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Ordinanza bar e ristoranti, secondo gli avvocati della Regione se ne deve occupare la Corte Costituzionale

Oreste Morcavallo, Andrea Di Porto e Massimiliano Manna: ricorso del governo inammissibile per difetto di giurisdizione

Il ricorso del Governo contro l’ordinanza della Regione Calabria deve essere discusso dalla Corte costituzionale e non dal Tar. Lo hanno sostenuto gli avvocati Oreste Morcavallo, Andrea Di Porto e Massimiliano Manna – quest’ultimo dell’Avvocatura regionale – che assistono la Regione. “Si tratta – ha spiegato l’avvocato Morcavallo – di una contrapposizione tra poteri dello Stato che puo’ essere decisa solo dalla Corte costituzionale in base all’art. 134 della Costituzione”.

Secondo i Legali della Regione il ricorso del Governo e’ dunque “inammissibile per difetto di giurisdizione” tanto piu’ che la presidenza del Consiglio indica che l’ordinanza della Regione e’ “lesiva delle proprie prerogative costituzionali”. Inoltre, riguardo al rischio di aumento dei contagi derivante dall’ordinanza, scrivono i Legali della Regione nelle loro controdeduzioni, gli eventuali danni “risultano non prospettati ed in alcun modo dimostrati, soprattutto se si consideri la sopravvenienza di disposizioni statali di carattere sostanzialmente equipollente”.

Per i Legali l’ordinanza firmata dalla Governatrice Santelli “trova sicuro fondamento normativo nei poteri riconosciuti dal terzo comma dell’art. 32 cit. al Presidente della Regione Calabria” inoltre sarebbe “conforme ai principi di adeguatezza e proporzionalita’ che richiedono di modulare le misure limitative di prerogative costituzionali al ‘rischio effettivamente presente su specifiche parti del territorio’ (non a caso nell’ordinanza impugnata si sottolinea l’adeguatezza e proporzionalita’ delle misure adottate in relazione alla specificita’ della Regione Calabria quanto al rischio contagio)”. E’ invece nel Dpcm del 26 aprile, per il collegio che assiste la Regione, che si troverebbe un’anomalia dal momento che “pretenderebbe di dettare le stesse identiche misure – si ripete, gravemente limitative di prerogative costituzionali – per tutto il territorio nazionale, omettendo di tener conto del diverso grado di rischio esistente tra le Regioni”.

Per gli avvocati, tra l’altro, “la disposizione che consente la ripresa di attivita’ di Bar, Pasticcerie, Ristoranti, Pizzerie, Agriturismi con somministrazione esclusiva attraverso il servizio con tavoli all’aperto non si pone in alcun modo in contrasto con la disposizione nazionale, essendo da intendersi quale disposizione di dettaglio della medesima, in funzione delle specificita’ della situazione epidemiologica presente nel territorio regionale ed in presenza di alcune ‘misure minime’ da adottare a tutela della salute pubblica e del rischio di contagio”. Anzi, nel “riaprire”, le attivita’, la Regione prevede “misure addirittura piu’ restrittive rispetto a quelle genericamente individuate dal DPCM”