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POLITICA

Alcide De Gasperi e il Cdu, nel solco del ritorno al futuro

Commemorato, nella sede dell'Udc, lo statista democristiano. Mario Tassone: salvaguarderemo i valori fondanti di un partito che altri vogliono sciogliere

Alcide-De-Gasperi-e-il-Cdu-nel-solco-del-ritorno-al-futuro
Lunedì 19 Agosto 2013 - 19:30

di Maria Rita Galati

Alcide De Gasperi e il ritorno del Cdu. Un accostamento ardito nel giorno della commemorazione della scomparsa del grande statista democristiano, primo presidente del Consiglio di un’Italia uscita a pezzi dalla guerra, segretario del Partito popolare e fondatore della Democrazia cristiana. Ma fino ad un certo punto. Ricordare De Gasperi ‘pater Patria’ – grazie al suo coraggio e alla sua integrità morale l’Italia ebbe qualche credito all’estero sin da quando si presentò alla conferenza di pace di Parigi nel 1946 – contestualizzandone la lezione è il modo migliore di rendergli omaggio. E nello stesso tempo si individua il percorso di valori, storia e cultura che conduce dritto alla realizzazione di un progetto chiamato Cdu. Facile parlare di corrente, quando in realtà si tratta del nobile tentativo di recuperare l’interpretazione autentica dei valori che hanno costruito l’Udc, e che oggi si perdono nell’ennesimo tentativo dei vertici di un partito, che non esiste più, di svuotarlo. C’è bisogno di un manifesto di valori da riscoprire e difendere per costruire una prospettiva da tradurre in un ventaglio di risposte concrete alla comunità che guarda con sfiducia alla politica. Ne sente la necessità il popolo dei cattolici impegnati in politica. Nel giorno del consueto appuntamento con la messa in ricordo di De Gasperi, nella chiesa di San Nicola a due passi dalla storica sede della Dc, oggi Udc ma forse ancora per poco, si sono ritrovati in tanti, anche qualcuno in più. Lo ammette Dionisio Gallo che nella sede dell’Udc non ci metteva piede da cinque anni, torna Giuliano Renda, dà il suo contributo Filippo Capellupo, non manca alla celebrazione eucaristica affidata a don Franco Lorenzo, l’ex sindaco Marcello Furriolo. Un nuovo inizio nel solco della lezione degasperiana e dei suoi elementi costitutivi, primo fra tutti i concetto di uomo come “persona umana” e della difesa dei suoi interessi come missione, anche cristiana. Don Franco Lorenzo, nella sua omelia parla di De Gasperi “uomo del futuro”. Insieme ad altri due cattolici, Adenauer e Schuman, oltre Altiero Spinelli, è considerato un padre dell’Europa. Ma non un’Europa neo-guelfa e controrivoluzionaria, , ma una scelta di apertura democratica sulla base di una identità comune. Uomo del futuro e tanto ricco di idee e valori cristiani, quanto povero nel suo aspetto materiale, ma “la sua azione fu l’espressione del buon governo con grande spirito di servizio alla cosa pubblica”. Quando aveva ancora senso parlare di politica e di partiti.

 

La politica deve mettere a disposizione degli altri “una visione”

“La Prima Repubblica è stata spazzata via, siamo in una nuova fase verso un nuovo assetto istituzionale – ha affermato Mario Tassone, deputato democristiano, volto dell’Udc a livello nazionale, riferimento del progetto di ricostruzione del Cdu -. La cosiddetta Seconda Repubblica che doveva correggere e guarire i mali della Prima, li ha aggravati, mali come l’instabilità, la precarietà, la frammentazione ma soprattutto delle scelte e degli interessi che devono essere difesi dalla forze politiche in campo”. A proposito, si chiede Tassone: ma ci sono più forze politiche in campo? “Dal 1994 in poi c’è una vera e propria cesura, la politica non esiste più perché non esistono i partiti – afferma Tassone -. Abbiamo organizzazioni multiformi, una pluralità di movimenti che sono soprattutto sommatorie di sigle elettorali. Non abbiamo altro: il partito deve avere una missione, di parte, ma pur sempre un progetto”. La politica deve fare proprio quello che fece De Gasperi: mettere a disposizione degli altri “una visione”, attraverso un impegno condiviso. “Oggi invece – dice ancora Tassone – abbiamo movimenti grandi non supportati da un progetto, memorie condivise, storie”. Il leaderismo diventa un freno al rilancio della politica anche per questo, assieme alla connotazione negativa della scomparsa delle ideologie, nel senso di perdita di riferimenti storici, culturali e valoriali. Come si recupera tutto questo? “C’è l’esigenza di una organizzazione dei cattolici in politica – afferma ancora– che hanno una particolare sensibilità nell’individuarsi come comunità, emergono per il proprio senso comune e della creazione di un destino comune”. “Voi pensate che c’è una politica che conta, che questo Parlamento e questo Paese abbiano una vera sovranità? Ci sono delle corporazioni forti, forti burocrazie, in una parola ci sono i poteri forti che gestiscono le grandi concentrazioni economiche, che hanno il potere di condizionare la vita del nostro Paese. Questa – dice ancora Tassone – è la crisi della democrazia e delle istituzioni”. L’attenzione di Tassone si sosta, quindi, sulla situazione regionale. “La Calabria sopravvive a se stessa, ci sono situazioni drammatiche, sfilacciate, sempre più precarie – prosegue ancora – siamo di fronte ad una Calabria sempre più mortificata con un annichilimento da parte della maggior parte della popolazione. La Regione si trascina con molta tranquillità. Non c’è più reattività. Ma se mancano le passioni e la fiducia in se stessi, è come se la politica avesse tolto la coscienza e quando parliamo di difesa dell’uomo e dei suoi valori noi intendiamo anche questo: difendere la comunità di uomini liberi e non consegnarla al proprio destino ad altri apparati, i cui interessi non coincidono con il nostro destino”.

Perché si ricostruisce il Cdu

Cambiare il destino della Calabria, cambiando il corso della politica, sembra inevitabile. “Stiamo ricostruendo il Cdu, come componente dell’Udc, perché io sono convinto che ormai l’Udc è stato svuotato, trascinato verso lo scioglimento – sostiene ancora Tassone. Tanto è vero che a settembre non si fa più la festa dell’Udc ma si fa la festa Popolare. E’ l’ennesimo tentativo dei vertici dell’Udc di superarlo, prima con il Partito della Nazione, poi con il Terzo Polo, poi la lista per l’Italia e quindi Scelta Civica. Non c’è l’Udc. E questo patrimonio che ci viene anche dall’impegno di De Gasperi, ma anche Moro e Fanfani che fine fa con la sua eredità? C’è chi pensa di sciogliere l’Udc e in questo modo eliminare una storia, il CdU si sta frapponendo a questo, perché una storia rimanga.

L’appello ai molti per ‘mantenere una storia e un’idea che possa guardare al futuro’

Da qui l’appello ‘ai molti’ all’impegno per “mantenere una storia e un’idea che possa guardare al futuro”. La reazione dell’Udc è kafkiana: c’è l’avvio della procedura di espulsione di quanti hanno deciso di ricostruire il Cdu con questo scopo. “Praticamente – dice ancora Tassone – siamo di fronte ad un partito che si auto espelle, un partito che non c’è più ed espelle coloro i quali lo vogliono mantenere in vita salvaguardando i principi su cui è stato costruito l’Udc, e con procedure illegittime, perché non esistono nemmeno più gli organi. Una nazione vince le grandi sfide - ha concluso Tassone - se sa essere se stessa e sa ritrovarsi e può farlo attraverso il recupero delle radici e del passato. La storia dell'uomo continua solo se si riesce a dare senso della politica e della giustizia civile''.

Gli interventi alla commemorazione

In tanti hanno portato il proprio contributo alla commemorazione di De Gasperi nella sede dell’Udc. A partire dal segretario cittadino Gianluca Tassone che per primo ha evidenziato “ricordiamo la figura del grande statista ma non in maniera nostalgica. Lo facciamo per operare nel futuro nel solco tracciato da De Gasperi”. Un uomo ancorato “alla fede, alla cultura cattolica e all’umanità”, dice Nino Gemelli, già europarlamentare, “la sua grandezza la possiamo toccare con mano nel ruolo che ha avuto a livello internazionale. Una grandezza la sua che si misura davanti al nanismo politico imperante oggi. Nel solco della sua lezione restituiamo alla politica il significato della riaggregazione e della condivisione dell’umanità nelle sue differenze”. Chi si ispira a De Gasperi, ma senza proclami, come coloro i quali si sono ritrovati a celebrarlo stamattina, dice Franco Pilieci, sono “foglie ben radicate”, come ha affermato don Franco Lorenzo parlando di De Gasperi nella sua omelia. “Non serve ricordare De Gasperi se non partiamo dal suo progetto umano – afferma Filippo Capellupo – ripartiamo dai valori della comunità che per troppo tempo sono stati sacrificati al sistema del profitto”. Recuperare l’interesse superiore della difesa del “bene comune” suggerisce Dionisio Gallo che ammette: “Ho fatto un percorso che mi ha portato a sperimentare anche altre realtà politiche ma in nessuna ho riscontrato l’obiettivo del perseguimento del bene comune, e solo in questo possiamo trovare le risposte che la gente comune si aspetta”. “Sarebbe bastato tenere conto del pensiero di questo grande statista per garantire al nostro Paese un destino diverso”, sostiene Vito Bordino. Perché “bisogna fare politica per servire il popolo non servirsi del popolo. E la politica – dice Maria Marino – deve rimettere al centro della sua azione l’uomo”. Ludovico Abenavoli ha parlato di De Gasperi come di una “figura libra, pure ma non adeguatamente citata a livello storiografico. Dobbiamo rivendicare i suoi valori con dignità”. Riscoprire i valori di De Gasperi, dall’europeismo al cattolicesimo, è “un modo per riscoprire il senso della giusta azione politica quella che serve per dare un futuro alle nostre comunità”, ha concluso il sindaco di Borgia, Francesco Fusco.

 




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