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Fallisce il tentativo di sfiduciare il presidente del Consiglio comunale

La mozione di sfiducia sarebbe stata promossa dal coordinamento di un gruppo di maggioranza

Va tutto bene al Comune, a parte l’Aula rossa che chiusa era e chiusa rimane? Apparentemente sì, le Commissioni lavorano come non mai, e se qualcuno prima non sapeva cosa facessero i consiglieri commissari durante la mattinata adesso lo sa, perché l’Ufficio stampa informa urbi et orbi di qualsiasi cosa si occupino, fosse anche offrire un caffè al bar di fronte, oggi io a te e domani tu a me. La maggioranza tiene a ogni votazione, i consiglieri avanzano compatti in fila per tre con il resto di due, ma questi ultimi, posteggiati nel Misto, non fanno troppo rumore.

Sì, c’è stato il duello all’ultima virgola tra il consigliere Antonio Mirarchi e l’assessore Franco Longo, ma quello è terminato per sfinimento, e del resto alla fine nessuno ricordava più perché fosse iniziato e quale fosse l’oggetto oscuro del contendere. A rigore, il sindaco Abramo potrebbe dormire tra due guanciali, anche perché così l’amatriciana viene doppiamente buona. Se mai la permanenza per i rimanenti due anni di mandato rientra nella sua personalissima e intima agenda. Sì, ci sarebbe la faccenda ancora in sospeso di Gettonopoli, ma anche quella risente dell’effetto Modugno, nel senso della lontananza sai è come il vento, fa dimenticare chi non si ama eccetera eccetera. Anzi, molti tenderebbero a dimenticarla del tutto, complice la constatazione che, a parte due o tre posizioni più problematiche, anche l’accusa si sarebbe fatta persuasa – Montalbano docet – della particolare tenuità dei fatti, sanabili con provvedimenti di ordine amministrativo. Eppure…

Eppure, ci sono indizi secondo i quali la calma sarebbe solo apparente, e che sotto lo zerbino d’ingresso sul quale c’è scritto “Home sweet home” si sia accumulata tanta di quella polvere che ogni tanto un refolo di vento la fa sollevare facendo tossire gli astanti, non fosse altro per la paura incombente delle droplet assassine. La polvere è aspra, rugginosa, si è prodotta attraverso mille contusioni, sfregamenti, attriti di entità tale da non produrre effetti immediati ma che, depositandosi l’uno sull’altro lasciano intravedere le storie pregresse, come succede nella archeologia che studia le stratificazioni successive.

Roba da non crederci, se non fosse che è confermata da fonti credibili e degne di fede.

Insomma, non è andato a segno la spallata con cui si sarebbe voluto sfiduciare addirittura il presidente del Consiglio comunale, Marco Polimeni.

Il tentativo si sarebbe dovuto consumare attraverso una raccolta di firme dei consiglieri comunali per sfiduciare il presidente del Consiglio, accusato di non difenderli dalle continue aggressioni verbali cui da diverso tempo li sottopone il papà di Marco, il popolare conduttore televisivo Lino, che nelle sue trasmissioni accomuna tutto il Consiglio e la Giunta in un fascio da legare e da buttare a mare.

Il bello, o il brutto, dipende, è che la mozione di sfiducia non sarebbe stata promossa da esponenti della minoranza, bensì dal coordinamento di un gruppo di maggioranza che ha un peso preponderante negli equilibri di governo cittadino. Il tentativo è morto sul nascere, perché non è stato avallato da nessun consigliere. Obiettivamente, non si comprende come si possa fare discendere una decisione politica, importante e decisiva per gli equilibri di governo, da rapporti di stretta parentela che non implicano di per sé utilità alcuna, fino a prova contraria.

Marco Polimeni rimane in capo al Consiglio comunale, forse con qualche mattoncino di fiducia in più. Scricchiola però l’impianto complessivo su cui poggia la maggioranza che vota compatta le pratiche proposte dalla Giunta Abramo, ma che fa pratica di una sua continua messa in discussione.