Comune, esplode la “grana” Polimeni

Chiesta all’Ufficio legale la tutela dell’onorabilità dei consiglieri per via giudiziaria, a seguito delle esternazioni del conduttore televisivo Lino, padre di Marco, presidente del Consiglio

di Raffaele Nisticò
Esiste una “onorabilità della pubblica amministrazione”? L’onore è un valore pubblico o deve essere limitato alla sfera personale? Quando si dice che l’ente pubblico è persona giuridica, se ne estendono le attribuzioni anche alla pretesa di tutela dell’immagine? A queste domande, certamente impegnative, e che trovano d’altra parte corrispondenze precise anche nel codice penale, i capigruppo del Consiglio comunale di Catanzaro, di maggioranza e opposizione, presupponendo una risposta positiva e sentendosi parte in causa per quel che diremo, ne chiedono conferma all’Ufficio legale del Comune, al quale demandano “la possibilità di procedere con iniziative giudiziarie di tutela dell’immagine e dell’onorabilità della pubblica amministrazione. La decisione – è scritto in una nota della conferenza dei capigruppo – è stata presa al termine di un confronto che ha esaminato una serie di giudizi espressi da alcuni soggetti su social e mass media, siti internet e quotidiani. Giudizi dal chiaro carattere diffamatorio nei confronti delle persone che rappresentano l’istituzione e che, però, nulla hanno a che vedere con le critiche e le opinioni – queste sì assolutamente legittime – che possono riguardare l’attività politica e amministrativa del Comune”.

La presa di posizione dei consiglieri avviene in reazione a quanto, ormai da mesi, da quando è scoppiato il caso “Gettonopoli”, sostiene con le consuete irruenza e animosità il conduttore televisivo Lino Polimeni, nelle sue trasmissioni e in diversi post sui social media. Consuete e ruvide, condite talvolta, se non spesso, da alcuni epiteti e da alcuni propositi che i consiglieri, tutti, reputano evidentemente infamanti e oltraggiosi. All’indomani dell’interesse mediatico nazionale sull’inchiesta della procura della Repubblica di Catanzaro sull’attività delle commissioni consiliari al Comune, nella quale sono indagati 29 consiglieri su 32, Polimeni è ripetutamente tornato sull’argomento, chiedendo, anzi urlando le dimissioni del sindaco, del presidente del Consiglio e di tutta l’Assemblea. Con motivazioni differenti. Dei consiglieri per la gravità complessiva delle accuse – a vario titolo, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, falso e uso di atto falso -, del sindaco per avere mandato allo sbaraglio il presidente del Consiglio e di quest’ultimo per difendere, con le dimissioni, se stesso e la città, esposta a una pessima figura.

Il fatto è che il presidente del Consiglio, Marco, che non è indagato, è figlio di Lino. Come si può ben capire, la posizione di Marco è dal punto di vista personale molto difficile, chiamato come è alla difesa dei colleghi consiglieri che, pur indagati, godono della presunzione di innocenza. A tale proposito, negli ultimi giorni sono circolate addirittura voci di una possibile iniziativa di sfiducia nei suoi confronti, per dire il vero proveniente dall’esterno dell’Aula, prontamente respinta, proprio per una presunta inerzia della presidenza nei confronti dei continui attacchi mezzo media. Per dire il vero, Marco Polimeni ha sempre difeso il Consiglio come istituzione esponendosi pubblicamente e testimoniando della buona fede e dell’attività dei consiglieri, richiamandosi a una concezione largamente garantista e confidando senza mezzi termini nell’azione della magistratura. In una occasione, anzi, è andato in onda anche un acceso scambio di opinioni tra padre e figlio sulla via da seguire. Marco Polimeni è chiamato a distinguere i suoi affetti dai doveri che gli impone il ruolo ricoperto. Si può ben capire quindi il suo stato d’animo nel presiedere la conferenza dei capigruppo che ha deciso di passare dal malumore diffuso all’azione di salvaguardia e tutela per via legale.