Il Consiglio regionale respinge le dimissioni di Callipo

A larghissima maggioranza l’Aula invita l’imprenditore a riprendere il ruolo di capo dell’opposizione

Il Consiglio regionale ha respinto la presa d’atto delle dimissioni rassegnate “in modo irrevocabile” da Filippo Callipo e annunciate nella seduta del 29 giugno. Lo ha fatto con appello nominale come da regolamento, con 24 voti contrari alle dimissioni e tre favorevoli. Assenti Francesco Pitaro, Giuseppe Neri e la presidente Jole Santelli. Per la cronaca, e per la politica, i tre voti dissonanti rispetto al resto dell’Assemblea sono venuti da Giuseppe Aieta e Flora Sculco (Democratici e Progressisti) e da Luigi Tassone (Pd). Evidentemente la questione delle dimissioni del capo dell’opposizione ha imposto una presa di posizione a tutto il Consiglio, ma porta a una riflessione suppletiva e più approfondita la minoranza, anche in questa circostanza attraversata da dissonanze e contraddizioni. La discussione intorno alle dimissioni è durata circa due ore, incidendo parecchio nell’economia della seduta, già di per sé iniziata con il solito grave ritardo di quattro ore e dispari. Per inciso, il ritardo rispetto all’orario di convocazione era stato uno dei punti di disaccordo esplicitati da Callipo in aula, indice della non sintonia dell’uomo e dell’imprenditore con i rituali della politica.

Su questo punto, gravandolo di conseguenze negative, ha insistito Giuseppe Aieta, capogruppo DP, immettendo nella discussione la famosa equazione coniata dal ministro socialista Rino Formica sull’essenza ultima della politica, fatta di sangue e dell’altro elemento residuale che non è stato citato né da lui né da altri interventi che a quello si sono richiamati, con il risultato di farlo, o di farla, risultare ancora più evidente nella mente e nell’olfatto dei convenuti e degli spettatori in streaming. Aieta è stato particolarmente duro con Callipo, proprio perché fortemente tagliente era stato Callipo nel motivare la sua decisione, non concedendo al Consiglio regionale della Calabria alcuna possibilità di incidere positivamente rispetto ai problemi della Calabria e ai bisogni dei calabresi. “Se Callipo pensa questo – ha detto Aieta – vuol dire che non concede alcuna possibilità al riscatto della Calabria. Per questo voto positivamente alle sue dimissioni, e non partecipo alla giostra dell’ipocrisia”. L’ipocrisia, secondo il capogruppo di DP, è stata quella di votare contro le dimissioni pur non condividendo in nessun modo le motivazioni addotte da Callipo. In fondo, è la posizione espressa in apertura di dibattito dal presidente Domenico Tallini, che, preannunciando la volontà quasi unanime di votare contro la presa d’atto, aveva invitato Callipo a riflettere profondamente e a ritornare a dare il suo apporto all’Aula.

Con differenze di tono è stato il medesimo auspicio espresso da tutti i gruppi. Così Filippo Pietropaolo (FdI), Raffaele Sainato (FdI), Giuseppe Graziano (UdC), Marcello Anastasi (Io Resto in Calabria), Graziano Di Natale (IRiC), Sinibaldo Esposito (CdL), che ha parlato di “detto e non detto” nelle motivazioni di Callipo, nell’accenno alle “regole cedevoli”, alle “manovre clientelari” in perenne agguato nell’Aula. Più politici gli interventi di Domenico Giannetta (FI), di Domenico Bevacqua (Pd) e Carlo Guccione (Pd). Giannetta, pur votando contro le dimissioni, ha accusato Callipo di tradimento dell’elettorato e il centrosinistra del fallimento di una politica. Più sottile il ragionamento di Bevacqua e Guccione, che hanno intravisto il tentativo di strumentalizzazioni delle dimissioni di Callipo a opera di una parte dello stesso centrosinistra e del Pd che aveva contrastato fortemente la candidatura dell’industriale a guida della coalizione. Ogni riferimento all’area di Oliverio, Adamo, Bruno Bossio e Guglielmelli è stato fortemente voluto.

Considerato l’esito della votazione, si apre una procedura che prevede le decisioni ultime e definitive di Pippo Callipo sul suo rientro o meno al suo posto di capo dell’opposizione.