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“Dall’opposizione in Comune tante proposte e un percorso per cambiare la città”

Le riflessioni di Nicola Fiorita leader di Movimento Cambiavento

*di Nicola Fiorita

Ho letto con grande interesse la nota sul Liceo Siciliani.La nota, che per larghissima parte condivido, contiene numerosi profili di interesse e mi auguro che possa alimentare quel dibattito ampio e sereno che può fare solo bene a Catanzaro. Non è mio compito, ovviamente, dilungarmi ulteriormente sulla valenza dell’articolo, sulla sua capacità di distinguere tra i compiti di chi governa e di chi è minoranza, sulle acute riflessioni intorno alla debolezza strutturale di alcune scelte compiute in questi anni, ma la chiosa finale attribuisce una quota di responsabilità anche all’opposizione, non ancora pronta secondo l’estensore a proporre un “chiaro, suggestivo, credibile, costruttivo progetto di città, al quale i cittadini elettori possano guardare con fiducia ed empatia”. Si tratta, va da sé, di un’opinione rispettabilissima, ma sulla quale vorrei introdurre alcuni elementi di dissenso, nella convinzione che ciò possa servire a tutti i (tanti) lettori di Catanzaro informa.

La quarta esperienza di governo guidata dal Sindaco Abramo si avvia a compiere tre anni. Dal primo giorno della consiliatura noi abbiamo indicato un metodo di governo radicalmente alternativo e abbiamo incalzato la maggioranza sul terreno della costruzione di percorsi fecondi e razionali di amministrazione della cosa pubblica. Nel mio primo discorso in Consiglio chiesi al Sindaco Abramo di seguire un metodo diverso nella composizione della Giunta, abbandonando la logica della mera spartizione aritmetica delle postazioni per scegliere competenze, energie, visioni in grado di invertire il declino di Catanzaro. Non proposi nomi, non indicai persone – non sarebbe toccato a me –  ma delineai un altro modo di governare. Inutilmente, purtroppo.

Abbiamo orientato tutta la nostra azione politica secondo questa direttrice. Di fronte all’episodicità, a volte anche la contraddittorietà, delle scelte di questa amministrazione abbiamo sempre contrapposto non delle preferenze, ma delle strade per arrivare ad una decisione efficace.  Queste strade hanno delle coordinate molto chiare: partecipazione, programmazione, trasparenza, responsabilità. E così, per l’ex Mercato di Lido che si voleva improvvisamente trasformare in appartamenti abbiamo costituito un comitato civico che raccogliesse proposte e setacciasse i bisogni del quartiere marinaro; per la redazione del Psc abbiamo invocato una soluzione alta in luogo di quella nefasta a costo zero e poi abbiamo battuto la città per stimolare la partecipazione dei cittadini; per l’isola pedonale abbiamo suggerito un referendum consultivo; per il piano del traffico e le strisce blu abbiamo chiesto il coinvolgimento delle associazioni di categoria, per Giovino abbiamo impedito decisioni frettolose e raffazzonate e abbiamo avviato di fatto – nell’incontro pubblico al Dlf – un tavolo di confronto, poi istituzionalizzato dall’amministrazione, con associazioni ambientaliste, ordini professionali, stakeholder; per il porto abbiamo indicato la necessità di procedere congiuntamente con la Regione, pena un disastroso allungamento dei tempi.

Su ognuna di queste vicende i fatti, e a volte finanche (se pure mai esplicitamente) la stessa amministrazione, ci hanno dato ragione. Ma quel che qui conta è che su queste vicende, e su tante altre, non abbiamo giocato il gioco facile, ed anche un po’ divertente, di dire cosa avremmo voluto, di proporre sic et simpliciter una nostra idea: se lo avessimo fatto avremmo esattamente riprodotto l’errore che imputavamo e imputiamo all’amministrazione Abramo.

Avere una visione di città non significa, a mio modesto avviso, dire che a Giovino ci verrà un parco giochi o un villaggio turistico, significa piuttosto coinvolgere le forze migliori del Paese, valutare le opportunità, verificarne la fattibilità e inserire l’idea prescelta in un contesto complessivo. Compiere cioè scelte coraggiose, partecipate, complesse, responsabili e trasparenti. Perché un buon Sindaco non è chi ha un’idea, ma chi ne fa sorgere cento e ne realizza cinquanta.

Questo vale sempre, dunque anche per la vicenda Siciliani–Gdf. Posso certamente affermare che riterrei opportuno dislocare la nuova sede della Guardia di Finanza lungo la direttrice della nuova metropolitana leggera e possibilmente in una delle zone più degradate della città. In tal modo, infatti, la presenza di un cospicuo personale di forze dell’ordine si incastrerebbe armonicamente nella politica futura della mobilità urbana e contribuirebbe naturalmente ad un controllo del territorio comunale altrimenti difficilmente perseguibile. Ma tutto questo resta solo una suggestione se non la si riesce a incastrare nel Psc che è in redazione, nelle scelte di politica urbanistica che verranno, nel gioco dei finanziamenti e via dicendo.

E’ qui, dunque, il cuore del mio dissenso. Questa opposizione ha presentato molte proposte e tante idee, ha fissato le coordinate sociali economiche politiche delle singole questioni (turismo sostenibile a Giovino, servizi per gli studenti all’ex mercato di Lido, recupero del centro storico come priorità del Psc, ecc.) ha insomma tratteggiato una visione ma non ha presentato, è vero, un progetto chiuso di città perché ha proposto qualcosa di più serio e duraturo: un metodo. Un metodo attraverso cui costruire un progetto di sviluppo della città. Ed è questo, a mio modesto parere, il compito a cui è chiamata quella opposizione che non vuole fare demagogia o campagna elettorale ma vuole candidarsi per il governo di un capoluogo di Regione.

Certo, programmazione e partecipazione costano tempo e fatica, ma io credo che Catanzaro non abbia bisogno di suggestioni che evaporano al cambio di una stagione né di scelte improvvisate che poi costringono una faticosa rincorsa al rattoppo. Noi abbiamo bisogno di scelte giuste e solide, che rimettano la città al centro della politica meridionale e che consentano di riprendere quella crescita senza cui sarà impossibile la ricucitura di un territorio molto frammentato.

C’è al fondo di questa visione una consapevolezza a cui tengo molto e che in questa terribile fase è stata rilanciata con tutto il suo carisma da Papa Francesco: nessuno si salva da solo. Ecco, credo che questa valga per gli uomini ma anche per le città. Nessuno si salva da solo e nessuno salva da solo una città.

*leader dei Movimento Cambiavento