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I rimandi di Matteo e le ambasce di Jole

Salvini insiste per due posti in giunta, a uno dei quali sarebbe interessato Correggia (Amc), Santelli è disposta a offrine uno solo per preservare gli equilibri della coalizione. Venerdì vertice della maggioranza di centro destra

Va lentamente dipanandosi la settimana che precede l’avvio ufficiale della XI legislatura regionale, con la seduta inaugurale del Consiglio di lunedì prossimo dedicata alla definizione dei suoi ruoli apicali: la presidenza, le due vicepresidenze, i due segretari questori. Il pur generoso lasso di tempo intercorso tra il voto di gennaio, la successiva proclamazione degli eletti e la prima assemblea legislativa tuttavia non è bastato a Jole Santelli per presentarsi all’importante appuntamento con un governo regionale definito nella sua interezza o, quantomeno, con un assetto sufficiente a fissarne composizione partitica e identità personali. Inutile girare intorno alla questione, tanto il nocciolo appare nudo e crudo: la Lega è allo stato l’elemento sfuggente, la rotellina che manca affinché l’ingranaggio pensato e progettato dalla presidente eletta riceva la carica necessaria e prenda, finalmente, l’avvio. Con un ritardo rispetto alla pietra di paragone possibile, l’Emilia-Romagna, che sfiora ormai la mensilità e che la dice lunga sulle difficoltà in atto che sono di ordine formale e sostanziale.

Sul piano formale persiste per Santelli la difficoltà di instaurare un rapporto diretto, continuativo e definitorio con la Lega che, pur essendosi dotata per ultimo sulla carta di una segreteria regionale nella persona di Cristian Invernizzi, continua a dipendere in tutto e per tutto dai voleri diretti del segretario nazionale Matteo Salvini. Il quale, sia per le contingenze dettate dall’agenda emergenziale in atto sia per la probabile indecisione sul da farsi calabrese, finora è sfuggito al radar di Santelli, innervosendo non poco lei e il rimanente della coalizione di centro destra, ambedue, la presidente e la coalizione, appese ai voleri del leader leghisti.

Nominati i due “tecnici” special, De Caprio e Savaglio, Santelli vorrebbe assegnare i rimanenti cinque posti in giunta non salomonica equità: un assessorato a ciascuna delle liste che l’hanno sostenuta nella corsa vincente alla presidenza. Non ci dovrebbero essere dubbi sull’identità dei rappresentanti dell’Udc (Franco Talarico), della Casa delle Libertà (Claudio Parente), di Fratelli d’Italia (Fausto Orsomarso) e di Forza Italia (Gianluca Gallo), le acque si increspano non appena si tocca il tasto Lega. C’è un solo posto disponibile in Giunta, sostiene convintamente Santelli. Ne voglio due ribatte caparbiamente Salvini. Tanto da fare apparire sospetta tanta insistenza sul numero di poltrone da parte di un soggetto (politico) che a parole disdegna formalità e va al concreto. Cosa può cambiare a Salvini se la Lega in Calabria ha uno o due assessori? La risposta è da ricercare nella regola interna al partito ex lombardo che non consente il duplice ruolo di consigliere e assessore in capo a un solo soggetto. Nessun eletto leghista ha finora manifestato la volontà di lasciare il seggio consiliare ed è probabile che Salvini o chi per lui non insista più di tanto. Perché in tal modo può liberamente offrire lo sbocco, e meglio ancora due, all’esterno, in quella parte della società politica calabrese che, facendo esercizio di realismo, lo ha accolto, corteggiato e infine sostenuto nell’exploit elettorale.

Tanto per fare un esempio non del tutto peregrino: nel capoluogo calabrese, Catanzaro, si vocifera in tal senso di Marco Correggia, attuale direttore generale in scadenza dell’Azienda di mobilità cittadina, uomo dell’entourage del sindaco Abramo che, a dispetto delle reiterate prese di distanza da Salvini, rinsalderebbe così il legame con il leader leghista plasticamente manifestato in campagna elettorale.

Inutile dire che l’insistenza di Salvini per due posti in giunta, naturalmente di peso e di spesa (tipo Turismo e Agricoltura) scompagina il disegno architettonico di Santelli che, in ogni modo, entro venerdì pretende una risposta ultimativa da parte della Lega. Di Salvini in persona se possibile, oppure da parte di Cristian Invernizzi, finalmente liberato dalla tutela paralizzante del leader nazionale. Venerdì in ogni caso, è previsto un vertice tra le forze della coalizione per definire il quadro.

La presidente ha da parte una soluzione niente male, ovvero l’offerta della presidenza del Consiglio alla Lega. Tilde Minasi sarebbe nell’eventualità più che disponibile, per l’incarico di prestigio che, a detta degli esperti di caratura istituzionale, vale ben più di un assessorato. Se Salvini, o Invernizzi, non cede, può succedere di tutto. Per esempio, che alla presidenza del Consiglio vada un esponente di Fratelli d’Italia, e in tal caso i più accreditati sono il reggino Giuseppe Neri e il catanzarese Filippo Pietropaolo. A quel punto, con due rappresentanti della Lega in giunta, quale lista della coalizione sarebbe disposta a fare un passo indietro? Al momento nessuna. E, in tale evenienza, cosa può escogitare Jole Santelli per alleviare le sue ambasce?