Quantcast

Il premio Oscar Nick Vallelonga al Mgff: “La mia italianità mi ha ispirato a fare quello che faccio”

Al Complesso San Giovanni. Prima Masterclass dell'edizione 2021 con il grande regista di origini italiane

Più informazioni su

E’ iniziato con un “Ciao. E’ l’unica cosa che so dire in italiano”, la masterclass con il premio Oscar Nick Vallelonga, autore insieme a Brian Currie e Peter Farrelly del pluripremiato “Green book” (2018) con protagonisti Viggo Mortensen e Mahershala Ali. L’attore, sceneggiatore e regista italo americano ha di fatto aperto questa sera la serie di incontri  – o masterclass che dir si voglia – che il Magna Graecia film festival offrirà nel corso di questa diciottesima edizione. Nel chiostro del Complesso monumentale San Giovanni, insieme al curatore della sezione dedicata ai documentari e al cinema dal vero, Antonio Capellupo, Vallelonga ha iniziato ripercorrendo prima ancora che la sua carriera, la storia della sua famiglia. Proprio questa mattina, infatti, è stato ricevuto dall’Amministrazione di Vallelonga (Vv), paese di origine della sua famiglia, da cui partirono nel 1920, ha raccontato, e non sono mai più tornati. 

«Tornare in Calabria è stato bellissimo, a Vallelonga ancora di più», ha detto. «Essere italiano, così come la musica italiana, mi ha ispirato a fare ciò che faccio. I miei nonni parlavano italiano – ha raccontato -, e anche i miei genitori, ma quando nacque mio fratello, decisero che noi avremmo parlato e studiato solo americano, non ci hanno mai insegnato a parlare italiano, ma eravamo circondati dall’Italia, dal cibo al cinema, che mi ha influenzato». 

Suo padre Tony Lip – al secolo Frank Anthony Vallelonga -, si trovava al nightclub Copacabana di New York, ha raccontato, quando Francis Ford Coppola andò a conoscere di persona i “gangster” italo-americani per carpirne le caratteristiche, necessarie per il film “Il Padrino”. Lip, che lavorava come buttafuori a contatto con i malavitosi – come raccontato in Green book – fu scritturato subito per una piccola parte, e anche i suoi figli, Nick e Frank. Da lì cominciò la loro avventura nel cinema. «E’ stato magnifico vedere tutti quei grandi attori, diretti insieme», ha detto di quell’esperienza. A cui poi seguirono tante altre pellicole, alcune sempre con il padre, come un altro capolavoro come “Good fellas – Quei bravi ragazzi” di Martin Scorsese (1990). 

Su Green Book, poi, che gli è valso l’Oscar sia come Migliore sceneggiatura che come Miglior film – diretto da Peter Farrelly -, ha detto che si tratta di «un piccolo film che raccontava la storia di mio padre, che ha conosciuto questa persona – il musicista Don Shirley, ndr -, che lo ha fortemente influenzato. Non volevo fare un film sul tema razziale, ma raccontare una storia vera, bella, che facesse pensare. In molti non sapevano neanche cosa fosse il “green book” (era una sorta di guida turistica ai posti che accettavano gente di colore negli Stati Uniti della seconda metà del secolo scorso, ndr)». 

Capellupo ha quindi chiesto come sia stato possibile guardare in maniera così oggettiva alla propria famiglia, protagonista del film. «Era tutto molto simile alla realtà: Viggo Mortensen somigliava a mio padre, anche nella voce – ha raccontato -. E lo stesso era per mia madre; nel cast del film poi c’erano anche due miei zii e mio fratello: nella scena della cena, tutti stavano mangiando, il regista si è fermato per discutere di alcune cose e quando ha ricominciato con le riprese, non c’era più cibo!». 

Su Mortensen, ha anche aggiunto che «Volevo un attore che parlasse italiano, perché fosse più credibile. Peter mi propose Viggo che è un attore che mi piace molto, e parla italiano, ma ero un po’ scettico perché non era italiano. Alla fine mi sono convinto pensando che anche Marlon Brando non lo era, ma è stato comunque il più importante padrino della storia del cinema». 

Sollecitato dal pubblico con domande specifiche sulla sua formazione come sceneggiatore, Vallelonga ha così concluso: «Non ho fatto una scuola, ho solo visto tanti film. Tanti buoni film. Il mio consiglio per un aspirante sceneggiatore? Scrivere». 

Più informazioni su