspirazione più grande è quella di diventare un attore capace di calarsi in ruoli diversi riuscendo ogni volta a dare il meglio di se.

Attualmente in cosa sei impegnato.

In questi giorni mi  è arrivata una notizia bellissima, il caro Piero Procopio mi ha contattato per partecipare ad uno spettacolo nella mia città che mi vedrà come artista nella sua commedia ” L’eredità do zu previta” che sarà rappresentato ad Ottobre nel centro storico di Catanzaro

Sei catanzarese. Cosa rappresenta per te questa città?

Catanzaro in molti la denigrano, ascoltiamo sempre “ Catanzaro non va bene… non  è una bella città”, anche io di fare esperienza in diverse città ma paradossalmente voglio ritornare nella mia, per portare una virgola in più di esperienza perché per me sarebbe una delle gioie più belle.Dico ai catanzaresi : Non ci piangiamo troppo addosso, lo facciamo spesso,  anche a livello calcistico, amo il Catanzaro, ma ogni anno ascoltiamo sempre “u jocatura chiu scarsu l’accattamu nui” ma perché non pensiamo favorevolmente?
Ma quante cose belle abbiamo? Il morzello, tanti monumenti particolari, un parco stupendo, un mare splendido, siamo ospitali perché dobbiamo pensare sempre negativamente?

Prima di lasciarci, cosa ci sarà nel tuo futuro prossimo.

Mi auguro di continuare a fare questo mestiere che è la mia passione, mi sentirò vincente se riuscirò a fare quello che amo.