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Alessandro Grande accolto dalla sua città per la sua opera prima “Regina” foto

Sabato il regista sarà di nuovo ospite al Comunale. La riapertura del cinema ha segnato uno degli incassi tra i più alti di Campania e Calabria

«Ripartire da qui era inevitabile». Sono state queste le parole scelte da Alessandro Grande per salutare la sua Catanzaro, ieri sera, per la proiezione della sua opera prima “Regina”. Il CineTeatro Comunale ha infatti ospitato – in contemporanea con Milano –, l’uscita al cinema del lungometraggio firmato dal regista catanzarese, con la riapertura ufficiale della sala dopo i mesi di chiusura dovuti alla pandemia mondiale. E la decisione si è rivelata più che azzeccata: il pubblico non si è fatto attendere, la giornata di ieri ha registrato uno degli incassi più alti tra Campania e Calabria, un ottimo esordio se si considera che per il film di Alessandro Grande il Comunale ha scelto un prezzo promozionale di soli 5 euro.

Introdotti dall’addetto stampa personale del regista, Domenico Iozzo, il direttore del Teatro Francesco Passafaro e lo stesso Grande hanno salutato gli spettatori prima e dopo la proiezione serale, oltre a ricevere dal presidente della Camera di commercio di Catanzaro, Daniele Rossi, una targa in riconoscimento degli sforzi fatti per sopravvivere ai circa 15 mesi di chiusura il primo, e per l’attività artistica il secondo.

«Francesco – Passafaro, ndr – rappresenta una categoria che ha sofferto il Covid più di chiunque altro – ha affermato il regista -. Lo so bene, l’uscita di “Regina” è stata rinviata più volte, siamo riusciti a beccare entrambe le ondate, ma non è una lamentela. E’ un film piccolo, non da botteghino,  deve uscire nei posti giusti, per un pubblico giusto. Uscire nella sala della mia città, con il mio film, con la mia gente, è meraviglioso». Il film era stato infatti presentato, unico italiano in concorso, all’ultima edizione del Torino Film Festival, lo scorso novembre, ora è disponibile su Sky, ma per vedere le sale ha dovuto aspettare ancora un po’.

Al Comunale Alessandro Grande c’era già stato tre anni fa per la proiezione di “Bismillah” che gli era valso il David di Donatello, quell’anno, per miglior corto. Adesso si trova a concorrere con “Regina”, scritto insieme a Mariano Di Nardo, nella categoria Miglior soggetto per i Nastri d’argento, promossi dal Sindacato dei  giornalisti cinematografici, «Una bella emozione – ha detto in proposito -, e sono in una categoria dove ci sono opere “terze”. Non era prevedibile per un’opera prima». Mentre afferma di avere già una storia a mente per un’eventuale opera seconda – «ci sto pensando, ma bisogna innamorarsene, perché oggi fare un film significa lottare e fare tanti sacrifici», ha ammesso -, si prepara agli eventi dell’immediato futuro, prima ancora dei festival estivi delle prossime settimane: sabato sera sarà di nuovo al Comunale per condividere il film con la città, dove prosegue con il suo laboratorio di sceneggiatura, da cui sarà tratto un cortometraggio, mentre giovedì 3 sarà al cinema Citrigno di Cosenza per presentare “Regina”.

 

Il film

Una Sila così, forse neanche noi calabresi l’avevamo mai vista. Sì, perché al di là della trama di “Regina” – che pure non è da poco e la candidatura ai Nastri d’argento lo conferma -, il primo lungometraggio di Alessandro Grande riesce in qualcosa che potevamo sperare, un giorno, ma non potevamo prevedere in questi termini: la Calabria ritratta è “diversa” da quella consueta, vista sul piccolo e grande schermo. All’asprezza dei luoghi, al sole cocente, ai ritratti stereotipati quasi da manuale – con la criminalità come marchio di fabbrica -, Grande ha saputo controbattere, restituendo l’immagine di una terra che sa sorprendere sempre: la Sila di Lorica, il verde dirompente, il freddo, l’umidità in “Regina” non sono uno scenario prettamente da cartolina, ma veritiero, onesto, fuori dai cliché.

Il film, ovviamente, non é solo questo: girato interamente nella nostra regione – sono riconoscibili i luoghi del Cosentino e del Catanzarese -, prodotto da Bianca Film e RaiCinema, con il contributo della Regione Calabria e della Calabria film commission oltre che del Mibact, in associazione con la Asmara Films di Ginevra Elkann, ha permesso a molti attori calabresi di prenderne parte, dimostrando come interpreti e maestranze non mancano, da queste parti. «E’ un film di eroi: le opere prime si fanno con tanta difficoltà – ha ammesso il regista -. In Calabria abbiamo delle maestranze importanti, senza di loro non sarebbe stato possibile fare nulla. Abbiamo girato sul lago con -5°, sotto la pioggia, è stato importante avere una troupe disponibile».

Regina è una storia molto delicata: è il racconto di un rapporto tra padre e figlia, in cui i ruoli si invertono e la crescita è del genitore, grazie alla caparbietà e ai sensi di colpa della protagonista. Pone molte domande di coscienza, Regina, che lo spettatore è portato a farsi nel corso di tutta la durata della pellicola, e questo, da parte di un “semplice” film, è davvero tanto. Del resto, in termini di sostanza c’è molto: imprudenze, limiti caratteriali, sogni infranti, talenti da aiutare, amore, dramma, solitudine. Questi e altri aspetti, Grande sa affrontarli con discrezione, con quel mirabile tatto che lo aveva già fatto notare con “Bismillah”, se non ancora prima con  gli altri corti, “Margerita” e “In my prison”, nei dialoghi non scontati, nei silenzi capaci di dire molto più di quanto potrebbero le parole.

Con protagonisti Francesco Montanari e Ginevra Francesconi, il film è stato girato con molti piani sequenza, ovvero con uniche inquadrature, molto lunghe, senza tagli, «scevro da qualsiasi tecnica televisiva – ha spiegato il regista -, è una cosa che ti dà la possibilità di empatizzare di più con i personaggi».  Regina del resto è interamente basato sulle loro emozioni, «non ho voluto spettacolarizzare la storia – ha aggiunto -. Gli attori sono stati bravi nel trovare un loro affiatamento. Con Ginevra – che nel film è un’aspirante cantautrice, ndr -,abbiamo dovuto trovare insieme anche un percorso musicale, perché lei nasce come musicista non come cantante. C’è un lavoro notevole dietro, anche se non si vede».

In Regina c’è anche un cameo di Dario Brunori: «Se si inserisce il territorio nel film, allora, mi è sembrato ovvio citarlo – ha raccontato Grande -, lui inizialmente aveva fatto una battuta, sul fatto che un cosentino non poteva partecipare a un film catanzarese, ma in realtà ha accettato di buon grado».