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Il Consiglio regionale accumula un ritardo chilometrico

Impasse sulla presidenza della Commissione Anti-’ndrangheta

di Raffaele Nisticò
C’è grande ritardo nell’inizio della seduta odierna del Consiglio regionale. Quando sono le 18, i lavori non partono, quando sono ancora in corso incontri febbrili per superare l’impasse determinato dal venir meno dell’accordo raggiunto nella notte, in particolare sulla presidenza della Commissione anti’ndrangheta. O meglio, sul peso specifico da attribuire a questa Commissione, nel gioco complessivo delle presidenze.

Piatto forte della seduta odierna del Consiglio regionale della Calabria, ancora in modalità ristretta per coronavirus, era costituito dalla elezione in diretta dei presidenti, vicepresidenti e consiglieri segretari della sei Commissioni permanenti (Affari istituzionali, Bilancio, Sanità, Ambiente, Riforme, Agricoltura) e delle due speciali (Antindrangheta e Vigilanza). Di contorno, qualche aggiustamento normativo in funzione emergenza economica da coronavirus (ampliamento della superficie per i lidi, proroga dei termini per l’aggiornamento normativo di scuole per l’infanzia, ampliamento dei volumi del Piano casa) e la proroga dei tempi per la liquidazione delle Comunità montane. Secondi sostanziosi, due provvedimenti a firma del presidente Domenico Tallini: la richiesta di accesso al fondo di liquidità inserito nel “Rilancio Italia” per il pagamento dei debiti delle Aziende del Sistema sanitario regionale, e la mozione di riapertura di interesse per il ponte sullo Stretto anche in funzione del Recovery Fund europeo.

Sulle Commissioni è notorio che la maggioranza di centro destra che governa Giunta e Consiglio era in palese e corposo ritardo. La coperta offerta dal numero delle Commissioni, nonostante l’incremento dovuta all’introduzione della Sesta, si è rivelata troppo corta per soddisfare le necessità di una coalizione composita e forte di ben sei coinquilini. Le trattative, prorogate di settimana in settimana, mese per mese, si sono protratte fino alla notte precedente il Consiglio, nel palazzo della Regione a Catanzaro, sotto la supervisione della presidente Santelli. Alla ricerca di un accordo difficile tra le forze e al loro interno. Le indicazioni faticosamente raggiunte si potevano così riassumere al momento dell’ingresso in Aula: due presidenze alla Lega, Agricoltura e Turismo in capo a Pietro Molinaro e Affari Istituzionali a Pietro Raso; due a Fratelli d’ Italia, con Giuseppe Neri alla Bilancio e Raffaele Sainato all’Antindrangheta; una ciascuna a Jole Santelli Presidente (Ambiente a Pierluigi Caputo), a Forza Italia (Vigilanza a Domenico Giannetta) e Casa delle Libertà (Sanità a Sinibaldo Esposito, che così vince il lungo braccio di ferro con Giannetta). Fuori dal novero l’Udc, con grande disappunto di Nicola Paris, dato già per secondo componente del gruppo Misto. Vigilanza, come da consuetudine, assegnata alle opposizioni. La guiderà Carlo Guccione (Pd), al secondo incarico in pochi giorni, dopo la nomina a componente della segreteria nazionale del partito.

L’accordo è naufragato per il mancato placet, pare, della presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, alla distribuzione e al peso delle singole Commissioni. Quella Anti’ndrangheta, pur di alto valore simbolico, rimane nell’ambito della rappresentanza. Raffaele Sainato, primo dei non eletti nella circoscrizione Sud per Fratelli d’Italia, era subentrato a Francesco Creazzo il 26 marzo scorso. Solo due giorni fa si era dimesso dall’incarico di vicesindaco e assessore del Comune di Locri.