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Peter Greenaway, lezione di cinema nella masterclass di ieri al Mgff

«Vorrei si tornasse al cinema delle origini, quello con l’accompagnamento musicale, sarebbe ideale»

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Una vera e propria lezione di cinema. La masterclass di ieri a Catanzaro, tenuta da uno dei più interessanti cineasti degli ultimi cinquant’anni è stata una miniera da cui attingere come vampiri. Peter Greenaway, ospite d’eccezione del Magna Graecia Film Festival, fortemente voluto dal suo patron Gianvito Casadonte, è stato questo e altro, ieri sera al Supercinema. Location differente da quella consueta per gli incontri – definiti masterclass – al San Giovanni, e moderatrice altrettanto d’eccezione, Silvia Bizio – curatrice della sezione dedicata alle opere prime e seconde internazionali -, Greenaway ha subito messo le sue carte in chiaro: il cinema è prima di tutto immagini.

Pittore, appassionato d’arte da sempre – «Amo e ammiro l’Italia, con i suoi 3mila anni di arte e cultura», ha detto -, ha spiegato la sua naturale inclinazione per un cinema fatto soprattutto di immagini, in cui la parola è meramente accessoria. «Siamo abituati a film che raccontano storie, soprattutto quelli Hollywoodiani – ha affermato -, ma il cinema è capace di dire ed emozionare, certo anche divertire, attraverso il suo proprio linguaggio», per immagini appunto. «E’ un peccato che per produrre un film oggi, proporlo ai produttori, ci si basi esclusivamente sulla sceneggiatura, certo può andare bene, ma sono le immagini a dire di più», ha pure aggiunto.

Per aiutare a comprendere meglio questo aspetto troppo spesso messo in secondo piano nella cinematografia mondiale, Greenaway ha fatto proiettare alcune clip riguardanti le bombe nucleari, la ricostruzione della guerra tra guelfi e ghibellini, su L’ultima cena di Leonardo Da Vinci. Nei filmati pochissime parole, molte luci e colori, uso sapiente – ma anche di più – della fotografia, e poi il montaggio, capace di indirizzare l’attenzione dello spettatore sul significato anche simbolico oltre che sulla complessità della creazione scenica.

Il regista di capolavori quali “I misteri dei giardini di Compton House” (1982), “Giochi nell’acqua”(1988), “Il cuoco, il ladro, sua moglie e l’amante” (1989), “8 donne e ½” (1999) ha anticipato anche che prossimamente lavorerà a un progetto sulla figura biblica di Giacobbe – «Forse voi non siete religiosi, non sapete, ma sicuramente i vostri nonni lo conoscono bene» ha affermato -, per il quale ha da poco dato conferma di collaborazione l’attore Morgan Freeman.
Spazio quindi alle dichiarazioni del pubblico presente in sala, sui pittori che maggiormente lo hanno influenzato, ma su un concetto che Greenaway quando può ribadisce: «Vorrei si tornasse al cinema delle origini, quello con l’accompagnamento musicale, sarebbe ideale».

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