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CRONACA

Girifalco, un ricordo per Fabrizio Catalano

Una serata dedicata ad un ragazzo scomparso 5 anni fa. Non si sa ancora nulla

Girifalco-un-ricordo-per-Fabrizio-Catalano
Mercoledì 13 Novembre 2013 - 13:55

di Vito Fabio

Nella biblioteca “Anna Frank” di Borgo San Dalmazzo in provincia di Cuneo è stato ricordato Fabrizio Catalano e i tanti che come lui sono spariti senza un perché. Era il 21 luglio del 2005, e da quel giorno, di Fabrizio Catalano non se ne sa più niente. Fabrizio, girifalcese ma ormai trapiantato al nord in quel di Collegno in provincia di Torino assieme alla sua famiglia, scomparve mentre si trovava a percorrere la via francescana che collega Assisi a Gubbio in provincia di Perugia. Fu quella l’ultima data in cui Fabrizio fu visto e da cui non si seppe più niente. La madre Caterina Migliazza, suo marito Ezio e suo fratello Alessio non si sono mai dati per vinti nel corso di questi anni e hanno ingigantito gli sforzi pur di ritrovarlo. Di Fabrizio ne han parlato tante volte la nota trasmissione condotta da Federica Sciarelli “Chi l’ha visto” ed altri talk nazionali e locali, i giornali, la mamma ha creato un sito ad hoc completo su suo figlio: www.fabriziocatalano.it, e qualche anno fa ha pure realizzato un libro che ha titolato: “Fabrizio Catalano-Storia di un’attesa senza resa” che denota quanto forte sia stata e continui ancora ad essere la sua battaglia nella ricerca della verità nel tentativo di capire dove Fabrizio sia andato a finire.

Mamma Caterina ha finanche creato il 21 marzo scorso un Comitato ad hoc che si occupa di volontariato che abbia soprattutto la funzione di non fare calare il silenzio e dunque l’oblio non soltanto sulla sorte di Fabrizio ma sui tantissimi scomparsi in Italia che dal 1974 sino al 30 giugno di quest’anno sono diventati ben 27mila. Un’enormità! Ebbene, mamma Caterina non vive un solo giorno senza pensare a Fabrizio, com’è ovvio. La sua vita adesso è votata al solo esclusivo motivo di sapere dove si trovi e, in questo senso, lei stessa si è fatta promotrice di iniziative interessanti per capire come reagire di fronte a queste situazioni, lo fa di concerto con altre mamme, altri familiari che si sono ritrovati nella sua stessa condizione. Ebbene, proprio a Borgo San Dalmazzo, mamma Caterina ha raccontato la sua difficile esperienza e in questo incontro ha voluto capire quali sono gli antidoti giusti per lei e per chi come lei si è trovato e si trova ancora in questa situazione. In quest’incontro organizzato dall’associazione dei psicologi dei popoli di Cuneo si sono cercati degli interrogativi a cui dare risposte esaurienti per evitare contraccolpi appunto psicologici. E Caterina ha manifestato il suo stato d’animo racchiuso nella lettura di alcune pagine del suo libro nella quale ci sono descritte tutte le sensazioni di chi vive nella speranza mai vana di poter riabbracciare chi non si vede per oltre otto anni in un’attesa comunque dolorosa. Questi alcuni stralci della sua lettura: “… una sedia vuota  che non mi permette di preparare niente di diverso dalle stese cose di sempre. Un silenzio a volte rotto dal telefono che suona, che crea angoscia e speranza. Che sia la telefonata tanto attesa?...”.

Il presidente dell’associazione dei psicologi dei popoli di Cuneo Donatella Galliano ha sottolineato "che di fronte a situazioni traumatiche certe reazioni emotive siano del tutto normali e fisiologiche. Non esprimono patologia. Pertanto come psicologi dell'emergenza il nostro supporto ed intervento è quello di accompagnare le persone verso un progressivo, graduale riassestamento della sofferenza emotiva, incanalando i vissuti emotivi sofferenti in situazioni che ricreino un nuovo senso e scopo alla vita. Ma l'aiuto psicologico da solo non basta, deve integrarsi con l'aiuto e il sostegno della rete sociale, della collettività. E anche in questo noi dobbiamo farci fautori!”.

 



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