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Tra spettacolo e divulgazione scientifica la nuova trasmissione di Luca Vullo sulla piattaforma Tv Loft

Si intitola "Il potere nei gesti" e sarà disponibile da domani. Quattro chiacchiere con il presentatore, per metà siciliano e per metà catanzarese, sua madre è di Gimigliano.

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Si intitola “Il potere nei gesti”, il primo programma di intrattenimento televisivo condotto da Luca Vullo, che uscirà domani, 6 maggio, su TVLOFT, la nuova piattaforma di Editoriale Il Fatto Spa. Metà siciliano e metà calabrese – sua madre è di Gimigliano -, Luca Vullo in « un mix tra un one man show e uno spettacolo di divulgazione scientifica» racconterà «il frutto di tutto quello che ho imparato in questi anni di confronto all’estero con tanti popoli  e tante popolazioni diverse, comparando la gestualità italiana con quella di altri paesi, con i problemi, gli aneddoti e le cose divertenti che ne vengono fuori». Nel programma, scritto e creato insieme a Duccio Forzano, Vullo analizzerà anche personaggi politici, leader mondiali, parlando di body language in generale, di comunicazione non verbale: «Certo il focus è la gestualità italiana e il “superpotere degli italiani” – ci ha spiegato -, ma il taglio è molto divertente, è come se stessi tornando in Italia per portare il mio bagaglio esperienziale all’estero dopo tanti anni».

Superpotere degli italiani? «Sì, l’eccessiva gestualità italiana è molto presa in giro all’estero, ma è anche tanto invidiata, trattata con superficialità perché non si conosce, non si capisce. Si tratta di un’abilità, invece, di un dono, di una grande capacità di comunicare con il corpo, e con le espressioni del viso. Ho cambiato la prospettiva: invece di parlare di uno stereotipo folcloristico, parlo di un linguaggio, di un codice tra i più straordinari se non il più straordinario al mondo, che quando puoi lo spieghi come frutto di cultura, di quello che abbiamo appreso dalle tante dominazioni vissute nel nostro Paese. E ti rendi conto che è uno slang, quindi gli stranieri impazziscono, lo vedono come una cosa impossibile ma anche che fa esprimere al meglio le tue emozioni e i tuoi pensieri. Non è un punto di forza, è molto di più: è una ricchezza della nostra cultura e ne ho fatto anche una petizione online su change.org, proprio per fare diventare la gestualità italiana patrimonio immateriale dell’Unesco». Della gestualità Vullo ha anche fatto una scelta stilistica all’interno del suo nuovo sito «peraltro realizzato da un’agenzia di Lamezia Terme, la Intendo srl, sono felice di essermi affidato ad amici e professionisti calabresi per realizzarlo».

Quella con la gestualità del resto è una storia d’amore  che, come racconta il regista e performer, ha radici profonde: «E’ stata il mio cavallo di battaglia, perché dal mio trasferimento a Londra, nel 2012, dopo aver realizzato il documentario sulla gestualità dei siciliani e degli italiani in genere – “La voce del corpo”, ndr -, ho iniziato un percorso di insegnante in prestigiose università, istituti di culturali italiani, ambasciate e teatri che mi ha portato proprio ad essere definito come l’ambasciatore della gestualità italiana nel mondo». E difatti il suo spettacolo “La voce del corpo”, in tournée per il mondo da anni, ha rappresentato l’Italia durante la Settimana della lingua italiana nel mondo.

E aveva un’ospite speciale, Angela Gabriele, sua mamma.  «Anche in uno degli episodi de “Il potere nei gesti” si parla di mia madre, nata a Gimigliano, la mia seconda terra. Sono mezzo siciliano e mezzo calabrese e mi ci sento tutto. Nel quinto episodio di questo programma c’è anche lei perché l’ho coinvolta in tutti i miei spettacoli in giro per il mondo, perché non si parla solo di gestualità ma anche di intelligenza emotiva e mia madre è la mia guru in questo, è colei che mi ha insegnato a riconoscere le emozioni e a trasmetterle». «Nell’ultimo tour prima della pandemia – ha raccontato -, eravamo in Asia, Vietnam e Malesia e abbiamo fatto impazzire i vietnamiti che sono stati sotto il palco ad abbracciare mamma per ore e ore. Abbiamo regalato anche valori, senso di famiglia. Lei è una donna del sud, una donna calabrese che ama suo figlio e lo seguirebbe in capo al mondo sostenendolo al 100%». Da qui il suo amore per la nostra terra: «Grazie a lei mi sento molto calabrese, grazie anche al fatto che sono cresciuto tra Sicilia e Calabria. Per me la Calabria è un pezzo di cuore, un pezzo di anima. Mi sento a pieno titolo un calabrese e ne sono orgogliosissimo, perché è una terra difficile ma meravigliosa, con persone pazzesche».

In questi giorni Luca Vullo (per chi volesse seguirne i lavori, consigliamo la sua pagina Facebook) è anche alle prese con il suo nuovo libro, “Il corpo è docente”, scritto a quattro mani «con la fantastica Daniela Lucangeli, per la Erickson edizioni. E’ indirizzato agli educatori, insegnanti, professori di tutti gli ordini e gradi in Italia, che si confrontano con l’utilizzo del corpo nella didattica sia a distanza che in presenza. Come utilizzare la comunicazione non verbale e para-verbale, quindi il tono della voce, il ritmo etc., ma anche le mani, le espressioni del viso davanti a uno schermo o in presenza, con tanti esercizi e consigli utili abbiamo voluto dare un nostro segnale agli italiani che si sono trovati in grande difficoltà nel  momento di fare didattica anche durante la pandemia».

Proprio in merito alla pandemia, c’è da aggiungere che Luca ha realizzato il primo documentario italiano sull’argomento, “Red zones”, di quattro puntate: «Prodotto insieme a Emanuele Galloni, l’ho scritto, diretto e montato con un portatile – ha spiegato -. Siamo riusciti a realizzare una docu-serie in tempo reale venduta su Sky per raccontare quello che tutti stavamo vivendo anticipando quelle che poi sono state le produzioni sulla pandemia. E’ stato un modo per reagire a momenti di grande frustrazione, di stress, dramma, sia emotivo che psicologico che ho vissuto in qualità di artista, ma anche come persona vivendo tutto quello che è accaduto in Lombardia, la regione tra le più colpite. Ad un anno di distanza, oggi, esco con il programma e il nuovo libro. Insomma, devo dire che non mi ferma niente, neanche una pandemia».

 

 

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