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Cala il sipario sul Festival d’Autunno: l’accattivante blues di Irene Grandi chiude la rassegna fotogallery

L'artista: "Vi porterò in un lungo viaggio, attraverso ciò che mi ha colorato la voce di “black”"

E’ iniziata con un filmato riassuntivo delle giornate del Festival d’autunnoa cura di Roberta Monteverde -, l’ultima serata del Festival d’autunno 2021. Il direttore artistico Antonietta Santacroce ha voluto salutare il suo pubblico ricordando la nuova formula – dieci giorni consecutivi di programmazione -, la gratuità degli eventi e il fatto che sia stata «Un’edizione difficile da organizzare, ma densa di appuntamenti – ha detto -, molto variegata e seguita con affetto. Per non parlare poi – ha aggiunto – del ritorno al Teatro Politeama, che per noi è una grande festa».

Fatti i ringraziamenti a staff, partner e pubblico, il palco è stato lasciato all’ultimo concerto del Festival di quest’anno e alla sua protagonista, una sempre raggiante Irene Grandi. Già tra gli ospiti in una edizione passata, quando si esibì insieme al pianista Stefano Bollani, la cantante toscana si è presentata a Catanzaro vestita del suo semplice sorriso, genuino, così come la sua voce che per questo nuovo tour, “Io in blues”, ha riscoperto nella sua chiave più “black”, conquistando in brevissimo tutti. Sì perché, Irene Grandi ha subito messo in chiaro cosa ci saremmo dovuti aspettare dal concerto, fin dal primissimo brano, “Why can’t we live together” di Timmy Thomas: la fiorentina si è gettata a capofitto in vocalizzi e balletti coinvolgenti, virando in “Something’s got a hold on me” di Etta James.

Irene Grandi chiude Festival d'autunno

Dopo, ha spiegato nel dettaglio i brani appena presentati: «Vi porterò in un lungo viaggio, attraverso ciò che mi ha colorato la voce di “black”», ha detto, dopo una sorprendente “For what it’s worth” dei Buffalo Springfield. Irene Grandi ha cantato, ballato, accennato a suonare tamburello e armonica e ha deliziato con versioni bellissime di brani molto conosciuti, ma offerti in una chiave in alcuni casi finanche più accattivante. E’ stato il caso di “I’ve been loving you too long” di Otis Redding, davvero molto bella.

Non sono mancati, lungo il percorso, i riferimenti agli italiani che hanno l’hanno segnata: a partire da Mina con un arrangiamento blues di “E poi”, sfociato ne “Il tempo di morire” e “Se la mia pelle vuoi” di Lucio Battisti, «grande ispirazione per me», ha affermato, riscaldando il pubblico che è esploso al riconoscere il primo brano di quello che è stato uno degli artisti più grandi e amati della musica italiana.

Irene Grandi chiude Festival d'autunno

A dirla tutta, i tanti presenti – per quanto rispettosi delle disposizioni dovute alla pandemia -, si sono letteralmente sciolti quando la cantante ha proposto alcuni brani di Pino Daniele, «il nostro uomo in blues», l’ha definito. Da “Se mi vuoi” che Grandi aveva inciso insieme al cantautore napoletano, a “Quanne chiove”, il pubblico si è lasciato andare completamente arrivando a cantare insieme a lei e a ballare nei palchetti. Lo stesso è valso per le successive “Baby can I hold you” di Tracy Chapman, “I just want to make love to you” di Etta James e “Personal Jesus” dei Depeche Mode. Altri momenti particolarmente sentiti, nel continuo dialogo tra palco e poltrone, sono stati quelli dedicati a Vasco Rossi che per Irene Grandi ha scritto “Prima di partire” – poi diventata nel corso dell’esecuzione “Roadhouse blues” dei Doors – e, insieme a Gaetano Curreri, “La tua ragazza sempre”, proposto tra i bis conclusivi. Prima c’era stato lo standard blues “Little red rooster” di Willie Dixon ripreso dai Rolling Stones, mentre a salutare il pubblico catanzarese è stato “Lasciala andare”, scritta dalla stessa Grandi insieme a Gaudi, con il parterre illuminato in stile stadio con le torce dei cellulari.

Irene Grandi chiude Festival d'autunno

Sempre in chiusura, oltre alla consegna da parte di Santacroce della consueta Maschera apotropaica d’argento di Michele Affidato all’artista in scena, c’è stato un piccolo momento che Irene Grandi ha voluto dedicare al blues, una vera e propria ode ad un genere caratterizzato anche dalla improvvisazione e dall’intesa perfetta tra i musicisti sul palco: Fabrizio Morganti alla batteria, Piero Spitilli al basso, Saverio Lanza alla chitarra e Pippo Guarnera all’organo Hammond, lo hanno chiaramente confermato.