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Analisi post voto di Franco Cimino: ‘L’unica speranza era Gratteri’

Per lo storico dirigente dell'Udc la politica della città è preda di trasformismi e metodi clientelari


di Alessia Burdino

A quasi una settimana dal voto per le Europee abbiamo voluto analizzare il verdetto delle urne con un intellettuale “prestato” alla politica. Lontano ma sempre vicino ad essa. Si definisce militante della “vecchia” politica. La verità è che la conosce, la analizza, la studia, la ama, la critica come pochi in città. Lui è Franco Cimino, giornalista, scrittore, docente, storico dirigente dell’Udc e già candidato a sindaco.

Qual è il suo bilancio del voto di domenica 26 maggio? 

Fare bilanci su un voto carico di incertezze e contraddizioni, è francamente difficile. Quel che colpisce un militante della “vecchia“ politica, è che il sistema elettorale ha ormai fatto proprio il fenomeno dell’ astensionismo. Un tempo (ormai si deve dire così) un leggero calo dei votanti rappresentava un tema di approfondite discussioni all’interno di tutti i partiti. L’interesse prevalente, era la partecipazione al voto quale meccanismo per il miglior funzionamento della democrazia. Le urne più vuote rappresentavano un segnale inquietante e anche un atto di sfiducia, sia per le forze al governo sia per quelle all’opposizione, almeno così era avvertito. E questo, perché le istituzioni venivano prima degli stessi partiti di appartenenza. Oggi, il mondo è cambiato, direi si sia capovolto. La fine dei partiti tradizionali, il vuoto politico conseguente anche allo snaturamento di ideali e ideologie di riferimento, la crisi economica e la minaccia terroristica, l’impoverimento delle famiglie, la scomparsa in un solo colpo dei ceti medi e delle forze operaie, l’uso distorto dei media e delle televisioni in particolare, hanno scatenato un terrorismo psicologico che ha gettato gli italiani (che di essi stiamo parlando) nel baratro più profondo. Dove la paura e l’insicurezza, hanno messo non solo quasi tutti contro lo “straniero invasore”, ma l’uno contro l’altro, facendo emergere il bisogno di una figura forte che metta le cose a posto. La figura forte è sempre intesa come colui il quale mostra i muscoli, anzi altro di più virile. E,soprattutto, sappia urlare. Ché anche questo fa forti. Non importa che le parole abbiano sostanza e, messe insieme, costruiscano concetti compiuti e idee profonde. Meglio che abbiano durezza espressiva di stile, mi lasci passare il neologismo, “ parolaccistico”. In un tale contesto è evidente che non conti chi e quanti vadano a votare, conta vincere. Per governare. Tutto. Nel senso che chi vince, come per la partite a carte, con l’asso piglia tutto. Anche le istituzioni e la presunzione di poter piegare le leggi e le regole, quando non potessero essere cambiate, al proprio tornaconto. Su questo versante anche la morale sparisce dai comportamenti politici. Anzi, sparisce proprio dal sistema democratico, che, evidentemente, ha già cambiato connotati e funzioni. Il rischio che il nostro, tra i migliori al mondo, diventi un’altra cosa, si fa sempre più concreto.

Prof siamo al pessimismo pieno?

“Non si tratta di essere pessimisti, anche se la tristezza, in questa situazione, è dietro la porta. Si tratta di guardare un po’ oltre la scenografia e la sceneggiatura di un pessimo film, e non ritenere che, essendo l’unico rimasto, quel film sia il migliore. Da Palma d’Oro, se non da Oscar. Sono preoccupato di questo cambiamento che sta entrando nel corpo sofferente del Paese. Si vuol far passare la paura, lo stordimento, la stanchezza, la perdita di coscienza critica e di sensibilità politica degli italiani, come la più alta volontà di cambiamento. La fine della Politica e la definitiva affermazione del partito persona e del consenso personalizzato in unica persona, come la migliore riforma per un sistema politico moderno. A me già procuravano il mal di testa, i simboli dei nuovi partiti con il nome del loro “fondatore”. Sentire oggi parlare tutti, anche i commentatori, di capipartito e di ciò che da soli essi decideranno per il paese, francamente mi blocca il respiro. Così come la lettura che largamente si dà dei risultati elettorali e dei vincitori. Con un’estensione così larga si possono ottenere i seggi in rapporto alle percentuali acquisite, ma non si dica che con un 35 per cento o, in alleanza, il 40 per cento, si rappresenti la maggioranza degli italiani. In questi ultimi vent’anni, purtroppo, la maggioranza si esprime, variamente e in diverse forme, contro chi ci governa. Il fatto drammatico, è che essa si tiri fuori dai giochi e non si metta in condizione di decidere; che la Politica non ritorni, nuove forze democratiche non emergano, nuovi leader non nascano. Si può andare avanti così?

Ma intanto si è votato per l’Europa. 

No, mi spiace contraddirla. Si è votato per la piccola rappresentanza italiana, per giunta divisa su tutto, nel Parlamento Europeo. Dell’Europa, dei suoi problemi, delle sue grandi sfide, non si è parlato affatto. Una brutta campagna elettorale in cui l’Europa non si è vista proprio. Anche per la notevole ignoranza su di essa da parte di quasi tutti i competitor. La discussione velenosa, lei pensi, è stata tutta interna alla coalizione di governo e tra i due capipartito che la rappresentano. Pessimo esempio per i giovani. Questa sarebbe stata, invece, una grande occasione per avvicinarli all’Europa e alla Politica. Peccato averla persa!

Mi commenti comunque i dati e le sue previsioni proprio in relazione alle questioni interne.

Tutto ciò premesso, i numeri parlano da soli. Ha vinto Salvini, e un poco anche la sua alleata vera e predestinata, Giorgia Meloni, e hanno perso tutti, punto. E Salvini vince anche perché il suo consenso è esteso dappertutto, fino alle isole. Certo, il cinquanta per certo in alcune regioni del settentrione è impressionante, specialmente in considerazioni delle potenzialità estensive che esso possiede. Salvini, che è tutt’altro che lo sciocco di cui si è voluto pensare in questi mesi (sminuire e ridicolizzare l’avversario è un modo infantile- già visto con l’avvento di Berlusconi- per coprire le proprie responsabilità e inefficienze), sa parlare alla pancia e sussurrare all’orecchio di quei territori e darà una bella accelerata alle cogenti richieste degli stessi, in particolare sul terreno degli sgravi fiscali, su quello delle grandi opere e della sicurezza. Gioca ormai facile con un Cinquestelle in piena crisi, anche di leadership, e un PD non ancora in grado di elaborare una strategia di grande respiro, che per prima cosa definisca la sua identità, attraverso una chiara e convincente proposta di governo.

Previsioni sul futuro del Governo? 

Vuole sapere da me quanto durerà il governo e il contratto? La risposta è in ciò che ho detto prima. E riguarda l’atteggiamento che i Cinquestelle assumeranno di fronte all’incalzare della Lega. E alla tenuta del comando di Di Maio. Fino a questo momento sembra resistere ai contrasti interni, che sono molto più forti di quel che non si dice. Con un Beppe Grillo ormai sull’Aventino, più che lo sterile e risibile consenso in rete, per Di Maio conta il sostegno e la fiducia di Casaleggio. Fino a quando ci sarà quella, le cose non muteranno anche se continuasse il calo delle simpatie e dei sondaggi. Mi lasci dire ancora una cosa sulla Lega, un elemento di cui si parla poco o niente. Lo dico a quanti, con la solita superficialità ,considerano minorato, quando non un traditore, l’elettore che  ha votato Salvini (due milioni e mezzo di preferenze!), da Venezia a scendere. Questa Lega, pur con la sua bassa cultura politica e pur nel vuoto della attuale politica, è riuscita a unificare una parte notevole del popolo italiano anche sul piano territoriale. Ha saputo fare da sola ciò che Berlusconi vent’anni fa ha tentato di fare con la formula della doppia alleanza, al Nord con Bossi, al Centro e al Sud, con Mastella, Casini, Buttiglione, Cuffaro…. È questo un tema da discutere a fondo e per nulla secondario. Ma le stelle stanno a guardare e nelle stalle ancora si litiga.

Che riflessi avrà su Catanzaro e sulla regione? 

A Catanzaro e in Calabria, dove si è registrata la terza più bassa affluenza, il 45%, sembra non interessare quanto stia accadendo, nonostante ambedue le realtà abbiano già subito il cappotto elettorale delle politiche di un anno fa. Tra Cinque Stella, pure se in calo rispetto a quel dato, e Lega, che ha raggiunto circa il 23%, c’è quasi un’intera regione contro le forze che hanno governato in Italia, e che governano attualmente la regione e i più importanti comuni calabresi. Il dato di Catanzaro e provincia, con la caduta libera di Forza Italia e l’affanno ancora pesante del PD, ne sono una conferma. Ma qui i pericoli sono due. Il primo, il trasformismo e la transumanza che ha già visto gran parte del ceto politico (si fa per dire) e della classe imprenditoriale (si fa per dire) con i professionisti degli affari e del voltagabbana che fanno da mediatori per il salto sul carro dei vincitori. È il veleno della politica. Il secondo, i rappresentanti di un mondo in rovina, da una parte suonano sul Titanic che affonda, dall’altra, operano con gli stessi metodi clientelari, convinti che, ancora una volta, qui , da noi, vincerà chi possiede il gruzzoletto di voti dei soddisfati o dei gabbati. Li vedi che si riuniscono tra di loro, fanno la campagna acquisti dei frustrati e delle represse aspirazioni, preparano le liste, promettono posti di potere e prebende varie. Che tristezza! Che vergogna! Tutto questo non fa per nulla sperare che un cambiamento avvenga. Uno qualsiasi. A volte non importa quale, se l’obiettivo è quello di mandarvi  gli insopportabili.

Come commenta il dato di Riace.

Una sola semplice affermazione: il potere, consolidato su una cultura a bassa sensibilità politica, divora gli idealisti, che sono sempre uomini soli. Specialmente, quando le luci della momentanea ribalta solo di poco si abbassano. Il modello Riace, come Lucano,non perde oggi. Sono due anni che, sotto varie forme, gli si lavora contro. Quello che in positivo , Riace, non è stato fatto essere prima per il Paese e l’Europa, oggi viene proposto in negativo. Un simbolo della nuova cultura del respingimento. Dire a tutti:” se anche a Riace si vota Salvini, l’idea che vengano prima i “nostri”, è quella giusta. Fate in ogni realtà in questo modo”. E ai sindaci coraggiosi che stavano imitando Mimmo Lucano “state attenti, datevi una regolata o farete la sua stessa fine”. Si ripete ancora la solita storia: gli eroi muoiono giovani e le idee dovranno aspettare decenni…” 

In vista delle regionali si fanno tanti nomi, quale secondo Lei potrebbe rappresentare al meglio le istanze dei cittadini.  

Anche qui il discorso di Catanzaro: il vecchio centrodestra e il vecchio centrosinistra sono convinti di giocare una partita a due. Nessun altro. Addirittura, all’interno dell’uno e dell’altro schieramento la partita là si gioca tutta all’interno. Gli avversari sono tra loro. Non tra schieramenti. In Forza Italia Occhiuto si è proposto già da due mesi, gli alleati non sono d’accordo e stanno proponendo altri, i quali all’interno del loro partito trovano già concorrenti. Nel PD , la stessa scena. Oliverio si è candidato da una vita. Lo considera un diritto duplice. Il primo è che lui è lui… Il secondo è che non vi siano, anche per la sua attività “divora persone” , candidati di peso in alternativa all’ uscente. Insomma, se la vorrebbero giocare tra di loro. E le recenti scelte compiute dal Consiglio regionale, in spregio alla sensibilità della gente, lo dimostra. Novembre è vicino… temo non cambierà nulla. La persona che avrebbe potuto dare una svolta decisa (io non entro nel merito della qualità politica e non vi esprimo una mia preferenza, ma soltanto analizzo la situazione), anche per il ruolo molto elastico che ha svolto e per le grandi ed estese simpatie, che pure per questa conseguenza, ha raccolto, è Il procuratore della Repubblica Nicola Gratteri. Egli ha deciso di restare in quella che considera la prima trincea nella guerra di liberazione della Calabria. Probabilmente, fa bene e spero che vi resti il più a lungo possibile, respingendo in futuro le tante sirene partitiche che, a più voci, gli i canteranno sotto il balcone.

E lei, che sta per salutare la scuola, un pensierino per il ritorno in politica.

La Politica è passione. Amore. Cuore che batte. Non un vestito che si indossa a seconda delle occasioni.