Catanzaro e Reggio: capoluogo, moti e storia, botta e risposta Ripepi-Riccio

Il consigliere comunale reggino: "Si travisa la storia". Il collega catanzarese: "Piagnucolanti farneticazioni"

Nel cinquantesimo anniversario della prima seduta del consiglio regionale si riaccende la polemica sul capoluogo della nostra regione e sui moti del 1970
«La rivolta di Reggio fu una rivolta giusta e coerente con la storia – dice il consigliere comunale di Reggio Calabria Massimo Ripepi . A tutto c’è un limite. Sono reggino, sono campanilista ma la storia e la verità non si possono travisare».

«Non è vero come ha affermato il Sindaco Abramo che “il ruolo riconosciuto a Catanzaro è stato un atto naturale, storico e sociale, da parte del governo, al momento dell’istituzione costituzionale del regionalismo”, e non risponde assolutamente al vero che “Catanzaro è sempre stata il Capoluogo della Calabria e la rivolta di Reggio è stata una riprovevole rivolta campanilista” come afferma il collega Consigliere Comunale di Catanzaro Riccio.

Reggio Calabria è la PRIMA, la PIU’ GRANDE e la PIU BELLA, con buona pace di Abramo, del collega Riccio e di tutti i calatanzaresi.

Prote, megiste, kalliste, “la Prima, la Più grande, la Più bella”: con queste argomentazioni Greci e Romani stabilivano la capitale di ciascuna provincia, con argomentazioni inoppugnabili. Reggio, nella attuale Calabria, è certamente “la Prima” per importanza storica e culturale, oltre che per anzianità, potendo risalire a più di tremila anni di Storia fin dalla sua fondazione da parte di Giocasto, figlio di Eolo; Reggio è certamente “la più grande”, per popolazione e per risorse; Reggio è certamente “la più bella”, posta sullo Stretto, uno dei posti più suggestivi e mozzafiato del mondo, e con capolavori culturali e archeologici senza confronti, e non solo in Calabria. Se vogliamo, invece, porre la polemica sul versante storico, il resto sono solo chiacchiere da eruditi locali, lontani dalle Accademie e provinciali. Il nome stesso di Calatanzaro rimanda a una fortificazione araba, Qalat Antsari, la “fortezza sull’altura”, mentre è completamente oscura l’origine romea, con la storia di Flagizio, generale di Niceforo Foca e non di Costantino Monomaco, che nel IX secolo combatté contro gli arabi, in difesa di Reggio e dell’Aspromonte!

E che Scolacium sia la madre di Calatanzaro è una improbabile leggenda ancora tutta da provare, come l’altra pretesa di far nascere il nome Italia nell’istmo catanzarese, mentre le fonti letterarie e le monete greche dimostrano che si tratta del nome di una tribù sicula dell’Aspromonte, collegata con il mito del vitello di Eracle che si tuffò nello Stretto (non proprio vicino a Calatanzaro), da cui si originò il nome Vitalìa, poi Italia. È triste dover poi ricordare che il Corrector Lucaniae et Bruttiorum aveva sede a Reggio e che Olimpiodoro tebano definisce la Città dello Stretto “Metropoli”, come dimostra anche il fatto inoppugnabile che il suo Vescovo è stato per secoli il Metropolita di Calabria, fino alle ultime ruberie della Regione Calabria. Visto che ci troviamo, ci si ricordi anche che il bergamotto è di Reggio; che Giangurgolo non è la maschera teatrale calabrese, ma reggina; che la “lira calabrese” è dell’area grecanica e non del paese sull’altura. Senza voler infierire, basta leggere i testi storici per comprendere che l’archivio regionale fu spostato da Reggio a Calatanzaro solo perché i turchi rendevano insicura la sua esistenza nella capitale.

E una preghiera: lo stemma della Regione Calabria è stato inventato nel 1970, ma la Kalavrìa aveva da mille anni uno stemma, nato con il Ducato di Calabria, con capitale Reggio: una croce nera potenziata in campo bianco. Forse sarebbe ora di rimettere a posto anche questa questione …

Ma perché dilungarci? La Storia è stata sempre di casa a Reggio, e di Calatanzaro non si trova traccia nelle cronache, se non in particolari aneddotici, di cui gioiscono solo gli eruditi d’archivio, lontani dalle grandi vicende che hanno segnato i tempi. Se Calatanzaro, infine, si vanta dei Ruffo, suoi padroni, Reggio è orgogliosa di essere sempre stata Universitas, “città libera”, tranne che per pochi anni di signoria dei Cardone, da cui la città si liberò con una coraggiosa rivolta.

Ma, per favore, non poniamo la questione solo su controversie antiquarie, per quanto importanti: Reggio vuole liberarsi da una politica dei Bruttii fatta solo di sottrazione, e vuole riprendere, insieme a tutta la Calabria e l’intera Magna Grecia, un cammino di prosperità, senza doversi guardare dai continui colpi di mano di piccole realtà provinciali. Tanto dovevamo per amore della verità ai “calatanzaresi”».

Controreplica del consigliere Eugenio Riccio che in un comunicato stampa sottolinea: “Non avrei voluto rispondere alle solite piagnucolanti e farneticanti note stampa che arrivano dallo Stretto di Messina, ma poiché tra le righe del comunicato diramato dal collega Massimo Ripepi noto non solo una serie di infinite inesattezze, ma anche cattiverie, sono costretto a replicare e lo faccio senza freni, come amano fare i reggini da cinquant’anni a questa parte. Solo che a differenza dei reggini le mie non sono leggende metropolitane (mai termine fu più appropriato) ma si basano su notizie storiche documentate. No come la mega bufala di D’Annunzio (che non è mai stato a Reggio) e del chilometro più bello d’Italia raccontato da tre burloni a Nando Martellini durante il giro ciclistico della Provincia di Reggio Calabria. Le mie, come quelle dei catanzaresi, sono argomentazioni fondate su dati storici: Catanzaro è sempre stata il Capoluogo della Calabria, città che può vantare i titoli di “Magnifica e Fedelissima” oltre il simbolo imperiale dell’aquila reale conferiti dall’imperatore Carlo V. Se ne facciano una ragione. Non sapevo che Ripepi fosse uno storico, e da quello che farnetica credo proprio che non lo sia. Nel mio precedente comunicato ho citato fonti storiche come le Varie di Cassiodoro, la Cronaca di Ruggero Carbonello e persino la Storia di Reggio di Calabria dai tempi primitivi all’anno di Cristo 1797 scritta dal reggino Domenico Spanò – Bollani. Ripepi farebbe bene a leggere quest’ultima (invece di Wikipedia) per apprendere che la Regia Udienza e non l’archivio regionale (è già da qui si capisce il livello…senza voler infierire…) fu acquistata dai reggini per 20mila ducati e traslocata (questo il termine usato) da Catanzaro a Reggio dopo aver supplicato e implorato per diverso tempo re Filippo II. Ma solo per una decina d’anni, giusto il tempo al vicerè della Calabria Miranda di riportare la Regia Udienza (non l’archivio regionale, di cosa???) a Catanzaro, sede naturale.

Non vorrei ricordare a Ripepi che la metropoli è stata fino al 1806 una cittadina in provincia di Catanzaro al pari di Mosorrofa o di Cataforio e che i Ruffo, Conti di Catanzaro, erano i padroni di Calabria e in parte di Sicilia. Tanto che Nicolò Ruffo Conte di Catanzaro nel 1404 insieme ad un’armata di 500 catanzaresi (de’ suoi più risoluti uomini a cavallo) occupa Reggio e, caro collega, ti riporto anche uno stralcio del racconto storico dell’avvenimento giusto per renderti edotto “Mentre che questo avveniva, il capitanio e gli altri uffiziali di Ladislao erano fuggiti dalla città, ma raggiunti presso Calanna da’ cavalli del Ruffo, vi furono ricondotti per forza. Dopo la presa di Reggio tutti i vicini paesi caddero ancora nella potestà del Conte di Catanzaro; il quale tenne per parecchi anni molta parte della Calabria nell’obbedienza di Ludovico II” (pag. 208 libro V della Storia di Reggio di Calabria dai tempi primitivi all’anno di Cristo 1797).

Quanto ai tuoi giudizi estetici rimangono giudizi soggettivi, personalmente per me Catanzaro posta al centro dell’Istmo da dove è possibile vedere i due mari è la città più bella anche per patrimonio storico – artistico. Sulla grandezza però ti devo correggere. Reggio ha più abitanti di Catanzaro soltanto perché agli inizi del Novecento ha conglobato 13 paesi (molti distanti tra loro) che si estendono fino all’Aspromonte tant’è che ha un territorio comunale spropositato 250 km², più del doppio di Napoli, Torino, Genova e persino di Milano (180 km²) ossia delle vere grandi città italiane ma con una popolazione irrisoria rispetto a queste. Basti pensare che Reggio (750 abitanti per km²) rispetto a Catanzaro (790 abitanti per km²) e Cosenza ha una densità abitativa inferiore. Se oggi Catanzaro inglobasse i 13 centri vicini arrivando fino a Lamezia avrebbe lo stesso spropositato territorio comunale (ingestibile dal punto di vista dei servizi e Reggio paga banco anche per questo, leggi default) ma una popolazione superiore alla “metropoli” reggina, con oltre 230mila abitanti. Chiudo nel ricordare a Ripepi che il nome Italia è attestato essere nato nell’Istmo di Catanzaro poiché lo dicono storici del calibro Antioco da Siracusa, Tucidide, Aristotele e Dionigi di Alicarnasso. Nessun tuffo carpiato di nessun Vitello, semplicemente l’individuazione del luogo fisico in cui abitava Re Italo e i popoli italici “L’intiera terra fra i due golfi di mari, il Nepetinico [S. Eufemia] e lo Scilletinico [Squillace]”. Per essere buono potrei lasciare in ostaggio ai reggini Giangurgolo, ma per la storia della Commedia dell’arte, nasce il 24 giugno (giorno di San Giovanni da cui deriva il nome) 1596 nel convento della Stella, nel centro storico di Catanzaro.

Sono comunque certo che Ripepi vuole bene a Catanzaro, visto che è qui che ha studiato (così come fecero grandi reggini come Corrado Alvaro) e si è laureato e non a Reggio, e si è immolato soltanto per partito preso”.