Consiglio regionale e atti della Giunta: un film già visto

In Aula si lotta per numero e presidenze della Commissioni, la Giunta approva il bilancio attribuendo le consuete colpe alla gestione precedente

L’impatto travolgente della pandemia sulla già fragile struttura economica e sociale calabrese sembra non avere provocato l’auspicato, parallelo, corrispondente cambio di passo – consono al drammatico passaggio in atto – nella politica istituzionale regionale, quella che agisce nel Consiglio e nella Giunta. Tanto che, a neanche tre mesi dalle elezioni che li hanno rinnovati, tutto sembra essere già vecchio, già visto, già vissuto.

Si lotta ferocemente in Consiglio, nonostante il necessitato distanziamento personale. Ma non per questioni di fondo, che pure ci sono, ingombranti, enormi, forse sproporzionate rispetto alle possibilità di intervento dell’Aula nel suo complesso e dei singoli inquilini: lo sfacelo della sanità pubblica, l’urgenza di una rimodulazione dei fondi strutturali, l’argine alla prevedibile crisi economica per famiglie e imprese.

No, di questo, forse, si parlerà a babbo morto. Intanto, il dibattito è concentrato su quel che rimane da spartire nei posti di rappresentanza: le Commissioni consiliari, il loro numero, le loro presidenze. Attualmente sono sette. Di esse, tradizionalmente la presidenza di una, la Vigilanza, è riservata all’opposizione. Dovrebbe essere appannaggio di Carlo Guccione (Pd). La maggioranza non si è ancora messa d’accordo. Perché, ancora una volta, come già successo per la composizione della Giunta, la coperta è troppo corta per accontentare tutti. Premono Lega e Fratelli d’Italia per due presidenze a testa, compresa la Commissione Sanità, per la quale preme Casa delle Libertà per un riconoscimento del suo notevole apporto alla comune causa elettorale. Ci sarebbe spazio se Forza Italia, che si è accaparrata la maggioranza delle postazioni in giunta e la presidenza del Consiglio, rinunciasse a ulteriori posti al sole. Così non è. Per cui, è molto probabile che non se ne farà nulla, con ripercussioni notevoli sul normale andamento istituzionale. Per cominciare, il bilancio regionale, approvato due giorni fa dalla giunta, e che deve essere improrogabilmente licenziato dal Consiglio entro il 30 aprile, sarà discusso direttamente in Aula, saltando le sedute in Seconda Commissione. Protestano i capigruppo di Io Resto in Calabria e del Pd, Pippo Callipo e Domenico Bevacqua. Non accettano la paventata istituzione di una Ottava Commissione, dedicata in esclusiva ai Fondi europei. Secondo loro serve solo a consentire una più comoda risoluzione delle tensioni nella maggioranza, ampliando i posti a disposizione.

Ribatte il presidente del Consiglio Domenico Tallini: tutto a posto, è una proposta, sarà votata. Come dire, è già passata, aggiudicata. Ribatte anche l’assessore al Bilancio, Franco Talarico, polemizzando con l’ex assessora Fragomeni e con il consigliere Giuseppe Aieta (DP). Introducendo, o meglio ricalcando, argomenti già ascoltati. Da qui l’impressione del già sentito, visto, vissuto. La colpa è sempre degli altri, di quelli di prima. Sia Talarico che Santelli imputano al passato governo di centro sinistra il ricorso all’esercizio provvisorio. Nell‘ultima seduta utile, a dicembre, l’ex Mario Oliverio l’aveva fatta passare come una sorta di cortesia nei confronti della prossima ventura Giunta: non essendo possibile approvarlo per via dei rilievi della Corte dei Conti sull’incerta allocazione dei debiti comunali in fatto di rifiuti e di canoni idrici, meglio lasciare ampio margine di manovra al prossimo presidente. Nel corso della campagna elettorale, Jole Santelli si era portata avanti, assicurando che, conscia delle difficoltà di gestione, non avrebbe addotto scusanti guardando al passato. Cosa che invece, oggi, puntualmente avviene.

La Giunta. I primi passi a formazione compatta sono senza infamia e senza lode, se fosse possibile escludere dal computo la sovrabbondante e legittima preoccupazione per il contrasto all’epidemia. Sbrigati gli atti obbligatori, come l’approvazione del bilancio e il pronto riconoscimento della Cig in deroga, e sempre con il retrogusto costante di una critica al governo centrale, rimangono da valutare i prossimi passi in cui meglio si manifesterà l’indirizzo prevalente della presidente, in merito per esempio alla macchina burocratica. C’è da compiere la consueta e sempre delicata operazione dello spoil system. Il primo dirigente a cadere è stato il segretario di Giunta, Ennio Apicella. Dovrebbero seguire tutti gli altri, esterni, di nomina precedente. Qualche indicazione nelle nomine della Task force anticoronavirus non ha convinto del tutto, per affinità personali presunte o effettive. Ma c’è tempo e spazio per convincere del contrario.