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ARTE E CULTURA

Mostra Alex Pinna: la Fondazione Guglielmo regala cultura

E' stata inaugurata presso la Casa della Memoria Fondazione Mimmo Rotella

LE FOTO

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Domenica 18 Dicembre 2011 - 18:58

La raffinatissima e coinvolgente mostra di Alex Pinna, inaugurata presso la Casa della Memoria Fondazione Mimmo Rotella, e realizzata con la Fondazione Rocco Guglielmo, è fisicamente un’esposizione aperta concentrata in diversi punti della città, in considerazione delle diverse location ove sono state posizionate le pregevoli fatture che prolungano armonicamente il percorso espositivo. Un alto esempio di land art, di visione artistica che viene cioè a compiersi in sinergia e corrispondenza con l’ambiente e che può completarsi con gli apporti dati dalle emotività e dal senso singolo del vedere del visitatore –viandante. L’antologica di Pinna, magistralmente curata da Marco Meneguzzo, è davvero straordinaria per impatto estetico, originalità, eleganza. Il maestro ligure riesce nella missione artistica di allungare il tempo, di prolungarne l’emotività, di creare quelle dimensioni di sospensione e possibilità che si colorano di energie sottili, molto delicate, profondamente evocative. Pinna ritrova una lontana malinconia eppur la slancia verso delle ombrature e tonalità cullanti; ogni pezzo è come se ci allontanasse nello sguardo e ci avvicinasse dentro le nostre zone intime. Pinna decostruisce il concetto di figura, egli lo ripensa attraverso plurimi linguaggi espressivi, lo rielabora con genio e passione: la corda, il bronzo, il ferro, le linee, i fiati, i sospiri, le fragranze, le speranze sono soli alcuni degli elementi cantati. Davvero meravigliosi i bozzetti e i disegni un po’ scossi dall’ironia, un po’ fermi di un poetico nostos, che accompagnano la mostra come leggiadri manichini mossi da una mano trascendente e che fannosi carico dei tormenti e delle allegrezze quotidiane. Nell’altezza talvolta evidentissima, ma mai esagerata, l’artista esplicita la leggerezza e la fragilità umana che spesso si finge nella robustezza di vaste forme scultoree contemporanee. La semplicità è solo apparente, i protagonisti sono estremamente complessi e le loro sensazioni si presuppongono attraverso i dettagli, le angolazioni del capo, le gambe che non toccano terra, le braccia meditative. Gli uomini non sempre di definita entità, sembrano nascondersi dietro la realtà e fare capolino, come se provenissero da un altro contesto patinato, da differenti stadi esistenziali, avvolti da suoni, charmes de la musique blanche. Il risultato di spessore è che la Città sarà abitata fino a febbraio di anime con un’anima nuova, tutta da godere, da indagare ed esplorare. E che una Fondazione, specie in un momento di crisi globale, diversamente da come fanno abitualmente altri soggetti, particolarmente legati alle banche ed alla finanza, invece di attaccare le opere esclusivamente nei propri ambienti, autofinanzia esposizioni a beneficio di tutti. Probabilmente, per il ruolo che svolge la Fondazione Rocco Guglielmo - collegata ai visrtuosi circuiti nazionali ed internazionali e protagnista nei valorosi apporti culturali - ne trarranno beneficio anche le boutiques di cappelli, perché innanzi a tale impegno bisogna davvero prendere il cappello e fare chapeau.

Davide Cosco         




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