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“Il paese interiore” di Vito Teti nel corto di Luca Calvetta

 Intensa serata conclusiva per la rassegna che premia il film “Padrenostro” di Claudio Noce

Negli ultimi periodi Gianvito Casadonte lo cita spesso: convinto di un Rinascimento tutto calabrese da qui negli anni a venire, il patron del Magna Graecia Film Festival – ma anche come direttore artistico per il settore cinematografico della Calabra Film Commission e come sovrintendente della Fondazione Politeama -, recita estratti dagli scritti dell’antropologo Vito Teti, nell’argomentare il perché restare nella nostra regione e quanto possiamo fare per essa.

teti

Così, per l’ultima serata di School in the city, la costola del Mgff, in programma ieri sera, ha deciso di dedicare la manifestazione proprio alle parole di Teti affinché diventino ispirazione per molti.

L’occasione è stata quella dell’uscita, qualche settimana fa, del documentario di Luca Calvetta “Il paese interiore” (di cui CatanzaroInforma ha già trattato, qui il link all’articolo), incentrato sull’opera dell’antropologo e sulla straordinaria bellezza di questa terra, lontana da stereotipi e luoghi comuni.

Prima e dopo la proiezione del documentario, nel cortile dell’Opera salesiana Rua a Soverato, sono stati chiamati a parlarne proprio lo studioso Teti e il regista Calvetta.

Con moderatrice la giornalista Teresa Pittelli, è stato lo stesso Casadonte ad aprire la serata e gli interventi: dopo una carrellata sul Mgff School in the city e sull’importanza di mettere in contatto i più giovani, attraverso l’audiovisivo, con grandi personalità del Paese, spingendoli a riflessioni e osservazioni nuove anche sulla propria terra, l’ideatore della rassegna ha voluto concentrare l’attenzione sui protagonisti della serata.
«L’opera letteraria di Vito Teti raccontata da questo giovane calabrese di talento, Luca Calvetta, mi è piaciuta, mi ha emozionato – ha detto -. Vito Teti è il nostro più grande antropologo, è riuscito ad analizzare in maniera straordinaria quello che è avvenuto e continua ad avvenire nei paesi calabresi, lo svuotamento dei borghi. E questo lascia una tristezza profonda. L’idea è di fare capire l’importanza del paese, di raccontare la Calabria: scoprire quello che non conosciamo a volte e farlo attraverso il cinema, è più semplice, più affascinante, piace di più ed è necessario».

Restare sentendosi comunque stranieri

«Bisogna partire fin da piccoli, dai bambini, dalle scuole materne – gli ha fatto eco Teti, nel suo intervento dopo la proiezione del film -. La domanda che ci dobbiamo subito porre è: andare o restare? Se significa sentirsi comunque stranieri, restando può succedere di tutto, in positivo e in negativo. Se si rimane solo per contare i defunti, può essere un’operazione da apprezzare, ma non porta verso un futuro. Restare deve essere una decisione delle persone, con un’etica che non sia dell’essere.

A furia di chiederci chi siamo, dimentichiamo quale fosse la domanda». «Sembrava che questo fosse il periodo delle grandi emigrazioni e invece ci siamo ritrovati chiusi nelle case, nei paesi – ha proseguito -. Tutto ciò che prima odiavamo è diventato desiderabile. Questo è dovuto a una dipendenza dallo sguardo esterno che spesso ci condiziona».

Eppure, ha detto Teti, ci sono anche i miracoli, fatti da chi nemmeno conosci: l’antropologo si è riferito all’udienza privata con Papa Francesco di Casadonte che, tra le altre cose, ha donato al Santo Padre anche un libro di Teti, e poi ancora l’essere contattato da Calvetta e da Massimiliano Curcio – che ha curato fotografia e montaggio de “Il paese interiore” -, per il documentario presentato ieri sera. «Vi confesso che in questo periodo reagisco con una sorta di cautela a chi mi contatta – ha confessato Teti -, perché improvvisamente ci si è accorti che esistono i paesi, i piccoli luoghi, le processioni.

Tutto questo può creare retorica, mentre è necessario un racconto dall’interno con uno sguardo però, esterno», quello in cui sono riusciti Calvetta e Curcio. «L’atteggiamento che si ha generalmente nei confronti della Calabria è quello del turista che dopo un giro, pensa di poterla raccontare – ha detto -. Non è così: la Calabria richiede un’attenzione particolare. Io, per dirvela tutta, ce l’ho con un certo giornalismo che viene dal nord: per conoscere certi luoghi bisogna esserci, abitarci».

«In realtà – ha affermato ancora Vito Teti -, Luca aveva un progetto molto bello e ampio, quello di guardare alla Calabria in maniera poetica, senza pregiudizi, di mostrarla nelle sue ricchezze e complessità, nelle sue contraddizioni e aveva scelto alcuni dei miei testi, come io non avrei saputo fare, dove parlo di questa mia inquietudine di essere calabrese, di essere qui e di sentirmi altrove, di essere altrove e di voler tornare qui. E allora – si è chiesto e ha chiesto ai presenti – cosa posso fare per cambiare e migliorare la terra in cui abito, che senso ha restare se non quello di rendere più abitabili i luoghi?

Questo comporta un ragionamento di verità, un rapporto con la propria memoria, individuale, personale, ma anche storica. Tornare costa lacrime e sangue: fatica e dolore, però forse è il futuro di questi luoghi. Con la pandemia, col lavoro che manca, con la crisi climatica, parole come ambiente, terra, acqua, diventano protagoniste.

La Calabria in questo contesto potrebbe avere un ruolo attivo, ma serve una classe dirigente abile, che capisca e sappia dove vogliamo andare e in cosa vogliamo investire. E’ un’occasione unica, come dice Gianvito, che non si ripeterà più».

«Conosco la Calabria da quando sono nato perché mio padre è calabrese, ma non ho vissuto qui – è stato il racconto del regista Calvetta -. L’opera di Vito è stata un pretesto per riscoprire qualcosa che era dentro di me, ma a cui non avevo ancora dato un nome, e con le sue parole poetiche sono tornato in un luogo in cui non ero mai stato, un luogo interiore e geografico».

Secondo Calvetta non bisogna «dare per scontato il luogo in cui si vive, ma tornarci anche necessariamente senza andare via, per sceglierlo, sempre, perché “ogni luogo contiene il mondo” e penso che questo sia vero per i luoghi e per le persone», basta partire però dalla consapevolezza del proprio passato.

“Padrenostro” vince il Mgff School in the city

La serata, dopo un breve intervento del regista Rai Eugenio Lijoi, alla presenza di Francesco Schipani, direttore artistico del settore audiovisivo e teatrale della Calabria Film Commission, ha visto quindi la proclamazione del film vincitore di School in the city, scelto dagli studenti degli istituti superiori coinvolti nel progetto: è “Padrenostro” di Claudio Noce, che sarà premiato nel corso del Magna Graecia Film Festival che si terrà dal 31 luglio all’8 agosto.

Inoltre, Casadonte ha anche anticipato che “Il paese interiore” sarà proiettato durante la rassegna estiva, nella sezione dedicata ai documentari curata da Antonio Capellupo che si terrà nel chiostro del complesso monumentale San Giovanni, a Catanzaro. Il Mgff infatti quest’anno si dividerà in 3 sezioni, in altrettanti luoghi – si utilizzerà anche la terrazza del San Giovanni oltre alla consueta area del Porto -, con proiezioni di opere prime internazionali, opere prime italiane, e il racconto del reale, appunto, con il documentario.