Granato e Di Lieto: a Catanzaro deficit di democrazia, si torni alle urne

La senatrice M5s e l'esponente del Codacons in una iniziativa alla Casa delle Cukture accusano il “sistema” così come svelato dall’inchiesta Gettonopoli. Presidio dei parlamentari 5Stelle in occasione delle sedute di Consiglio comunale

“I ladri di Pisa” che litigano di giorno e rubano insieme di notte è stata la metafora utilizzata da Francesco Di Lieto, vicepresidente nazionale del Codacons, per definire l’accordo raggiunto dai tre maggiori esponenti cittadini del centro destra per aggiustare le cose al Comune, dopo che Tallini ha fatto finta di dimissionare Forza Italia, Abramo ha simulato la più grande incazzatura della storia ed Esposito non ha avuto bisogno di recitare nessuna parte tanto per lui si sarebbe comunque messa bene.

Solo che Di Lieto, per non dare troppo nell’occhio nell’accostamento un po’ avventuroso, si è subito premunito di raccomandare ai giornalisti presenti di non riportare la metafora, a scanso di equivoci e di fraintendimenti temerari. Cioè è riuscito a compiere, Di Lieto, davanti a tutti e rimanendo seduto, la grande acrobazia di raccomandare ai giornalisti di raccontare sempre ciò che succede però non per quanto lo riguardi.

Non per questa sera alla Casa delle Culture, nella quale è stato correlatore della manifestazione convocata da Bianca Laura Granato, senatrice del M5S sul tema “Gettonopoli e le trame di palazzo. Catanzaro, tornare al voto è doveroso”. Miracolo delle tv nazionale, miracolo della trista vicenda dell’indagine nata “Gerione” perché il pm Mandolfino legge Dante e gli è piaciuto intitolare l’inchiesta con l’abitatore mitologico del girone dei truffaldini e nominata poi “Gettonopoli” che fa più gioco di società: riuscire a riempire la sala per una manifestazione indetta dal MoVimento.

Roba che non si vedeva dai tempi di “Diba” in fase pre-giramondo. Non certo nelle riunioni indette da Granato durante la campagna elettorale. Perché il tema, in effetti, attrae ed è destinato a fare letteratura. Solo che a un certo punto l’imputato non è sembrato essere il “sistema Catanzaro”, quello ampiamente trattato a “Sangue e Arena”. Bensì la stampa locale. Rispetto alla esternazione social precedente di Granato, nella quale era “collusa”, l’imputazione è stata derubricata. Oggi i giornalisti catanzaresi sono solo “complici”. Per fortuna, così non ci scappa il reato associativo.

È andata così, la serata, per quanto riguarda la categoria. Mischiando le carte, sovrapponendo mondi. Di Lieto dispensando consigli, non potendo dare il cattivo esempio: Quando scrivete pensate a Leonardo Sciascia che così rispondeva a chi gli chiedeva l’atteggiamento giusto del giornalista nei confronti del potere: «Essere contro. Sempre».

E, per santificare Giletti, e un po’ anche il consigliere dimesso Fabio Celia che al conduttore della 7 ha rivolto la supplica di non abbandonare Catanzaro al suo turpe destino, ha messo in collegamento Danilo Lupo, quello a cui il consigliere Pisano ha riferito che tutto è nato perché qualcuno “se l’è cantata”. Gratificando il giornalista del riconoscimento di “grande”. Lui sì. Grande. Come Montanelli, Scalfari, e finanche Ameri, toh.

Per il resto, la senatrice Granato ha spiegato il senso della convocazione, come segno di attenzione delle istituzioni parlamentari nei confronti della città in questo momento di “vacanza di democrazia”.

Intanto Granato è preoccupata per la situazione di incerta agibilità democratica che si è determinata nel Consiglio comunale di Catanzaro, nel quale dopo le dimissioni degli esponenti più in vista dell’opposizione si preannunciano accordi sottobanco e cambi indecenti di casacca in coincidenza delle surroghe e dei subentri.

Non c’è più “vigilanza” del Consiglio sull’operato della giunta. Così propone una staffetta istituzionale dei parlamentari Cinquestelle calabresi in occasione delle sedute d’Aula, non essendone possibile la videoripresa. Qualora, per improrogabili impegni di sostegno al Governo nazionale i parlamentari fossero impossibilitati, Granato chiede la collaborazione attiva dei militanti di essere disponibili a presenziare alle sedute consiliari.

La senatrice racconta come in mattinata sia passata dal procuratore Gratteri, per esprimergli le sue preoccupazioni. Farà lo stesso con la Guardia di Finanza, ricordando come tutta l’inchiesta sia nata da un suo esposto presentato nel 2018 in procura su sollecitazione del consigliere Celia.

Di Lieto non è voluto entrare nel merito dell’inchiesta. Il Codacons ha avviato una raccolta firma su una petizione per il ritorno immediato alle urne. C’è l’aspetto etico di un Consiglio nella quasi totalità delle imputazioni, anche in riferimento alla possibilità che il Comune in quanto personalità giuridica danneggiata possa costituirsi parte civile. Di Lieto ricorda che in frangenti simili, le inchieste Catanzaropoli e Multopoli, la possibilità fu lasciata cadere. In ogni modo le funzioni pubbliche devono essere svolte con disciplina e onore. È il caso che si facciano tutti da parte, attendendo, a parte l’esito giudiziario, il giudizio elettorale dei cittadini.

Infine, da parte di Giuseppe Sestito, che si è vista oscurata da Facebook la pagina “Prima Catanzaro” perché ritenuta di parte e incitatrice di violenza, l’invito a tutti a partecipare la mattina del 18 febbraio, data prevista di riunione del Consiglio comunale, a una manifestazione pubblica in piazza Prefettura, sotto il palazzo della Provincia dove attualmente si riunisce l’assise cittadina.