La Catanzaro (e la sinistra) del dopo Abramo

Sotto la pineta di Giovino, Sud Democratici traccia bilanci di un’esperienza al termine e prospettive per un futuro amministrativo diverso

Sole rosso fa l’arancia/Di lassù/Luna gialla fa il limone/Di quaggiù/Per cui la quale/Cicale, cicale, cicale”.
Tra sole al tramonto e luna sorgente “La Catanzaro del dopo Abramo” nasce sotto l’egida delle cicale che, mimetizzate tra gli aghi della pineta di Giovino, hanno fatto da basso continuo al convegno messo su da Sud Democratici, l’associazione cittadina di sinistra che da qualche mese funge da succedaneo ai partiti di quella parte di mondo, una sorta di farmaco equivalente che sostituisce con minore enfasi ma con efficacia Pd e similari, per molti versi assenti sui banchi della politica, o semplicemente distratti.

La relazione di Cassandra
“Mancano due anni alla fine dell’era Abramo – dice Massimiliano Cassandra nell’introdurre i lavori – un tempo non breve ma neanche lunghissimo per chi voglia dare alla città una prospettiva migliore e giungere all’appuntamento in maniera competitiva”. L’obiettivo dichiarato è battere la destra alle prossime amministrative. Come centrarlo è il nocciolo duro del discorso, intorno a cui ragionano in molti e da vari approcci. Cassandra ricorda come “il lockdown ha comportato la necessità di ripensare le città in base ad alcuni elementi fondamentali: sostenibilità ambientale, mobilità leggera, riscoperta di quartieri, prossimità dei servizi al cittadino. Ci sono risorse cospicue, che bisogna sapere intercettare con una progettualità non ordinaria, in un contesto in cui si assestano i rapporti tra governo, regioni e città. Diventa importante la qualità e la credibilità dei gruppi dirigenti. Vale per tutte le città, vale in particolare modo per Catanzaro se vuole assumere il ruolo di capoluogo della Calabria, punto di riferimento direzionale e amministrativo, città della salute e della cultura, turistica e universitaria, città aperta e proiettata in un’area territoriale vasta, in cui costruire sinergie e collaborazioni con gli altri comuni, diventare veramente una delle capitali del Sud d’Italia”.
Tradurre le buone intenzioni in azione politica implica un’analisi del presente. Cassandra individua una cesura rappresentata dall’inchiesta giudiziaria di “Gettonopoli”: “Se prima era facile individuare un’azione costante e incisiva da parte dell’opposizione nel ribattere punto sul punto alle costruzioni della maggioranza che sorregge Abramo, dopo lo scossone delle dimissioni di alcuni consiglieri l’azione si è come sfilacciata, si è fatta meno stringente, in una situazione nella quale gli opportunismi e i trasformismi sono venuti alla luce. Occorre perciò recuperare il filo della costruzione di un progetto e di un’alleanza politica, iniziando da una opposizione in Consiglio legata anche alle forze che in Consiglio non ci sono, in modo da imporre l’agenda politica in città, senza rincorrere sindaco e giunta nel loro procedere a vista, su mobilità, sanità, politiche sociali, centro storico, università, integrazione, turismo”.

I contributi al dibattito
Su tutto questo non si parte da zero: c’è un lascito rappresentato dalle idee e dai progetti della giunta Olivo, ultima esperienza di centro sinistra sesso richiamata dagli interventi che si sono succeduti. Come da Biagio Cantisani, responsabile della pianificazione territoriale in quella esperienza, che ribadisce la necessità di una visione complessiva, di un’idea di città che il Piano strategico messo a punto con prestigiose collaborazioni prevedeva, quello stesso Piano letteralmente cestinato dagli attuali amministratori. Franco Citriniti ha tracciato un quadro della sanità calabrese dopo più di dieci anni fallimentari di commissariamento complicati dalla bassa qualità del management sanitario che si è succeduto alla guida dei dipartimenti e delle Aziende. Angela Robbe, assessore alle Politiche sociali nella giunta Oliverio ha aspramente criticato l’amministrazione Abramo non solo perché incapace di assolvere la sua funzione di capo Ambito, ma di rendicontare una minima parte delle pur cospicue risorse a disposizione in una situazione di crescente difficoltà sociale. Andrea Dominijanni, responsabile cittadino di Legambiente, ripercorrendo le tappe della raccolta differenziata che finalmente ha raggiunto livelli soddisfacenti, ha indicato nella depurazione delle acque reflue il prossimo traguardo a cui la sinistra può mirare. Dopo i contributi di Giorgia Sorrentino, Gregorio Bucculieri commissario cittadino del Psi, Luigi Ciambrone segretario provinciale di Articolo Uno, Salvatore Passafaro portavoce dei circoli Pd cittadini, è stata la volta di Sergio Costanzo, leader di Fare per Catanzaro, che ha esemplificato come, dati elettorali alla mano, battere la destra a Catanzaro è possibile.

Gli interventi di Fiorita, Olivo, Ventura e Notarangelo
Nicola Fiorita,
stimolato dall’invito ricevuto da Sud Democratici, è venuto meno alla condotta che si era imposto di non esternare fino alla conclusione dell’iter giudiziario dell’inchiesta per la quale si è dimesso da consigliere comunale. “È il momento giusto – ha sostenuto il capo di Cambiavento – per iniziare a pensare alla prossima scadenza elettorale amministrativa, definire il perimetro di un progetto complessivo che implichi una visione nuova di città. Il bilancio straordinariamente negativo dell’esperienza Abramo non è misurabile solo sotto il profilo economico e sociale, ma anche nell’assenza della costruzione di una classe dirigente che si riflette nella scarsissima qualità del Consiglio comunale, spesso divorato dal risentimento. Non c’è sviluppo senza strategia, senza disegno complessivo, anche al riguardo di un Piano strutturale cittadino che è a costo zero iniziale ma anche a densità zero finale, un documento che certificherà soltanto il declino della città. Catanzaro non può reggere la decrescita. Viceversa, deve puntare su tre obiettivi primari di crescita: università, sanità, Giovino. L’effetto devastante di questi venti anni di Abramo è avere una classe politica che non rappresenta la città, dobbiamo ricostruire un terreno in cui le persone più valide e i giovani possono avere lo spazio per impegnarsi. Costruire – ha concluso Fiorita – un consenso ampio rispetto a questo progetto è quanto la sinistra deve impegnarsi a fare, anche con lo sforzo di capire chi siamo e cosa vogliamo, e, soprattutto di farlo capire alle persone”.
Una puntigliosa ricostruzione del quinquennio trascorso a capo dell’amministrazione cittadina è stata compiuta da Rosario Olivo, sindaco dal 2005 al 2010, che si è detto sconcertato dal venire meno del principio della continuità amministrativa, principio di civiltà politica che implica di non buttare alle ortiche quanto di buono ha fatto una precedente amministrazione. Cosa, purtroppo – ha detto – avvenuta con le successive gestioni Abramo. Nicola Ventura, assessore durante la giunta Olivo, avverte “la necessità di uscire dal generico, e portare nella mente dei cittadini catanzaresi il pensiero della sinistra che adesso non c’è. Dobbiamo tornare al che fare”. L’apporto di Libero Notarangelo consigliere regionale Pd che ha assunto il delicato compito di coordinare le fasi di avvicinamento al congresso cittadino nel prossimo autunno, e dell’ex consigliere regionale di Articolo Uno, Arturo Bova, hanno chiuso la lunga esposizione di pensieri presenti e passati e delle opere che verranno. Agli elettori piacendo.