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Inquinamenti ambientali e mentali: il regista Caputo ne parla al Mgff School in the city

“Semina il vento”, il suo secondo film, è stato al centro dell'incontro pomeridiano di ieri nella rassegna online dai fratelli Casadonte

C’è un inquinamento  mentale conseguente a quello ambientale, quando si parla di Ilva. Questo o ancora di più il modo di pensare, inquinato appunto, che sembra non contemplare alcuna possibilità diversa da quella lamentata, è l’argomento principale di “Semina il vento” il secondo film firmato da Danilo Caputo, in programma nei giorni scorsi sulla piattaforma MyMovies per il Magna Graecia film festival – School in the city. La rassegna di film ideata dai fratelli Casadonte  e promossa da Mibac e Miur nell’ambito del Piano nazionale Cinema per la scuola ha infatti ospitato la storia di Nica e della sua lotta per i suoi ulivi, tanto cari quanto minacciati e dai parassiti biologici – non è la xilella, ma un pidocchio farlocco – e da quelli creati dall’inquinamento mentale degli uomini. Lo sguardo della studentessa di Agronomia che preferisce le sue terre all’Università è un po’ lo sguardo del regista stesso che, come confessato ieri pomeriggio nella chiacchierata online con gli studenti-spettatori e con il coordinatore del progetto Antonio Capellupo, ha potuto guardare alla propria regione, la Puglia, da una certa distanza e quindi con una certa obiettività, vivendo da tempo fuori. In certe situazioni, ha raccontato il regista riferito all’atteggiamento mentale su cui si basa il film, «ci convinciamo di non avere alternative, di non avere scelta, e l’unica alternativa è allora la rassegnazione»,  molto presente in “Semina il vento”.

Generico aprile 2021

«Ci sono studiosi che nutrono la speranza che ci sia ancora qualcosa da tentare, mentre altri pensano che non si possa fare nulla. Da regista – ha spiegato Caputo di fronte alle domande dei ragazzi -, penso che bisogna fare di tutto come se una speranza ci fosse. Ma è una risposta mia, preferisco vivere senza rimorsi, perché credo sia l’unica possibilità». «E’ evidente che si deve fare qualcosa, la politica in primis – ha aggiunto -. Noi però siamo anche capaci di spingere la politica ad adottare scelte pure impopolari».

Sulla realizzazione del film, poi, Caputo si è soffermato sulla scelta della protagonista, Yle Vianello: «Cercavamo una ragazza atipica, abbiamo infatti dovuto cercare molto di più. Abbiamo subito notato che Yle aveva un dialogo interiore con ciò che la circondava, ed era quello che volevamo in Nica, che sapesse così riempire i lunghi silenzi previsti nel film». Anche i ragazzi hanno notato infatti come un ruolo importante sia giocato dal suono nella pellicola, in alcuni momenti piena di silenzi: «Abbiamo fatto un lavoro di selezione. Perché quello che dobbiamo sentire è ciò che Nica ascolta, come gli alberi, quando li incontra nuovamente dopo anni di lontananza. Abbiamo quindi concentrato i dialoghi in alcune sequenze chiave, in altre abbiamo fatto in modo che il suono fosse libero, guidando lo spettatore a godere della fotografia».

Un passaggio poi, suggerito dagli interventi dei ragazzi, è stato dedicato alle piattaforme di streaming e alla loro possibile o meno opportunità per gli indipendenti: Capellupo e Caputo hanno voluto rispondere, entrambi: «Dopo quest’anno dovremmo fare i conti con ciò che di positivo il digitale ci ha offerto», ha affermato il primo; «Ci sono sicuramente più spazi, il fatto di poterli vedere su internet è di grande aiuto – ha aggiunto il regista -. Ma non siamo nel campo della musica, come con Spotify ad esempio che promuove tutta la musica, con il cinema siamo di fronte a canali che promuovono determinati tipi di film. Ma difficilmente una persona può permettersi l’abbonamento a più piattaforme. Purtroppo ci sono anche dei vincoli di distribuzione – ha concluso Caputo – e questo fa sì che si facciano delle scelte. Non so quanto si possano risolvere questi problemi».