Bosco e Fiorita rompono il silenzio, spiegano e accusano sindaco e maggioranza

Gli ex consiglieri comunali di Cambiavento hanno spiegato la loro scelta nel corso di una iniziativa

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Gianmichele Bosco e Nicola Fiorita avevano ancora un appuntamento in sospeso, dopo avere esaurito il percorso a tappe iniziato il 13 dicembre dello scorso anno, quando, insieme ad altri 27 consiglieri comunali, ricevettero al palazzo municipale di Catanzaro l’avviso di chiusura indagini, propedeutico alla richiesta di rinvio a giudizio, da parte del pm Mandolfino per la nota vicenda delle commissioni presunte farlocche. Il tour de force che hanno impresso alle loro vicende personali e politiche ha previsto, in tempi abbastanza ravvicinati anche se non convulsi, il deposito delle dimissioni irrevocabili nel mese di gennaio – primi fra gli altri tre dimissionari – e la spontanea resa di dichiarazioni davanti al pm su cui vige naturalmente un rispettoso e assoluto riserbo – nel corrente febbraio.

Assolto questo passaggio procedurale, sul quale evidentemente ripongono legittime aspettative, a Bosco e Fiorita, accomunati da due anni e mezzo di atti e iniziative politiche in Consiglio comunale nel gruppo di Cambiavento, rimaneva l’obbligo politico di dare una spiegazione pubblica del loro agire, sotto il duplice aspetto dei tempi osservati e delle motivazioni addotte. Lo hanno fatto, ancora una volta insieme, come insieme avevano affrontato il momento cardine delle dimissioni, lanciando arditamente una convocazione di sabato pomeriggio nella Sala concerti del Comune, confidando in un afflusso dignitoso di pubblico. Non per vanagloria, ovviamente, ma per dare un senso politico all’approccio pubblico.

Ebbene, il primo risultato, quello numerico, è stato più che soddisfacente. Mai vista, a memoria di cronista, una sala concerti più piena. Riempiti i posti a sedere sulla destra – diciamo un centinaio – esauriti quelli a sinistra – idem – affollati i corridoi laterali e il transetto sullo sfondo. L’argomento, evidentemente, tira. Attirando pubblico disparato, certamente interessato alle vicende politiche del capoluogo, probabilmente mosso dalla necessità di superare l’imbarazzo che ha preso molti nell’apprendere, seguire e commentare le vicende legate all’inchiesta, amplificate da un network televisivo nazionale, arricchite, o piuttosto immiserite, dai risvolti tattici che hanno portato da una crisi imminente della maggioranza al suo rafforzamento, dalla chiusura immanente del quarto mandato sindacale di Sergio Abramo alla sua ulteriore riproposizione in forma riveduta e leggermente corretta.

Nicola Fiorita e Gianmichele Bosco hanno parlato prima l’uno e poi l’altro, una quindicina di minuti ciascuno, dettando la cronologia degli eventi, gli antefatti amministrativi, i risvolti politici, le giustificazioni enunciabili allo stato del procedimento penale in corso, le prospettive immediate, se ci saranno, se le conclusioni dell’inchiesta le permetteranno. Non si tirano indietro dalla politica e dal progetto intrapreso più di due anni fa con la candidatura di Fiorita a sindaco in una situazione nella quale solo la divisione interna al blocco di centro sinistra ha consentito la sconfitta. Soltanto, c’è bisogno che lo facciano da uomini liberi non solo da incombenze penali, ma soprattutto da ogni sospetto in merito. Ambedue sono convinti di avere agito nel giusto, non solo nell’ambito del ristretto campo della Commissioni, ma più in generale, nel rispettare il mandato che hanno ricevuto dagli elettori. Ne fanno fede le 400 iniziative e atti che hanno portato avanti in meno di tre anni, in Consiglio, nelle Commissioni e in città, che Bosco ha raccolto in tre grossi dorsi rilegati in nastro di tela azzurro e che rimangono a testimonianza del lavoro volto e a disposizione dei due consiglieri che li hanno “surrogati”, Nunzio Belcaro e Vincenzo De Sarro, ambedue presenti in sala, che ne continueranno l’operato.

Inizialmente, Cambiavento aveva optato per le dimissioni ad oltranza dei candidati subentranti ai due titolari, e ne aveva enunciato la ratio, volendo provocare la presa di coscienza degli altri consiglieri, arrivando, possibilmente, al fatidico numero di 17 dimissionari per provocare lo scioglimento anticipato del Consiglio e la decadenza del sindaco. Intento riuscito solo in parte, con cinque dimissioni effettive e altre dieci, quelle del gruppo di Forza Italia, solo enunciate e dopo, lo spazio necessario alle elezioni regionali favorevoli al centro destra, ritirate, riproponendo una maggioranza «forte ma friabile», «dannosa» e «inutile», abbarbicata intorno alla bramosia del sindaco Abramo, «avvinto al potere come un bambino al seno della mamma», finanche «bugiardo» quando afferma di avere voluto proseguire nell’esperienza per evitare un dannoso commissariamento alla città quando tutto il Consiglio è rimasto fermo per più di un anno in ragione della sua pervicace volontà di candidarsi alla presidenza della Regione.

Sull’affare Commissioni, nei limiti consentiti dal procedimento in atto, Bosco e Fiorita hanno ricordato che svariate volte hanno denunciato in pubblico, sia in Consiglio che sulla stampa, la non linearità dello svolgimento delle Commissioni. Non dal punto di vista della legittimità, nel qual caso avrebbero scelto le dovute forma di dissociazione e querela, ma dal punto di vista politico, consistente, per esempio, nel non anticipare il tema di discussione, con argomenti importanti portati in Commissione all’improvviso non consentendone la dovuta preparazione, con la verbalizzazione effettuata a posteriore non a opera di un soggetto terzo, come sarebbe il caso, con la continuata ed estenuante impossibilità di accesso agli atti. Pratica, quest’ultima, più volte denunciata dai due ex consiglieri anche con esposti al prefetto. Istanze accolte e prontamente evase dalla prefettura fin quando la titolarità dell’ufficio è rimasta in capo al prefetto Latella, sostiene Fiorita. L’intervento annunciato dal presidente Polimeni si rivela, in questo senso, tardivo, e monco di punti essenziali, quale l’annosa questione delle riprese streaming dei lavori d’aula e di commissione.

Non sono mancati accenni al futuro di Cambiavento e in senso più generale, della proposta di centro sinistra in una città smarrita e tramortita dal pessimo servizio reso da un Consiglio che non la rappresenta degnamente, anche nell’uso e nell’abuso del termine “legalità” strombazzato ad ogni piè sospinto dagli stessi consiglieri indagati in alcune pietose dichiarazioni rese ai microfoni nazionali. La verità vera, probabilmente, l’ha detta Nicola Fiorita: «Questa città la cambi soltanto se la governi … forse». Solo un accenno verso un impegno che la sala, con un applauso convinto, intravede e sollecita.

 

 

 

 

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