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ARTE E CULTURA

Il '68 compie 50 anni, come cambiarono diritto e diritti

Due avvocati catanzaresi, Aldo Casalinuovo e Antonio Ludovico, ripercorrono le tappe salienti che hanno portato ad avere oggi una società civile diversa, passando anche attraverso l'alba del terrorismo

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Domenica 28 Gennaio 2018 - 10:0

di Giulia Zampina

Il 68 non ha conquistato, come movimento, il potere politico ha però colonizzato gran parte delle coscienze nel nostro Paese, portando a compimento una vera e propria rivoluzione culturale, un profondo cambiamento nel vissuto sociale. Combinandosi con diversi fattori e dando importanti contributi a tutte le battaglie civili degli anni Settanta, il 68 ha dato un contributo significativo, per esempio, nella conquista dello Statuto dei lavoratori, nella battaglia sul divorzio e sull'aborto, ha prodotto, come effetto indotto, la nuova legislazione sulla scuola e l'università e il nuovo diritto di famiglia che fa del nostro Paese un esempio avanzato a livello europeo. Ripercorriamo con due professionisti catanzaresi, due avvocati, Aldo Casalinuovo e Antonio Ludovico, le tappe dei cambiamenti più importanti nel diritto e nei diritti.

Aldo Casalinuovo : Il '68 non fu solo la rivoluzione di un movimento studentesco

Al netto delle implicazioni ideologiche, il ’68 ha rappresentato indubbiamente un momento di crescita e di emancipazione di settori assai rilevanti della nostra società. Forse, può essere considerato il vero spartiacque tra il periodo post bellico – contrassegnato dalla ricostruzione degli anni ‘50 e dalla prima e quasi esplosiva crescita economica dei primi anni ‘60, il cosiddetto “miracolo economico” – e la società che poi, attraverso le alterne ed anche drammatiche vicende dei successivi decenni, porta ai giorni nostri. Una intera generazione di giovani e di studenti si impegnò – sull’onda del forse ancor più significativo maggio francese – per rivendicare diritti e nuove opportunità, chiedendo, in sostanza, la decisione modernizzazione di una società ancorata a schemi e moduli di impronta autoritaria. Ma sarebbe sbagliato pensare a quel periodo della nostra recente storia facendo riferimento soltanto al movimento giovanile e studentesco

Antonio Ludovico: L'ultima vera rivoluzione con effetti quasi 'devastanti' e forse inaspettati

Come molti sanno, il 1968 fu probabilmente l’ultima vera rivoluzione che la storia abbia registrato negli ultimi decenni. Una rivoluzione che proveniva da lontano, che aveva radici e respiro nelle insoddisfazioni che i giovani ribelli americani avevano per le loro regole sin troppo ingessate e stereotipate; che trovava conforto e virulenza nelle proteste per i diritti civili; che si nutriva della nuova letteratura della beat generation; che modulava i propri slogan e le proprie istanze al ritmo della musica rock. Ma che, soprattutto, riusciva ad oltrepassare i confini americani, attraversare l’oceano e inondare con i suoi proclami e la sua aura di fresca libertà, paesi distanti come la Francia, la Germania e l’Italia. Anzi, qui da noi, per un insondabile segno del destino, le rivolte studentesche assunsero sin da subito una chiara matrice politica: destra contro sinistra. L’impatto per i giovani di allora fu devastante, per quanto inaspettato.

Aldo Casalinuovo: Le donne diventano soggetti portatori di diritti e le lotte degli operai si traducono nel grande statuto dei lavoratori

Le lotte per l’emancipazione femminile, ad esempio, pur razionalizzate e portate a compimento negli anni successivi, ebbero in quel periodo il loro primum movens, affermando la necessità, ormai diventata insopprimibile, che le donne fossero portatrici di eguali diritti ed opportunità rispetto agli uomini nella società in piena evoluzione di quel tempo. E poi le lotte del movimento sindacale e operaio (l’autunno caldo del 1969) proiettate alla rivendicazione di diritti universali dei lavoratori, ancora non riconosciuti e spesso, anzi, clamorosamente negati (basterà ricordare che lo Statuto dei Lavoratori - concepito e scritto da un grande giurista di estrazione socialista, come Gino Giugni, data appunto 1970).

Antonio Ludovico: In Italia la battaglia fu quella dei figli contro i padri come lotta all'autoritarismo

È pur vero che la società di allora conobbe un benessere mai raggiunto prima nella storia dell’umanità, ma è anche vero che le diseguaglianze, i contrasti, nonché i venti che spiravano, da oriente e da occidente, non fecero altro che far scoppiare una pentola che ribolliva di rabbia e di rancore. Se a Parigi si combatté contro le regole ossessionanti del gollismo, da noi la battaglia fu quella messa in atto dai figli nei confronti dei padri. Infatti, fu letteralmente spazzato via il concetto di autoritarismo, concetto che venne allargato al costume e ai beni di consumo. Divorzio e aborto furono i figli prediletti di quella rivoluzione che aborriva l’ipocrisia , le buone maniere, le giacche con le cravatte, il viso sbarbato.

Aldo Casalinuovo: Un'onda positiva che fece sentire i suoi effetti anche dieci anni dopo

Un’onda straordinariamente positiva per la nostra società che, pur con eccessi e distorsioni, consegnò infine uno scatto di autentico progresso culturale nel nostro Paese (come non ricordare anche la legge Baslini-Fortuna che, confermata con referendum nel 1974, con la netta avversione di gran parte del mondo cattolico, introdusse il divorzio nel nostro ordinamento giuridico). Poi, non può dimenticarsi la “coda”, altrettanto significativa, del 1977, con altri sommovimenti del corpo studentesco e nuove istanze sociali, in continuità ideale con le rivendicazioni del decennio precedente.

Antonio Ludovico: Il '68 sopravvisse fino alla morte di Aldo Moro.

Nel nostro paese, il ‘68 sopravvisse fino alla morte di Aldo Moro, termine conclusivo oltre il quale si registreranno sì altre manifestazioni di protesta, ma saranno di altra natura. Molto semplicisticamente, si potrebbe affermare, senza tema di smentita, che i grigi e piatti tempi attuali, senza idee, senza nerbo, senza orgoglio o mete da conquistare, sono sicuramente peggio di quelle lunghe giornate nelle quali, spesso e volentieri, faceva capolino anche la violenza più becera. Oggi si assiste imperterriti ad un altro tipo di violenza, quella che possiede i tristi contorni dell’arroganza, ma anche del calcolo e della spregiudicatezza portata ai massimi livelli, così come dell’individualismo che genera strane scalate sociali basate non sul merito ma sulle “ buone amicizie “.

Aldo Casalinuovo: Il '68 fu anche l'alba del terrorismo

Il '68 anche l’alba, purtroppo, del terrorismo, certamente estraneo alle più autentiche aspirazioni dei giovani e dei lavoratori di quel tempo, ma a queste tanto spesso contiguo, mimetizzato nella complessa articolazione politica di quegli anni. La pagina più buia della storia più recente del nostro Paese, lunga e dolorosissima. Non passava giorno che gli organi di informazione non dessero notizia di una “gambizzazione”, prima, e, poi, con il passare degli anni, di efferati omicidi (il rapimento e l’omicidio di Aldo Moro si collocano, appunto, in quel periodo, dal marzo al maggio 1978).

Antonio Ludovico: Nonostante qualche evidente limite il '68 ebbe una coerenza di fondo he oggi non c'è più

Oggi è tutto più grigio, perché sai bene che se voti un rappresentante politico, lo stesso potrebbe cambiare partito in un battibaleno, tradendo quelle che in campagna elettorale erano le sue apparenti e inossidabili convinzioni. Oggi non ci si scandalizza più, così come non ci si appassiona più per niente: non per un bel film, non per una canzone, neanche per un bel quadro, figuriamoci per una rivoluzione che, vista a cinquant’anni di distanza, appare un po’ stanca e démodé.

Aldo Casalinuovo: Comunque la si voglia vedere il '68 è la nostra storia

Dal ‘68 agli anni a seguire la mente insegue un succedersi di periodi concatenati e di eventi che hanno segnato profondamente la società di quel tempo e che, oggi, non possono essere dimenticati se si vuole comprendere a fondo la realtà che viviamo. Una storia bella e appassionante, da un lato, ma anche drammatica e travagliata, dall’altro. La nostra storia.



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