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Il segnale che è mancato in un Consiglio in coma farmacologico

"A questo punto, solo la magistratura potrebbe porre la parola fine all’esperienza amministrativa targata Abramo"

Il Consiglio comunale di Catanzaro non si riuniva dal 18 novembre 2019. Quasi tre mesi vissuti intensamente, ma tutti all’esterno dell’aula. Con una data cardine: il 13 dicembre, santa Lucia, il giorno più corto che ci sia.

O un passo di via, come dicevano i vecchi quando i vecchi di adesso erano giovani. Quasi un foglio di via per un’amministrazione retta da un Consiglio indagato per 29 componenti su 32. Indagato per fatti inerenti alla sua stessa funzione di organo rappresentativo, consultivo e deliberante. Colpito al cuore da un’inchiesta della procura ribattezzata a furor di popolo “gettonopoli” per dare cruda contezza della materia del contendere: gettoni di presenza nelle Commissioni.

Le Commissioni permanenti del Comune, uno dei due organismi in cui i consiglieri esercitano le funzioni, tra di loro propedeutici e conseguenti. L’altro è il Consiglio. Ebbene, oggi, 12 febbraio 2020, si è chiuso il cerchio con una votazione d’aula sulla decadenza o meno del consigliere Tommaso Brutto, eletto nel 2017 nella lista Udc. Tra parentesi, al pari degli altri 28, è nel novero degli indagati. Ciascuno con la sua posizione individuale, come si conviene in punta di diritto. C’era l’occasione di dare un segnale, di come fosse ancora possibile credere nell’autorigenerazione degli organismi politici, anche a costo di una dolorosa operazione di obiettiva valutazione dei fatti.

I fatti

I fatti riportavano prolungate e ripetute assenze non giustificate del consigliere Brutto tra il 2018 e il 2019, superiori alle tre consecutive che il Testo unico degli enti locali, lo statuto e il regolamento comunale danno come limite non superabile. Brutto ha usato i 30 giorni di tempo a lui assegnati per produrre una giustificazione che la norma ammette possa essere posteriore alle assenze. La votazione a scrutinio segreto ha decretato la sua non decadenza. Solo due voti favorevoli, pochi astenuti, tutti gli altri contrari. Evidentemente, le motivazioni addotte da Brutto, lette solo in parte dal presidente Polimeni in pubblico ma disponibili per la lettura privata dei consiglieri per ragioni di protezione dei dati sensibili, sono state convincenti. E il segnale, di cui prima, è venuto meno.

Sono importanti, i segnali. In un momento in cui questo Consiglio e la parte attiva della cittadinanza parlano un linguaggio diverso. Quest’oggi se ne è avuta una riprova decisiva. Con qualche momento di tensione, determinato dalle sapide battute tra le due parti dell’emiciclo, dalle censure del presidente Polimeni nel tentativo di sedare gli animi, da qualche intervento solo persuasivo della polizia municipale. Ci sarebbe da fare tutta una storia su un Consiglio convocato ad horas, come se dovesse deliberare per somma urgenza, oppure perché in crisi di astinenza. Ma per il momento fermiamo il quadro, qui, alla plastica evidenza di come le parole che usa il sindaco Abramo, tanto per fare un esempio facile, non collimino per importanza e priorità con quelle che praticano quasi tutti gli occupanti la platea, troppo piccola quella della Provincia per accogliere tutti coloro che si erano dati appuntamento via social, sotto il cancelletto di “Adesso oscurateci tutti” promosso da Giuseppe Sestito, benedetto da Bianca Laura Granato senatrice M5S e raccomandato da Francesco Di Lieto vicepresidente Codacons.

Si sono presentati chi con il naso a ciliegia, chi con la mascherina di carnevale, chi con la sagoma sbiancata dell’anonimato social.

La relazione del sindaco

Nel relazionare sulla nuova vecchia giunta, il sindaco stava ancora una volta, come usa, elencando i meriti finanziari e contabili della sua amministrazione, di come la città si trovi in posizione invidiabile rispetto agli altri comuni calabresi che non sanno come pagare l’acqua o il biglietto per entrare nelle discariche private per depositare i rifiuti, quando dal pubblico una voce femminile ha gridato: “Solo numeri. Ma una parola su noi cittadini, sindaco?”. Perché sullo sfondo di tutto si allarga la frattura tra le regole dell’Amministrazione e le esigenze del vivere quotidiano avvertito nei quartieri, nelle strade, nelle piazze. Negli stessi quartieri, nelle stesse strade che Abramo, sinceramente e convintamente crede di tutelare tenendo i bilanci in ordine e procurando nuove occasioni di spesa e di investimento, dove viceversa i cittadini avvertono precarietà e masticano insoddisfazione. Oppure, ancora, sulla diversa versione sullo stato dell’inchiesta resa in un vivace battibecco tra Abramo – «Non si può commissariare un Comune che ha tanto da fare solo per degli avvisi di garanzia» – e l’ex consigliere Gianmichele Bosco – «Sono avvisi di conclusione indagini, sindaco, sia preciso» -.

Le surroghe

Sì, ci sarebbe da parlare delle surroghe, cioè dei consiglieri, cinque (De Sarro, Belcaro, Mottola D’Amato, Sestito, Renda) che hanno preso il posto dei dimissionari (Fiorita, Bosco, Guerriero, Celia, Notarangelo). Del nuovo che in giunta fa brillare la nuova vicesindaco Celestino e opaca il suo predecessore Cardamone. Della delega all’Urbanistica trattenuta da Abramo perché di assessori modesti si può anche fare a meno. Di come Abramo abbia garantito che vuole portare a termine la sua quarta esperienza da sindaco, rinunciando a un facile acceso alle poltrone regionali e, con questo, confermando quanto supposto nelle lunghe settimane di intervallo elettorale. Della dura polemica del sindaco contro la senatrice Granato, alla quale ha preannunciato azioni di tutela giudiziaria contro le offese ricevute. Di come anche in questo giorno di ricomposizione degli equilibri, e di rinforzo – considerato che già due nuovi consiglieri abbiano saltato il fosso dal centro destra al centro sinistra – ricompaiano stilettate polemiche tra le varie componenti della maggioranza. Di come l’attesa, talvolta anzi spesso, sia più gravida di conseguenze dei fatti che seguono. Dello stato di tranquillo torpore in cui sembra essere rientrata la maggioranza, tenuta in una sorta di coma farmacologico per garantire le sole funzioni vitali.

In attesa quasi che una forza esterna intervenga a mutare lo stato di quiete o di moto relativo. Lo ha detto lo stesso Abramo in un passaggio della sua relazione: «A questo punto, solo la magistratura potrebbe porre la parola fine all’esperienza amministrativa targata Abramo». Questo è lo spirito dei tempi. Risollevato dalla battuta involontaria ma non per questo meno efficace del consigliere Levato, ex Forza Italia: «Meglio una buona transumanza che un tradimento giorno per giorno».