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M5s, interrogazione a Conte: sciogliere consiglio regionale in Calabria

I tre parlamentari Milicchio, Parentela e Granato illustrano quanto previsto dalla Costituzione in caso di grave violazione di legge: non avere discusso in Aula la proposta di legge popolare “Taglia privilegi”

Primo punto: il Movimento 5Stelle non ha rappresentanza nel Consiglio regionale della Calabria, ma vuole esercitare la funzione di vigilanza cui si sente obbligato dalle 57mila preferenze accordategli dagli elettori calabresi a gennaio.
Secondo punto: la delegazione parlamentare calabrese non è per nulla convinta di potere accondiscendere al pressante invito formulato dal “loro” premier Giuseppe Conte che definisce un suicidio non applicare alle regionali l’accordo giallo rosso che governa il Paese.
Terzo punto consequenziale al secondo: qualora si dovesse votare oggi in Calabria ancora una volta i parlamentari grillini direbbero di no a un candidato unitario con il Pd, perpetrando l’errore di fondo che li ha esclusi da Palazzo Campanella.

Conferenza stampa m5s

Sono i punti politici salienti emersi dalla conferenza stampa convocata in un hotel cittadino dai due deputati Alessandro Milicchio e Paolo Parentela insieme alla senatrice Bianca Laura Granato per illustrare l’ultima loro iniziativa parlamentare: una interrogazione rivolta alla presidenza del Consiglio dei ministri e al ministro degli Affari regionali per diffidare la Regione perché non rispetta il suo Statuto e, in caso di inerzia, a valutare la procedura per lo scioglimento del Consiglio regionale, secondo quanto prevede l’articolo 126 della Costituzione in merito alla mancata calendarizzazione della proposta di legge regionale di iniziativa popolare “Taglio Privilegi”, presentata da più di un anno e mezzo, corredata delle necessarie firme, al Consiglio regionale, nei cui cassetti giace insalutata ospite. Per dire il vero, l’articolo citato recita testualmente: “Con decreto motivato del Presidente della Repubblica sono disposti lo scioglimento del Consiglio regionale e la rimozione del Presidente della Giunta che abbiano compiuto atti contrari alla Costituzione o gravi violazioni di legge”. Secondo gli interroganti, costituisce grave violazione di legge il fatto che l’articolo 40, comma 2, dello statuto regionale disponga che i progetti di legge di iniziativa popolare siano “portati all’esame del Consiglio regionale entro tre mesi dalla data di presentazione. Scaduto tale termine, il progetto è iscritto all’ordine del giorno della prima seduta del Consiglio e discusso con precedenza su ogni altro argomento”. Il mancato inserimento all’ordine del giorno della proposta di legge implica l’inibizione del potere di iniziativa legislativa popolare dei cittadini calabresi, un potere garantito dallo statuto e dunque anche dall’articolo 123 della Costituzione.

Milicchio, Parentela e Granato rivolgono preventivamente un appello al presidente del Consiglio regionale Domenico Tallini perché porti subito la proposta di legge “Taglio privilegi” in aula per la discussione. Anche se non credono, loro per primi, che l’assemblea regionale abbia voglia di auto mutilarsi, consentendo, attraverso la riduzione del 40 per cento di indennità e accessori per loro, per i gruppi e per i collaboratori, un risparmio stimato in tre milioni di euro all’anno. Il Consiglio regionale calabrese questo vizietto ce l’ha, di chiudere a chiave le proposte di legge popolare, dicono i tre parlamentari: è già successo per l’acqua pubblica, per la sanità, per i consorzi di bonifica. La casta, in generale, non è capace di autocorrezione. Nel caso specifico della Calabria, poi, le difficoltà in questo senso si ingrandiscono e si moltiplicano. L’istinto alla conservazione dei privilegi fa costantemente capolino negli atti consiliari: facile il richiamo alla tentata reintroduzione delle indennità di fine mandato anche per chi non ha concluso una legislatura. I privilegi, aggiungono i pentastellati, non sono limitati al Consiglio e non riguardano solo i politici. Vogliamo parlare, tanto per fare un esempio, dell’indennità accessoria di 45 mila euro concessa al nuovo dirigente generale dl dipartimento Salute, Francesco Bevere, che porta così a ben 185mila euro lordi il suo stipendio annuo? Alla faccia della crisi pandemica in atto, dicono Milicchio, Parentela e Granato. Che hanno solo da sfogliare le ultime news per ricordare il compenso di un milione settecentomila accordato da Jole Santelli per lo spot di sei minuti commissionato a Gabriele Muccino. E così proseguendo, la casistica non manca, in perfetta sintonia con la precedente amministrazione guidata da Mario Oliverio. Insomma, questo o quella pari sono.

Rimane da considerare quanto delle iniziative anticasta del MoVimento siano valide in sé, per traferire risorse sulle tante emergenze in atto quale quelle dei rifiuti, o rappresentino una battaglia di bandiera da sventolare per ricordare, prima di tutto a se stesso, gli eroici tempi antisistema. I tre milioni di euro all’anno derivanti dalla “Taglia privilegi”, a conti fatti, rappresentano per il cittadino calabrese un risparmio di poco superiore all’euro all’anno. In linea con quanto ottenuto con il taglio dei parlamentari: 60 milioni all’anno riducendo di parecchio il rapporto cittadino-parlamentare, sempre più casta, sempre più lontana.