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MUSICA E SPETTACOLO

L'INTERVISTA Vairetti degli Osanna: 'Da voi a Catanzaro sono di casa'

Lino Vairetti, storico frontman degli Osanna, si racconta con generosità e curiosità. Gli esordi, la passione per l'arte, gli anni '70, il futuro e il futuro prossimo dell'esibizione al Parco di sabato 

L-INTERVISTA-Vairetti-degli-Osanna-Da-voi-a-Catanzaro-sono-di-casa
Giovedì 05 Settembre 2019 - 20:21

di Carmen Loiacono

Lo becchiamo un po’ affaticato dalla concomitanza di eventi, ma con l’entusiasmo di un bambino curioso, pronto a raccontare e a raccontarsi. E’ Lino Vairetti, storico frontman degli Osanna che sabato prossimo salirà sul palco di Settembre al Parco per una serata a tutto prog rock omaggio a Luis Enríquez Bacalov, che sarà dedicata a Rino Amato. Insieme agli Osanna ci sarà il sax di David Jackson del gruppo inglese Van Der Graaf Generator, ma anche Vittorio De Scalzi dei New Trolls e il Rovescio della Medaglia. E ci sarà pure la Grande orchestra sinfonica internazionale della Campania, che li accompagnerà diretta da Leonardo Quadrini. Di carne al fuoco già per sabato ce n’è tanta, ma Vairetti, che non si fa mancare nulla, è alle prese anche con l’allestimento di una sua mostra a Cava de’ Tirreni, con inaugurazione venerdì, dove esporrà alcuni bassorilievi e pannelli digitali insieme a Francesco Paolantoni, l’attore comico noto ai più per le sue apparizioni televisive.

La mostra con Francesco Paolantoni. «Esco dall’Accademia delle Belle Arti, sono diplomato in Scultura, ma poi ho anche studiato fotografia, lavorato con il Super 8 – racconta -. Come con la musica ho sempre lavorato nella sperimentazione, ho fin da subito amato l’avanguardia e i linguaggi innovativi. Sono un curioso, sperimento varie cose. A Cava de’Tirreni porterò lavori su plexiglass, ma anche su legno».
E Paolantoni? «Franco ha sempre avuto un talento naturale fin da piccolo per il disegno
– afferma -, e parallelamente alla carriera di attore ha portato avanti questa sua passione con pannelli fatti col pane, inizialmente. Adesso fa mosaici molto colorati, dedicati a personaggi illustri del cinema. Io e lui ci siamo conosciuti negli anni ’80, quando interpretammo entrambi il diavolo Airone per l’opera rock “El Tor” dello stesso Vairetti con Città frontale, ndr -, da lì è nata una grande amicizia, rimasta nel tempo. Ora, a distanza di quarant’anni, Antonio Perotti il direttore artistico della galleria Proposte Lab di Cava De’ Tirreni ci ha voluti insieme, e abbiamo colto al volo l’opportunità». Quelle esposte non saranno opere realizzate appositamente, infatti la mostra non ha un tema, però troveranno spazio i lavori dedicati a Totò e Charlot, di Paolantoni, e anche foto di Vairetti: «Feci il primo servizio fotografico a Pino Daniele, lo porterò in mostra. Ci sarà un ritratto in cui suona una chitarra, che in realtà era uno strumento degli Osanna, e infatti esporrò anche quella», che Lino tratta come un cimelio.

Gli esordi. La convivenza delle sue varie espressioni artistiche, Vairetti l’ha sempre portata avanti con naturalezza: ha fatto lui molte copertine di dischi, per gli Osanna e per altri, così come per lo stesso Daniele, ai suoi esordi. E’ più corretto dire che è stata la musica, da passione, a diventare professione e non il contrario: «Da giovane strimpellavo i brani dei Beatles e dei Rolling Stones, la musica mi ha preso, ma va detto che ho sempre cantato. A Napoli tutti cantano, io sono nato nel centro storico, dove il salumiere, il barbiere, tutti cantavano, sono cresciuto in questa commedia dell’arte a cielo aperto – è il suo “amarcord” -. Non avrei mai pensato che sarebbe diventata la mia professione. Strimpellando oggi e domani, dopo tante cover, avevamo tanta voglia di produrre musica personale, le cover a un certo punto sono diventate asfissianti, con Danilo Rustici ho messo su quest’idea di fare dei brani personali, poi abbiamo costituito il gruppo Città frontale, il nome era dedicato all’artista Pietro Consagra, quindi siamo diventati Osanna con una struttura a 5 e l’inserimento di Elio D’Anna. Siamo nati così, con questa nuova idea che si è legata al prog, con queste facce pittate, con l’idea di lavorare sempre in un connubio delle varie arti con la musica».

Oggi e domani. Gli anni ’70 erano un’epoca relativamente felice per chi voleva campare con la musica, ma che oggi non è più immaginabile. Cos’è successo nel frattempo? «E’ un problema molto grosso – conferma -, prima non c’era internet, la comunicazione oggi è così veloce. C’erano pochi canali televisivi, tutto era centellinato. La Rai faceva teatro, creava passaggi culturali di grande livello. Con le tv commerciali c’è stato un imbastardimento, un abbattimento del livello culturale che ha fatto sì che la musica popolare avesse il sopravvento. Ci sono anche oggi gli sperimentatori, ma non producendo ricchezza, non ci investe nessuno». Le case discografiche si “spendono” solo per progetti specifici, con target altrettanto circoscritti. «Vedi i talent, ad esempio – spiega -, ci sono voci belle, ma dopo un anno, nessuno si dedica a loro e si perdono. Sono veri e propri fenomeni da baraccone, sono momentanei. Per chi comincia è un momento critico». Ma non solo per chi inizia: «Tutti quelli che fanno come noi musica di qualità, fanno a cazzotti per avere un po’ di spazio, perché te lo devi conquistare con tutte le forze possibili – spiega -. C’è chi non ce la fa più e si ferma, noi abbiamo investito energie e soldi e a livello internazionale abbiamo avuto riscontri. Gli Osanna sono stati fermi per venti anni, dal 1979 fino al 14 luglio 1999, con un grande concerto a Napoli con Pfm e Jethro Tull. Da lì c’è stato tutto un percorso tortuoso, la nostra casa discografica storica non ha voluto investire in un nuovo progetto Osanna, e ho dovuto fare un’etichetta mia, per poter promuovere le nuove produzioni, in vinile e in cd». E sì, perché le idee non finiscono e di novità ce ne sono sempre, anche prossimamente: «Stiamo lavorando a un nuovo disco, che è quasi a metà, siamo un po’ in ritardo per impegni vari, si intitolerà “Il diedro del Mediterraneo”, sarà un omaggio al film “Milano calibro 9”, ma sarà anche poeticamente legato alla situazione politica e sociale che stiamo vivendo in questi anni, compresa la questione immigrazione, tutto in chiave poetica. In parallelo è quasi finito il libro sugli Osanna, di Franco Vassia. E poi entro fine anno uscirà il docufilm di Deborah Farina “L’uomo del prog”, che sarei io, in cui racconto questi quasi 50 anni di storia, insieme a tanti altri ospiti. Mi piacerebbe fare uscire tutto insieme, vedremo». In realtà Lino Vairetti ha a mente anche un progetto personale, «per la prima volta un disco tutto mio – afferma -, lo chiamerò “Vi canto i miei anni ‘70”, visto che quest’anno ne compio proprio 70, e conterrà brani dalla Pfm agli Area, dal Banco del Mutuo soccorso alle Orme, dai New Trolls all’Equipe 84, tutto ciò che ho amato e cantato. Oltre ovviamente agli Osanna».

Il concerto al Parco della Biodiversità. Passiamo a un futuro più prossimo, quello di sabato sera a Catanzaro, una città che negli ultimi anni ha frequentato spesso. «C’eravamo già stati con gli Osanna negli anni ’70, poi siamo ritornati più recentemente con il Festival d’autunno al Teatro Politeama, quindi al Museo del rock, almeno un paio di volte. Sono di casa lì da voi e ci torno ben volentieri. A Catanzaro ho conosciuto Giacinto Lucchino e Peppe Panella, due persone splendide, con cui ho un bel dialogo amichevole, oltre che professionale».
E il concerto? «Beh, ci sarà questa Orchestra diretta da Quadrini, una sinfonica al completo, con arpa, percussioni, fiati e via dicendo. Ci saremo io e Vittorio De Scalzi con loro. E poi ci sarà David Jackson con gli Osanna, praticamente il settimo elemento aggiunto alla formazione, faremo un momento soli con lui. Ci sarà l’omaggio a Luis Bacalov, con la Contaminazione del Rovescio della medaglia – Bacalov curò nel 1973 gli arrangiamenti del disco della band, ndr -, poi  il Concerto Grosso – cui il maestro argentino lavorò insieme ai New Trolls nel 1971 -, e Milano Calibro 9», il film poliziesco di Fernando Di Leo del 1972 (molto amato da Quentin Tarantino), alla cui colonna sonora lavorarono insieme Bacalov e Osanna.
«Non mancheranno i nostri cavalli di battaglia - continua -, con David Jackson che per la prima volta suonerà insieme a noi e all’Orchestra», quindi “L’uomo”, “Fuje a chistu paese”, “’A zingara”, “Taka Boom”, tra le altre. Si concluderà con «”Theme One” dei Van Der Graaf Generator, con l’Orchestra», per chiudere il cerchio. Vittorio De Scalzi non farà sicuramente mancare “Una carezza della sera”: Vairetti ci tiene molto ad aggiungere che «è una delle persone più belle del panorama musicale italiano. Lo adoro, mi fa piacere suonare con lui, sono un suo fan. Compiamo entrambi 70 anni quest’anno, ci accomuna l’anno di nascita, ma anche la gioia di vivere in questo mondo così difficile»,
con lo stesso entusiasmo dei bambini, come dicevamo.

 

 

 

 



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