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Regione, Santelli non chiude il cerchio della Giunta

La Lega non decide e non comunica nomi e deleghe. A meno di sorprese di fine settimana, la presidente si presenterà alla prima del Consiglio con i due soli assessori già nominati

C’è stato un momento, nella mattinata, in cui Jole Santelli ha creduto possibile il miracolo. Non quello della moltiplicazione dei posti e dei seggi, quello no, magari si sta attrezzando e un giorno ci riuscirà. Ma, a vedere le immagini romane di Matteo Salvini e Giorgia Meloni uniti in favore di selfie in un sorriso a sessantaquattro denti in cuor suo si era accesa la speranza di potere strappare ai due una parola ultimativa sulla sua piccola giunta calabrese. Piccola dal punto di vista numerico, si intende. Solo due assessori nominati su un totale di sette, un record al ribasso, anche a volere prendere a paragone la pur non esaltante “prima” del predecessore Oliverio, solo tre assessori ad accompagnarlo nella prima uscita in Consiglio. E poi, a parte l’emergenza Coronavirus, la giornata era proseguita niente male con l’annuncio dello sblocco dell’annosa questione del gateway ferroviario al porto di Gioia Tauro.

Invece, lunedì, con tutta probabilità Jole Santelli userà il noi come pronome personale, secondo la sua visione delle cose di governo, ma ristretto soltanto a Sergio De Caprio, che in mattinata ha salutato l’Arma dei carabinieri, e a Sandra Savaglio. Gli altri posti in giunta, a meno di sorprese da fine settimana, possono attendere. I fatti ormai sono risaputi. Equanimemente, Santelli vorrebbe attribuire un assessorato a ciascuna delle cinque liste che l’hanno aiutata nell’impresa. Come non darle ragione? Se la giunta deve essere di qualità, perché ubbidire a un gretto ragionamento quantitativo, come pur pretenderebbero i due partiti possessori della golden share elettorale, ovvero Fratelli d’Italia e Lega? Soprattutto la seconda, che si è incaponita nella pretesa di due posti in giunta. La presidente sperava di riuscire a riunire intorno a un tavolo entro oggi, al massimo domani, i vertici della maggioranza, confidando in una Lega finalmente decentralizzata, rappresentata in tutto e per tutto dal nuovo segretario regionale Cristian Invernizzi. Invece, ancora una volta, gli esponenti regionali del Carroccio hanno alzato le mani: troppo difficile arrivare a una definizione di nomi e deleghe. Quindi, meglio che se la sbrighi direttamente il Capitano. Non l’ultimo, ma quello in capo alla Lega. Sembrerebbero tre i nomi in ballo, finanche uno in più rispetto alle pur larghe pretese: Anna Maria Mancuso, ex senatrice di Forza Italia eletta in Lombardia ma nata a Zagarise in provincia di Catanzaro, Cataldo Calabretta, docente e anche agente di celebrità tra le quali Elisa Isoardi, e per ultimo, un po’ in sordina tra cotanto luccichio, Marco Correggia, direttore generale dell’Azienda di mobilità cittadina di Catanzaro, fortemente spinto dal sindaco Sergio Abramo.

Santelli sta sulle spine in attesa che dal Carroccio pervenga un’indicazione chiara in merito. Se alla fine gli altri partiti e i loro rappresentanti sparsi nelle quattro liste rimanenti cedono, uno di essi dovrà rinunciare al posto in giunta e “accontentarsi”, per modo di dire, della presidenza del Consiglio. Molti indizi convergono sul partito che si sacrificherà: Fratelli d’Italia. Che ha in Filippo Pietropaolo il nome di prima scelta. Catanzarese, lontano dai subbugli reggini in cui è caduto il partito di Giorgia Meloni che, al netto di alcuni mugugni di facciata, alla fine sarà ben contenta della soluzione, in linea con il più che amichevole selfie romano con Salvini.

Per gli altri posti in giunta sono sempre in pole Franco Talarico per l’Udc, Claudio Parente per Casa delle Libertà e Gianluca Gallo per Forza Italia. La composizione sarà poi perfezionata con le altre cariche di peso: la vicepresidenza di giunta, le due vicepresidenze del Consiglio, i due segretari questori e il presidente della Commissione vigilanza. E qui, naturalmente, a valere saranno i risultati elettorali e le competenze territoriali.

Queste le precisioni. Che, in quanto tali, sono fatte apposta per essere smentite.